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L'orticoltura migliora la salute. La sperimentazione di Unibo e coop sociali

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

Da quasi un anno si è consolidato il rapporto fra il dipartimento di Agraria dell’Università di Bologna e la cooperativa Eta Beta. A coordinare il progetto è Virginia Cioncoloni in collaborazione con Marta Bernile, che ci ha fornito un estratto della sua tesi di laurea sull’orticoltura terapeutica per approfondire un tema che è già pratica presso Eta Beta.

orticoltura 3

Che cos'è l'orticoltura terapeutica

L'American Horticultural Therapy Association (AHTA) definisce l'orticoltura terapeutica come “un processo che utilizza piante e attività a esse correlate, attraverso il quale i partecipanti migliorano il proprio benessere tramite il coinvolgimento attivo o passivo”. Si tratta di una pratica che fa dell'ambiente esterno — piante, attrezzi da giardino, materiale vegetale — uno strumento per favorire la salute della persona.
I benefici documentati si estendono a più dimensioni. Sul piano della salute mentale, l'orticoltura terapeutica favorisce senso di scopo, speranza, autostima e fiducia in sé. Sul piano cognitivo, migliora memoria e attenzione grazie all'effetto rigenerativo del contatto con la natura. Riduce inoltre la risposta fisiologica allo stress cronico, promuove movimento ed esercizio leggero, rafforza le connessioni sociali e contrasta isolamento ed esclusione.
La flessibilità di questa disciplina la rende applicabile in contesti sanitari, educativi, riabilitativi e sociali, sia in ambienti aperti sia in spazi interni, in sessioni individuali o di gruppo. Un programma strutturato si articola tipicamente in cinque fasi: analisi dei bisogni dei partecipanti, definizione degli obiettivi (secondo il modello SMART: Specifici, Misurabili, Orientati all'azione, Realistici e definiti nel Tempo), pianificazione delle attività, documentazione e verifica finale degli effetti.

Il progetto europeo GreenME a Bologna: come nasce la collaborazione con le cooperative sociali

A Bologna, questa pratica è al centro di una ricerca scientifica inserita nel programma europeo Horizon Europe, nell'ambito del progetto GreenME. In Italia partecipano il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna e la cooperativa sociale Eta Beta.
“La collaborazione con le cooperative sociali nasce dalla necessità di coniugare la ricerca scientifica con l'esperienza pratica sul territorio, per sviluppare percorsi di green care realmente applicabili in contesti reali”, spiega Marta Bernile.
GreenME adotta una visione della green care come continuum articolato su tre livelli: dal semplice contatto con la natura nella vita quotidiana, alla promozione di attività in natura, fino alle vere e proprie terapie basate sulla natura. “Il progetto mira a produrre evidenze sui benefici di questi interventi e, allo stesso tempo, a testare interventi concreti nei diversi paesi partner, grazie alla collaborazione tra università, enti di ricerca e realtà del territorio”, precisa Bernile.
L'ambizione non si ferma ai confini del progetto: “In questi anni ci stiamo interfacciando con numerose realtà attive in questo ambito su tutto il territorio italiano, con l'obiettivo di creare una rete nazionale”.

Come funzionano i percorsi sul territorio bolognese: Salus Space, Battirame11, Eta Beta - i luoghi della sperimentazione

I cicli di attività previsti dal Work Package 3 (WP3) del progetto si stanno svolgendo in più sedi bolognesi. Nei mesi precedenti sono stati già realizzati due cicli da 12 incontri presso Salus Space; un terzo ciclo si sta concludendo presso Battirame11. Il ciclo finale si svolgerà da maggio a luglio, ancora negli spazi di Battirame11, in collaborazione con la cooperativa Eta Beta.
I partecipanti vengono assegnati in modo casuale a due gruppi: uno prende parte attivamente alle sessioni di orticoltura, l'altro funge da gruppo di controllo. Il percorso è gratuito e comprende 12 sessioni di orticoltura terapeutica in piccoli gruppi di circa 15 persone, aperte a persone tra i 18 e i 75 anni che desiderano affrontare situazioni di sovraccarico o stress quotidiano.
Le attività sono sia teoriche sia — soprattutto — esperienziali: cura dell'orto, contatto con materiali naturali, esplorazione sensoriale. “L'obiettivo è favorire il benessere e la riduzione dello stress legato alla vita quotidiana”, sottolinea Bernile. Ai partecipanti vengono somministrati questionari all'inizio e alla fine del percorso.

Obiettivi scientifici: efficacia, meccanismi, sostenibilità

L'obiettivo scientifico del WP3 è duplice: valutare l'efficacia delle terapie basate sulla natura in termini di benefici per la salute mentale e indagare i meccanismi attraverso cui questi effetti si producono. La ricerca include anche la valutazione della sostenibilità degli interventi, “per capire non solo se funzionano, ma anche quanto siano applicabili e sostenibili all'interno di contesti reali sul territorio”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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