Storia di Simone

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a cura di Federico Mascagni

Simone fa il giardiniere. Per lui non è un lavoro gratificante, ma si sente libero.
Simone è un poeta. Non è un modo per sfogarsi ma per comunicare con gli altri.
Ispirato dai cantautori italiani e da qualche testo inglese, racconta che sentiva la necessità di esprimere la mia anima tartassata. “Offrire la possibilità di condividere il mio male.” Il suo male si chiama psicosi.

psychosisFacciamo un percorso a ritroso per frugare nella sua vita. Può sembrare invadente, ma è un esercizio molto utile che permette di riscontrare somiglianze significative nei percorsi di persone diverse che abbiano avuto “l’anima tartassata” dal dolore del disturbo mentale.
Simone da piccolo è un bambino molto vivace, con un carattere marcato. “L’infanzia è la fase delle domande, della conoscenza, nella quale nulla si dà per scontato” commenta Simone. Raggiunge l’adolescenza e di colpo si calma. O meglio, smussa il carattere un po’ difficile ma prende abitudini che mettono alla prova il corpo e la mente. Simone fuma molto, beve tanto. “Per me erano elementi. Fumavo a scuola e fuori dalla scuola. Lo si fa faceva per ridere in compagnia, ma erano risate vuote. Una fattanza basata sul nulla. Nel migliori dei casi serviva per raggiungere degli stati coscienza profondi, che però a volte si trasformavano in panico. Tutti problemi che si sarebbero scatenati anche senza l’utilizzo delle droghe, ma che le droghe hanno velocizzato. Questo l’ho capito solamente dopo”. Gli sembra una bella vita, divertente, libera. Ma una sera al Covo (un club storico di Bologna ndr) si distorce tutto, all’improvviso gli si rivolta tutto contro. Così Simone descrive Il suo personale esordio psicotico.

Era arrivato alla quarta superiore e si era ritirato. Guardandosi indietro Simone ritiene che le esperienze di vita fuori dalla scuola possano comunque accrescere la persona. D’altronde non gli piaceva studiare. Faceva ragioneria ma avrebbe voluto trovarsi al classico. In realtà per molti che covano una mente esplosiva, che sobbolle e si scoperchierà, la scuola può essere una soglia di stress troppo alta da sostenere.

Nel frattempo la pentola è scoppiata. Simone passa due mesi fitti nei quali non capisce nulla di quanto gli sta accadendo. Trovarsi a dovere assumere a 18 anni degli psicofarmaci può essere un’esperienza lancinante, da custodire gelosamente come il più remoto dei segreti. Simone rientra dalla psicosi insicuro nel rapportarsi e nel parlare. Sono le difficoltà indotte dagli psicofarmaci, cose che chiunque può notare. “Gli psicofarmaci sono droghe legali e necessarie in un percorso di guarigione che può essere lungo e doloroso. Necessari per arrivare all’equilibrio.” Allora Simone ancora non aveva capito come gestirli e non rinuncia al fumo e all’alcool. Inevitabilmente tornano le confusioni mentali della psicosi e durano ogni volta un paio d’ore. Ritorna a farsi curare e, affidandosi allo psichiatra, comincia ad assumere un binomio di farmaci molto efficaci.

“Ho lavorato per 6 anni, poi con il mio disturbo ho trovato nuove difficoltà che mi hanno portato a essere RaveOnlicenziato. Per un paio d’anni sono rimasto senza lavoro.” Rimanere senza un’occupazione per chi deve ritornare alla vita dopo un evento sconvolgente, di quelli che cambiano per sempre, è una condizione che porta al tracollo. Importante quanto un sereno rapporto di coppia. "Un rapporto sentimentale porta equilibrio dove ci sono conflitti familiari.”

Poi c’è Simone che scrive poesie, che incontra il pubblico e discute, ragiona sulla vita. Alcune sue considerazioni sparse. Il potere: “L’anarchia la vedo come la negazione del potere opprimente ma nel rispetto degli altri. Il rifiuto delle regole perché esiste già un limite naturale che ci indica le nostre possibilità, i nostri confini.” La malattia mentale: “Una fase del disturbo porta a farti credere di possedere dei superpoteri. Ma le energie nelle persone esistono. Sono quelle che percepiamo, che ci che portano a entrare in empatia e sentire le difficoltà altrui”. Bene e male: “Al Mondo si nasce buoni o malvagi; il bene non è superiore al male ma semplicemente fa il suo corso. Tutto sommato è palese che il mondo non tenda in assoluto al male.” E viene da pensare alle persone con disturbi psichici: vengono considerate pericolose, ma i fatti ci raccontano di persone quasi sempre vittime e quasi mai carnefici.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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