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I miei occhi nei vostri, un percorso alla ricerca di se stessi attraverso la poesia

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni

"I miei occhi nei vostri" è il titolo della raccolta di poesie scritte dai partecipanti del laboratorio di scrittura creativa realizzato all'interno dei progetti Prisma 2024 dall'associazione Progetto Itaca Bologna in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna.

FotoItacaPoesie

           Presentazione del libro al caffè letterario Dandy di Bologna

Il volume uscito a gennaio 2024 contiene una trentina di componimenti, una dozzina gli autori, ed è impreziosito da una presentazione di Mario Piccirilli, direttore del Club Itaca Bologna, dalla prefazione di Davide Rondoni, poeta scrittore, drammaturgo e docente del Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna, e dai commenti di tre giovani allievi di Rondoni.

Nella bottega di scrittura creativa realizzata da Progetto Itaca Bologna la parola in quanto strumento di relazione primaria col mondo diviene un veicolo per visitare le infinite possibilità del sentire umano. I partecipanti, tra cui anche persone con fragilità mentali, attraverso la parola espressa in chiave artistica, hanno dato forma a ciò che si snoda nei meandri della psiche.

Grazie alla collaborazione di Davide Rondoni e degli studenti Stefano Lanzi, Ruben Londero e Antonio Sandroni, i corsisti hanno potutto esprimere ciò che non era mai riuscito a emergere da se stessi ed era sempre rimasto allo stato potenziale. Le pagine perlopiù affidate alle mani di sensibili cantrici, osservano e scrutano il mondo circostante. I versi sciolti e liberi, tipici della poetica novecentesca sono stati utilizzati come tecnica metrica.

Rondoni sostiene che Itaca è un nome importante per la letteratura e per lui significa tornare "all'origine". Essere originali, afferma il drammaturgo, non significa fare stranezze, ma stare vicino all'origine del vivente che è sempre misterioso e sfugge alle nostre definizioni. D'altro canto la metafora di Itaca, attraverso l'Odissea di Ulisse e del suo ritorno alla sua isola natia, spiega il percorso periglioso per conoscere se stessi nel tentativo di svelare la verità del proprio vivere.

Lanzi, Londero e Sandroni mettono in risalto che spesso si pensa che la poesia sia qualcosa di distante, irragiungibile, a causa del modo in cui affrontiamo la letteratura nel percorso scolastico e del mondo dis-umano in cui viviamo, Dimentichiamo, affermano i tre studenti, invece, che la poesia è di tutti e per tutti e che basta osservare per scovare un mondo altro, un modo di vedere diverso.

Attraverso gli incontri nel laboratorio, i corsisti hanno analizzato diversi autori come Ungaretti, Saba, Benedetti, che hanno suscitato in loro domande dalle quali sono state generate altre domande. Ad esempio cosa vuol dire non sono mai stato attaccato alla vita in una nottata, buttato di fianco a un compagno massacrato? O ancora che cos'è la solitudine?
Di fronte a questi interrogativi si è affinato un occhio attento alla lettura per riconoscere segni e simboli che le parole sottendono.

Quindi, l'idea alla base di questa raccolta è quella di dare voce al proprio sguardo attraverso la parola scritta, per toccare e scoprire la parte più autentica di se stessi, e dare libero sfogo al tumulto delle emozioni e ai turbamenti molto presenti nelle persone fragili. La scrittura creativa è dunque, anche curativa in un supporto terapeutico integrato.

Eccone alcuni esempi: il trittico composto da poesie di Alessandra Barbieri, di cui la prima senza titolo e le altre intitolate: "A cercare la luce" e "Alla finestra" orbitano nell'ambiente circostante al suo caseggiato, facendole fare, di lì, voli pindarici.

"Un vecchio disordinato cespuglio, inestricabile groviglio
così la mia mente a vedere la guerra.
Nuovi pensieri lanciati a cercare la luce
confusi, avviluppati a vecchie idee in vicoli ciechi..."

estratto da "A cercare la luce"

"Dalla mia finestra vedo un giardino
senza orizzonte, un giardino assediato da finestre
tra i rami, finestre senza orizzonte...

estratto da "Alla finesra"

Nella prima poesia senza titolo di Valeria Margini, l'autrice costruisce in modo metaforico una finestra appoggiata sul suo cuore dalla quale scruta ciò che ha intorno.

"Costruisco una finestra senza vetri
poggiata sul cuore
il tepore dei ricordi del caldo
della sera d'estate
il caldo
delle coperte quando fuori gela..."

Francesco D'Ippolito riecheggia nelle sue poesie, versi leopardiani come:

"La terra, la vigna, l'allodola sul filo.
Canta, sogna luoghi lontani.
Un suono leggero, disperso..."

D'Ippolito in un altro componimento immagina di essere in bici lungo il fiume cittadino,

"Non vedo ho smarrito i miei occhiali,
ma vedo il freddo e l'umido d'inverno.
Lucciole bagliori accecanti si alternano appaiono e scompaiono".




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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