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La recovery ha bisogno anche di Euro

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Valter Galavotti, socio URASAM

Vorrei richiamare la vostra attenzione su una sentenza della Corte costituzionale molto importante, una sentenza che cambia radicalmente le condizioni di vita di tanti utenti della Salute Mentale costretti a fare i conti non solo con le proprie sofferenze e con i processi di stigmatizzazione sociale ma anche con enormi problemi materiali ed economici.

Vorrei dunque per un attimo parlarvi non di psicologie, psicoterapie, psicanalisi, psicoqualcosaltro ma semplicemente di vita materiale, di pane e latte da comprare, di vestiti da indossare, case da abitare, bollette da pagare.
L'invalidità, com’è noto, riguarda le persone con menomazioni fisiche, intellettive e psichiche che causano una permanente incapacità lavorativa e viene certificata da una apposita Commissione Medica dell’Asl . Molti però non sanno che a un disabile che ottenga il riconoscimento dell’invalidità fisica o psichica al 100%, spetta una pensione mensile d’invalidità, per il 2020, di ben 286 euro e 616 centesimi.

Ho sempre ritenuto questa cifra semplicemente vergognosa e, seguendo come familiare e volontario alcune associazioni impegnate nella Salute Mentale, ho potuto constatare direttamente quanto questo pseudo-intervento assistenziale sia umiliante e insufficiente per gli utenti.
Ho denunciato pubblicamente con forza questa vergogna nazionale scrivendo lettere e intervenendo in tutti gli eventi pubblici cui ho partecipato, riscontrando purtroppo con amarezza il silenzio assordante della politica e una generale mancanza d’attenzione nei confronti di queste persone in difficoltà.

Confesso di essere rimasto molto colpito soprattutto dalla scarsa attenzione per questo problema da parte di enti, operatori, tecnici, volontari, impegnati quotidianamente sul fronte della salute mentale. Spesso mi sono sentito rispondere, con mio sbigottimento, che questa rivendicazione economica era troppo “materiale”, “sindacale“ e “corporativa“. Ho tentato spesso, inutilmente, di spiegare a questi verbosi paladini dei diritti universali che “carmina non dant panem“.
Finalmente la Corte costituzionale nella camera di consiglio del 23 giugno 2020, ha stabilito che 286 € mensili previsti dalla legge per le persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita. È’ perciò violato l’articolo 38 della Costituzione che garantisce gli inabili affermando che “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale“.

Successivamente il governo Conte, con l’approvazione del Decreto Agosto, ha accolto i rilievi della Corte costituzionale ed ha alzato l’assegno delle pensioni per gli invalidi civili al 100% con più di 18 anni e un reddito annuo non superiore al valore di 8.469,63 euro dagli attuali 286 a 651 € . In soldoni, da 9,5 € al giorno si passa a 21.7 €. Somma insufficiente per fare le vacanze alla Maldive ma in grado di migliorare la vita di molte persone.
Ma a chi dobbiamo questo straordinario risultato?
A partiti e sindacati sensibili alle condizioni dei più deboli? A intelligenti operatori, psichiatri ed esperti consapevoli dello stato di indigenza dei loro assistiti? A grandi intellettuali e opinion- maker? No.


Semplicemente a una persona, indicata nella, sentenza come B.S., affetta da tetraplegia spastica neonatale e costretta a vivere in carrozzella, che il 3 ottobre 2016 ha depositato presso il Tribunale di Torino, (Corte d’appello, Sezione lavoro) un ricorso contro l’INPS per contestare la misura delle pensioni di inabilità concesse ai mutilati e invalidi civili di età superiore agli anni diciotto nei cui confronti sia accertata una totale inabilità, insufficienti per garantire un sostegno adeguato e non più in linea con le esigenze di vita.
La Corte d’appello di Torino presieduta dalla dott. Rita Maria Mancuso che vorrei conoscere e ringraziare, in data 3 giugno 2019 ha intelligentemente disposto l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per una evidente questione di legittimità.
Finalmente il 23 giugno 2020 la Corte costituzionale ha definitivamente stabilito che i 286 € concessi alle persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita. È perciò violato il diritto al mantenimento che la Costituzione (articolo 38) garantisce agli inabili.

Cosa dimostra a mio parere questa vicenda conclusa felicemente ?
Dimostra quanta forza ci sia in ogni singolo individuo se agisce con coraggio, responsabilità e determinazione e che ognuno di noi può cambiare il mondo o cambiare un pezzetto di mondo. Non è vero che progressi, conquiste, cambiamenti, riforme si raggiungono solo se si muovono grandi soggetti politici, economici, istituzionali o se si coinvolgono poderose macchine associative e organizzative. Il piccolo Davide se armato di coraggio e fiducia puo sconfiggere il gigante Golia.
Se la tetraplegica B.S, nell’ormai lontano 2016 non avesse avviato il procedimento contro l’Inps, e se la corte d’appello di Torino non avesse sollecitato la Corte costituzionale a pronunciarsi i partiti avrebbero continuato a disinteressarsi del problema e noi saremmo ancora qui a denunciare la vergogna dei 9,5 € al giorno.
Una vicenda di cui si è parlato poco ma che, a mio parere, può insegnarci molto.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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