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Parlano le mamme: due storie di amore e dolore

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

La mia famiglia è mia figlia

Mamma mia che cosa seria! Che dire fra tutte le innumerevoli parole importanti che mi affollano la mente?! Fin da ragazzina, ora ho cinquantacinque anni, pensavo con profonda curiosità ed emozione alla mia futura famiglia: un compagno (marito) da amare e da cui essere amata, almeno tre figli (come nella mia famiglia d'origine), una grande casa accogliente nel verde e con molti animali, cani, gatti, una scimmietta, un maialino nano e niente uccellini in gabbia, un orto per vedere crescere le piante ed IO a prendermi cura di tuti con amore ed allegria. (Grande sognatrice).

 

Tirando le somme: marito solo per ventitré anni poi matrimonio fallito perciò il "per sempre" perso nel mio passato ormai da undici anni ma nonostante ciò sento con calore nel profondo del cuore che una famiglia mi è rimasta ed è la mia unica figlia amatissima, la persona che mi ha sempre amata per come sono, nelle mie scelte giuste o sbagliate.

Figlia desiderata e riempita d'amore dal primo momento che ho saputo del suo arrivo; la vita, i problemi, i lutti, le perdite e le separazioni laceranti: tutto condiviso, e se da qualche anno non viviamo più insieme per far sì che divise fisicamente ci permettessimo di scoprire le nostre risorse individuali al di là del fatto di essere madre e figlia, ogni volta che stiamo insieme stiamo bene e l'antico feeling di quando era cucciola è sempre forte e presente e se tante soddisfazioni personali ho tratto dai miei tanti interessi, il ruolo che sento più appagante è quello di madre; e ogni volta che ti penso sono felice che ci sei, figlia mia, e sei TU il mio amore "per sempre", quello che mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni. Sono felice di aver contribuito ad un nuovo fiore sbocciato nel mio corpo, a farla diventare una Buona e Brava Persona. Questa è per me, la mia famiglia!

Mamy di Silvia

 

Adesso voglio trasmettere fiducia agli altri

Sono madre di un ragazzo, ormai uomo, che dopo aver vissuto in modo "normale" o forse pretendendo troppo da sé per quasi trent'anni, ha perduto la fiducia in sé stesso e anche nel prossimo, compreso chi gli voleva bene.

Come madre mi sono sentita impotente e incapace di aiutarlo. Mi sono chiesta perché dopo essersi sacrificato per anni, lavorando e studiando, giunto al momento di cogliere i frutti, la sua autostima si fosse ridotta a meno di zero e rinunciasse a lottare.

Per sua fortuna, si è rivolto al centro di salute mentale dove ha trovato medici e infermieri che lo hanno saputo curare sia farmacologicamente; ma soprattutto orientandolo a chi lo ha aiutato a riavere fiducia in sé.

Da qui la speranza in un futuro più sereno si è riaccesa sia in lui che nella famiglia.

 

* * * * *

Faccio parte del gruppo di mutuo aiuto "Armonia" e forte dell'esperienza positiva di mio figlio, cerco di trasmettere fiducia nella guarigione anche agli altri familiari.

 

Adriana

 

 



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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