di Marie-Françoise Delatour Presidente di Cercare Oltre Aps e capofila di Sogni&Bisogni
Giugno a Bologna con 40 gradi, ma niente panico. Si continua nell’impegno, tra luci e ombre si continua a tentare di migliorare le condizioni di vita per gli utenti, si continua a vivere.

Tutti i giorni leggiamo sui giornali i numeri in rapido aumento delle persone, soprattutto giovani, che sprofondano nella depressione, assistiamo all’aumento dei reati spesso legati all’uso smodato e diffuso delle sostanze, ma questo non sembra preoccupare più di tanto i nostri dirigenti e politici. Ormai ci hanno fatto la “corazza”, soprattutto se non hanno il problema in casa. L’importante è fare quadrare i conti della sanità, tagliare un po' di qua e un po' di là, costi quel che costi per gli utenti; l’importante è passare l’estate e vedere che cosa succederà al rientro a settembre. Il mondo invisibile della salute mentale è abituato a soffrire, non protesta per strada, ed è già confortante.
I nostri servizi pubblici sono all’altezza della sfida? Sono pronti per accogliere queste nuove ondate di disagio e sofferenza soprattutto giovanili? In questa newsletter, vi invitiamo a condividere le testimonianze e riflessioni su questi temi emerse in tre recenti appuntamenti di confronto, di riflessione e di denuncia (le ennesime) organizzati a Bologna.
Il 9 maggio, l’associazione Diritti senza Barriere ci ha proposto una lettura senza appello dei dati ufficiali, nazionali e regionali, sulla disgregazione progressiva dei nostri servizi pubblici e sulle risposte inadeguate da parte del sistema sanitario e sociale. La legge 180 di Basaglia aspetta ancora la sua seconda tappa, quella dei servizi territoriali tuttora incompiuta: ce lo racconta Federico Mascagni.
Il 12 giugno un gruppo di amministratrici del Partito democratico di Bologna ha chiesto di poter incontrare direttamente pazienti e familiari della Casa di Tina, per conoscere meglio i problemi quotidiani affrontati da chi soffre di disturbi psichici e capire che cosa possono fare concretamente gli amministratori degli enti locali; incontro più che crudo e sincero, una boccata d’aria fresca per chi solitamente viene ignorato dai partiti politici; ce lo racconta Federico Mascagni.
Il 19 giugno, l’Istituzione Gian Franco Minguzzi ha messo in evidenza la “salute disuguale”, i collegamenti territoriali innegabili tra disagio sociale, povertà e disagio psichico; lo sapevamo già, ma vederlo e sentirlo raccontare con tanto di slides e di tabelle fa un altro effetto; ce lo racconta puntualmente Laura Pasotti.
La consapevolezza delle associazioni, delle persone in cura, dei familiari e degli operatori non manca, le proposte realistiche esistono, ma solitamente non vengono ascoltate e cadono nel vuoto. Si può tentare di invertire la rotta? Si può trovare qualche orecchio politico pronto all’impegno? Non nel senso di ricreare piccoli manicomi per tranquillizzare la società e togliere il disturbo, ma nel senso di accogliere alla pari tutti i tipi di disagi e di riconoscere pieno diritto di cittadinanza a chi vive un percorso diverso dagli altri?
Noi, nel nostro piccolo, continueremo a martellare e a richiamare l’attenzione, ne va della vita di magliaie di persone a Bologna. Nel frattempo la vita continua, spuntano belle esperienze che vanno raccontate e conosciute, spuntano testimonianze confortanti di utenti che “ce la stanno facendo” e che diventano punto di riferimento per tutti.
Uscire dalla depressione si può. La testimonianza di Elena raccolta da Federico Mascagni ci insegna molto sugli approcci psicologici che servono a chi combatte contro il male oscuro. Incontrare le persone giuste diventa essenziale, ma non è semplice trovarle.
Nei servizi dell’Ausl sta nascendo una nuova figura professionale, quella del “link worker”, finalizzata a garantire il raccordo tra professionalità specialistiche tuttora separate dall’organizzazione “a canne d’organo” attualmente vigente. Bisogna ricollegare quello che è stato separato, e per questo si fa della formazione. Chiara Ghelfi ci racconta come è andato questo primo corso.
Dai laboratori PRISMA gestiti da Progetto Itaca è nato un libretto di poesie scritto dai partecipanti. Una raccolta stampata, bella e fresca, che dimostra quanta sensibilità artistica esiste e aspetta solo di essere sollecitata, sostenuta e messa in forma. Anche questo contribuisce a ritrovare l’autostima e una maggior sicurezza di sé. Ce lo racconta Maria Berri
Esiste sull’Appennino una casa accogliente, quella che fu di Antonio, adesso messa gratuitamente a disposizione degli utenti e dei familiari per brevi soggiorni di socializzazione e di amicizia. La redazione di Sogni&Bisogni ha potuto andarci “in trasferta”, ce lo racconta Federico Mascagni.
Buona lettura a tutti, ci ritroveremo a fine luglio.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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