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Progetto Passaporta: riflessioni sulla festa di Natale all’SPDC Malpighi

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

Il Progetto Passaporta, finalizzato all'umanizzazione della degenza nei reparti psichiatrici dell’AUSL di Bologna, ha celebrato lo scorso 10 dicembre un momento di incontro presso l’SPDC Malpighi. L’iniziativa fa parte di un ciclo di eventi che ha coinvolto anche l’SPDC di San Giovanni in Persiceto e le strutture residenziali L'Arcipelago e Casa degli Svizzeri, per un totale di 70 pacchetti regalo consegnati ai degenti.

La rete tra Associazioni e territorio

Il progetto è promosso dal Dipartimento di Salute Mentale dell’AUSL di Bologna in collaborazione con le associazioni di familiari e volontari del CUFO. In questa occasione, il ruolo del Terzo Settore è stato centrale: l'Associazione Cristina Gavioli e l’APS Cercare Oltre si sono occupate della raccolta dei capi d'abbigliamento presso diverse realtà del territorio, tra cui Kiabi, Coop Alleanza 3.0 e l'Opera Padre Marella, che hanno donato articoli nuovi e usati, ma tutti in eccellenti condizioni. Il confezionamento e la distribuzione dei regali sono stati gestiti interamente dai volontari delle associazioni.

La dottoressa Lorena Catania, medico dell'SPDC Malpighi da noi contattata per commentare il giorno di festa, ha evidenziato il valore di questa collaborazione:

"In questa occasione sono venuti diversi referenti delle associazioni portando pacchi di abbigliamento. Più che sull'aspetto concreto del dono, è importante soffermarsi sul suo significato e sulla reazione delle persone ricoverate, che hanno accolto il momento con estrema naturalezza. Spesso le sovrastrutture siamo noi a ricrearle, mentre qui è emerso ciò che fa parte della relazione umana. Questa iniziativa è stata la metafora della possibilità di essere pensati, visti e riconosciuti come significativi. È stato un momento di sollievo anche per gli operatori: in un contesto di detenzione, il mondo del fuori entra dentro e permette a tutti di riconquistare una posizione più rilassata".

L'abbattimento delle barriere istituzionali

L'ingresso delle associazioni nei reparti punta a trasformare l'SPDC da luogo chiuso a spazio di transito e dignità. La dottoressa Angela Trappoli ha riportato le impressioni raccolte tra i pazienti:

"I pazienti sono stati molto sollevati. È un momento in cui si abbatte il muro: la persona non è qui come malato psichiatrico, ma partecipa alla vita come chiunque altro. Anche noi operatori tendiamo a irrigidirci nei protocolli; queste invece sono situazioni in cui si vive un momento di incontro. Non ci sono state complicazioni o agitazioni, nonostante si tratti di un contesto in cui si sta sempre attenti a non creare contrasti. I pazienti hanno risentito positivamente di questa esperienza; di questo dobbiamo convincerci per il futuro".

Le criticità: la sostenibilità del volontariato

Nonostante il successo della rete che ha permesso la distribuzione dei 70 regali nelle varie strutture, resta il nodo della continuità. Le associazioni, coordinate da Cercare Oltre APS come capofila delle 8 associazioni del CUFO, segnalano da tempo la necessità di un ricambio generazionale.

"Il volontariato non è una risorsa inesauribile - commenta la dottoressa Catania - È difficile che ci sia un accesso di nuovi volontari. L’università è una risposta: serve una formazione specifica sulla recovery per studenti di psicologia e sociologia. L'SPDC è un contesto di urgenza che va preservato, ma è necessario un lavoro strutturato di comunicazione e integrazione tra Dipartimento, Università e Associazioni per aumentare la collaborazione con la città".

Verso un nuovo modello di cura

Come emerso dai verbali del Tavolo Progetto Passaporta, l'obiettivo a lungo termine è rendere queste pratiche strutturali. Il passaggio dalla "sicurezza procedurale" alla "sicurezza relazionale" passa proprio attraverso gesti come quelli del 10 dicembre.

"A monte di tutto c'è la necessità di un cambiamento culturale rispetto alla patologia psichiatrica," conclude la dottoressa Trappoli. "Notiamo carenze di conoscenza sul disagio e sull'evento acuto. Senza questo passaggio, facciamo fatica ad avere persone che si approccino adeguatamente a un sistema che è complesso di per sé".




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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