Editoriale di novembre 2025

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di Laura Pasotti

Come si parla di salute mentale nel mondo dell'informazione? E sui social media? Quali parole si usano per parlare di disagio psichico, di ansia, di neurodivergenze? Come redazione di Sogni&Bisogni ci confrontiamo ogni giorno con le parole. E ci rendiamo conto che nel giornalismo c'è ancora una scarsa consapevolezza di cosa sia la malattia mentale e del disagio che procura, e che termini non aggiornati, concetti escludenti e fuorvianti sono ancora presenti, così come i pregiudizi verso le persone che vivono con un disturbo psichico o ne hanno avuto esperienza.

Quando è stato il momento di proporre un tema per uno dei tavoli organizzati per la Giornata mondiale della salute mentale di ottobre, Chandra, Chiara, Federico, Marie-Françoise, Silvia e io non abbiamo avuto dubbi. È nato così “Bada a come parli”, un momento di confronto alla Casa di Tina tra persone seguite dai servizi di salute mentale, giornalisti, familiari, educatori, sull'importanza delle parole e sulla responsabilità che chi fa informazione ha, quella di non alimentare lo stigma verso chi ha un disturbo psichico usando quelle sbagliate.

Apriamo questa newsletter provando a raccontarvi quell'incontro, con l'impegno che non sia un momento isolato ma porti ad aprire un confronto continuo su un tema che è di salute pubblica.

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Di linguaggio si è parlato anche in altri incontri, come in quelli organizzati dall'Università di Bologna sul tema dell'ansia e sulla relazione tra salute mentale e social media. Nel primo un team di docenti, ricercatori e professionisti ha creato una sorta di manuale per riconoscere gli stati d'ansia patologici dalle semplici preoccupazioni e ha evidenziato la necessità di leggere l'ansia come fenomeno complesso che richiede risposte differenziate. Nel secondo protagoniste sono state soprattutto le persone seguite dai servizi di salute mentale che con le loro testimonianze hanno dato vita a un coro di voci dissonanti, ma complementari, un piccolo spaccato di come vivono il rapporto tra cura e comunicazione digitale.

Casa e salute mentale, che relazione c'è tra le due? Se n'è parlato nell'incontro organizzato da Caterina Bruschi del Centro di salute mentale Mazzacorati: un convegno di voci eterogenee che hanno raccontato storie, pratiche, visioni di un territorio, quello di Bologna, in cui la casa è molto più di una questione abitativa, è un dispositivo terapeutico, di cura, autonomia e riconoscimento reciproco.

Creare uno spazio sicuro in cui le donne vittime di violenza che fanno uso di sostanze possono iniziare un percorso di recovery, trovare rifugio, sollievo e orientamento rispetto ai servizi. Agganciarle tramite attività di cura personale, anche attraverso la figura dell'Esperto in supporto tra pari. Restituire loro voce e dignità. Sono alcuni degli interventi proposti nel tavolo sul tema della grave marginalità riferita in particolare alle donne.

Dieci persone hanno partecipato a un corso di recovery college dedicato alla musica rock organizzato al Centro Tasso: un'esperienza di incontro, partecipazione attiva e condivisione. Un viaggio attraverso la musica e dentro di sé.

Chiudiamo questa newsletter con un articolo dedicato agli strumenti di sostegno psicologico che l'Università di Bologna ha attivato per aiutare studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo che attraversano momenti di difficoltà.

Buona lettura!



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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