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Neuropsichiatria dell'infanzia e scuola

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Antonella Misuraca, presidente di GRD Bologna

La Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (NPIA) si occupa dei disturbi neurologici, neuromotori, sensoriali, psicologici e psichiatrici dell’infanzia e adolescenza; svolge attività di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione per i bambini e gli adolescenti fino a 18 anni con problemi legati, ad esempio, ai disturbi dello sviluppo, del linguaggio, dell'apprendimento, disturbi cognitivi e affettivo-relazionali.

La NPIA assegna alla diagnosi di ogni minore un referente neuropsichiatra che dovrà valutare e coordinare tutti gli interventi sanitari abilitativi e/o riabilitativi. Naturalmente tali interventi si inseriscono nel progetto di vita del bambino e quindi sarà in collegamento, quando necessario, con i servizi sociali e con le strutture ospedaliere. Per la ricerca la NPIA collabora con l'università e i centri specialistici. Il minore, disabile o no, ha diritto all'istruzione sancita dalla costituzione Italiana, e quindi grande è la collaborazione con il sistema scolastico.

Aula scolastica museo configno angolazione 2Nella Città metropolitana di bologna ci sono 9870 minori disabili di cui 7689 con disturbi dello sviluppo psicologico e del comportamento. I numeri sono alti e oggi molto spesso vengono chieste valutazioni dalle scuole ai primi segnali di disagio.

Spesso ci troviamo di fronte ad un eccesso di passaggio al "sanitario" quando invece sarebbe sempre più necessaria una formazione degli insegnanti al fine di poter individuare meglio i casi veri da valutare. Oggi le liste di attesa per le valutazioni sono veramente lunghe, 6 mesi fino in alcuni casi ad un anno. I genitori sono spaesati, preoccupati per questa attesa e spesso di fronte alle incertezze si rivolgono al privato, quando abbiamo bravi specialisti nel settore pubblico.

Nella costruzione di un progetto di vita per un bambino è fondamentale non solo un approccio realistico, ma la capacità di vedere le potenzialità e non solo quello che manca, il famoso bicchiere mezzo pieno. E questa capacità non solo fa impostare percorsi abilitativi e riabilitativi efficaci, ma aiuta i familiari, i caregivers tutti, ad una apertura mentale di accettazione serena. Non dimentichiamo che oggi sono pochi gli interventi di sostegno alla genitorialità messi in campo, rispetto ai bisogni rilevati.

Quindi i genitori devono essere visti come una risorsa, e le associazioni dei familiari del Cufo fanno in merito un grande lavoro di collegamento con i servizi, affinchè le problematiche vengano risolte, ma spesso ci si scontra con la scarsità di risorse: e proprio qui bisogna ancora lavorare molto per rendere efficaci tutti gli interventi, non c'è più tempo per interventi diversi.

I caregivers devono essere informati e sostenuti nel loro percorso, aiutati a comprendere la situazione che vivono , ma anche continuare a sognare un bambino che diventerà adulto, perchè lonely 604086 960 720la disabilità spesso distrugge questo sogno. Invece l'adulto ci sarà, e dobbiamo rispettare la sua autoderminazione, com'è scritto nella convenzione ONU del 2006 recepita dall'Italia nel 2009.

C’è la necessità di una presa in carico in tempi stretti, su un progetto di vita attivo da iniziare subito, su una costanza degli operatori che hanno preso in carico, su un sostegno ai genitori tutti , alla mamma in particolare lungo tutto il percorso, ad un lavoro di rete di sinergia con la scuola, in collaborazione con le associazioni del territorio, con il territirio stesso inteso in tutte le declinazioni presenti: Comune, parrocchia, centri sportivi, perchè si fa squadra insieme e non da soli. Bisogna evitare i pareri autoreferenziali, auspicabile è la specializzazione degli operatori.

Durante il convegno del 3 dicembre sul ruolo degli educatori, tra tanti dati emersi, vorremmo citare che bambini presi in carico NPIA da piccolissimi, poi migliorati, non mantengono relazioni con i servizi, per poi riapparire adolescenti con problemi psicologici: allora vuol dire che l'alleanza con la famiglia non è stata costruita, che il percorso si era interrotto, e allora si poteva fare di più.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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