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Laboratori, uscite culturali e miglioramento dello stile di vita: la riailitazione all'Arcipelago

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

L'Arcipelago è un reparto di degenza breve, tra 30 e 60 giorni, riservato a pazienti in regime di volontarietà che arrivano da tutta l'Azienda USL di Bologna. La struttura è gestita da un team composto da tre medici, due Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, quattro Operatori Socio-Sanitari e circa 15 infermieri, sotto il coordinamento della dottoressa Lucia Giaccotto. Tra gli utenti figurano anche cinque pazienti giudiziari, una presa in carico che — spiega la direttrice — altre residenze private non garantiscono.

murale

                               Il murale realizzato all'interno dell'Arcipelago (Foto Laura Pasotti)

Secondo quanto riportato da Giaccotto, la popolazione accolta è segnata da elevata complessità clinica: l'Arcipelago è spesso il punto di riferimento per i casi più difficili dell'area bolognese. Il 70% degli utenti ha tra i 18 e i 25 anni, con una prevalenza di disturbi di personalità, mentre l'età media complessiva del reparto sale a circa 35 anni per la presenza di un numero più contenuto di pazienti sulla cinquantina, che richiedono strategie farmacologiche e riabilitative diverse da quelle pensate per i più giovani.
La collocazione pesa sull'organizzazione quotidiana. La struttura si trova al primo piano — non al piano terra — e questo limita l'accesso autonomo ai giardini di Corte Roncati, nonostante la zona verde intorno all'edificio. Il personale deve quindi organizzare uscite specifiche per compensare la mancanza di spazi aperti immediati. Anche le consulenze specialistiche richiedono un'organizzazione supplementare: non essendo l'Arcipelago collocato all'interno di un ospedale, i pazienti vanno accompagnati all'Ospedale Maggiore o al Sant'Orsola dagli Operatori Socio-Sanitari. Per la copertura dei turni medici, il reparto si appoggia alla collaborazione con il Centro di Salute Mentale Saragozza.

Personale sotto organico e ricoveri più lunghi

La dottoressa Giaccotto segnala una carenza di organico infermieristico di circa sei unità, che costringe il reparto a ricorrere a supporto temporaneo da altri Centri di Salute Mentale. La direttrice descrive una stanchezza diffusa tra gli operatori, nonostante l'impegno per mantenere la copertura dei turni senza ricorrere alla reperibilità medica.

Un'altra criticità riguarda la durata dei ricoveri: la scarsità di risorse dei servizi sociali territoriali porta, in alcuni casi, a prolungare la degenza anche quando il paziente sarebbe tecnicamente dimissibile, per mancanza di soluzioni abitative o di supporto esterno adeguate. Giaccotto osserva inoltre una tendenza dei servizi invianti a indirizzare all'Arcipelago casi nuovi e ancora da inquadrare diagnosticamente, un segnale che la direttrice legge come conferma dell'efficacia della selezione dei pazienti che possono realmente beneficiare del trattamento offerto dalla struttura.

Dal fumo in reparto al murale: il modello riabilitativo

Secondo la direttrice, negli ultimi anni il reparto ha cambiato modello assistenziale, passando da una quotidianità basata soprattutto su fumo e televisione a un'organizzazione partecipativa costruita insieme a professionisti esterni e associazioni: tra i risultati, anche un murale realizzato nella struttura.

Ogni settimana si svolgono attività basate sul modello Illness Management and Recovery (IMR), un programma psicoeducativo - sviluppato per persone con schizofrenia o disturbi dell'umore gravi - che punta sulla gestione consapevole dei farmaci, sulla prevenzione delle ricadute e sul miglioramento dello stile di vita quotidiano attraverso gruppi interattivi e interventi individuali, coordinati con i Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica.

Il programma settimanale, descritto dalla dottoressa Giaccotto come particolarmente ricco e strutturato, comprende attività di gruppo il martedì e il giovedì, uscite individuali e collettive quotidiane, cineforum, un laboratorio di disegno - coordinato dalla ex dipendente AUSL (e ora volontaria) Concetta Pietrobattista - , teatro con esercizi di role playing e gruppi di mindfulness; una volta al mese sono previste visite a mostre o uscite culturali. Tra le iniziative, la direttrice indica come particolarmente significativo il coinvolgimento di utenti esperti (ESP), il lunedì pomeriggio: un contributo che, a suo giudizio, trasmette speranza e mostra ai pazienti che il ricovero può essere un momento di cura di sé, non un'interruzione della propria vita.

Che cosa chiede l'Arcipelago alle associazioni

È su questo fronte che la dottoressa Giaccotto rivolge un appello diretto al terzo settore: il reparto ha bisogno di volontari per l'accompagnamento dei pazienti alle consulenze esterne, per la gestione del cambio della biancheria e per l'assistenza durante le uscite, in modo da liberare tempo utile per il personale sanitario, oggi già sotto organico. Una richiesta che può trovare una soluzione in attività che alcune associazioni del CUFO stanno già svolgendo per alcuni SPDC, come abbiamo raccontato in precedenza su Sogni e Bisogni. Chissà che questa testimonianza non ampli la collaborazione fra le strutture della psichiatria bolognese e le associazioni del territorio.




 

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