di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Nel giugno del 2024 Sogni&Bisogni aveva raccontato le prime settimane di attività del Centro Diurno dedicato ai ragazzi con psicopatologia in via dell’Osservanza, a Bologna. Dall’apertura della struttura è passato un anno ed è possibile trarre un primo bilancio, anche perché si tratta di risultati molto incoraggianti e positivi.

Per orientarci su questi risultati e commentarli ci siamo rivolti a Simona Chiodo, direttrice Unità Operativa Complessa della Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza Attività territoriale dell’Ausl di Bologna. Ma prima di tutto diamo un’occhiata ai dati: aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, il centro può accogliere ogni giorno 12 ragazzi, 8 in gruppo e 4 con interventi individuali, con quadri psicopatologici diversi. In questo primo anno gli ospiti sono stati complessivamente 51, con disturbi d'ansia e depressivi, disturbi della condotta e delle emozioni, e disturbi borderline di personalità. L’età media è di 15 anni, 36 sono state le ragazze (71%) e 15 i ragazzi (29%). 17 sono usciti dalla fase acuta e hanno concluso positivamente la loro frequenza al centro, proseguendo il loro percorso riabilitativo seguiti dai servizi territoriali.
Quattordici ragazzi e ragazze (27%) presentavano un quadro di ritiro sociale. Otto ragazzi e ragazze (15%) sono state accolte in fase acuta durante il ricovero, e in alcuni casi immediatamente dopo il ricovero, abbreviandone la durata e consentendo la dimissione in casi che normalmente richiedono degenze molto lunghe. Tredici ragazzi e ragazze fra l’intero numero degli accolti (26%) avevano un’età compresa tra 11 e 13 anni.
Dottoressa Chiodo, colpisce e addolora in questi dati la presenza di un numero rilevante di giovanissimi affetti da problemi neuropsichiatrici.
Premetto che oltre al mio ruolo di direttrice dell’Npia dell’Ausl di Bologna sono anche referente presso la Regione Emilia-Romagna di un gruppo che si occupa di psicopatologia 0-13 anni, proprio perché è noto che disturbi emotivi e di relazione possono insorgere fin dai primi mesi di vita. A occuparsi dei bambini sotto gli 11 anni sono le strutture specialistiche di Npia presenti sul territorio.
E nei casi dei più piccoli quali sono i disturbi riscontrati?
I bambini sotto i 5 anni vengono inviati ai servizi di Npia con quadri vari tra cui, in particolare negli ultimi anni, per problemi di disregolazione comportamentale, problemi del sonno, dell’alimentazione. Si tratta di quadri di psicopatologia insorgente e sono trattati nella Npia. Abbiamo un gruppo di lavoro aziendale che si occupa in particolare di psicopatologia fino ai 5 anni e che sta condividendo procedure diagnostiche e progettando interventi trattamentali omogenei. Indubbiamente, anche a livello internazionale è stato osservato un abbassamento dell’età d’esordio dei quadri psicopatologici. È un fenomeno che si sta osservando. I bambini manifestano in maniera multiforme il loro disagio e bisogna monitorare il funzionamento generale e quando si osservano cambiamenti significativi che portano a un peggioramento nel funzionamento adattivo (ad esempio, incapacità nello stare con gli amici e andare a scuola per periodi prolungati) allora conviene rivolgersi agli specialisti. In salute mentale è molto importante il lavoro in rete e per l’età evolutiva è fondamentale la collaborazione tra scuola e famiglia.
E poi c’è l’adolescenza.
Anche per gli adolescenti i sintomi di presentazione del malessere possono essere vari: il ritiro sociale, gesti autolesivi fino a tentativi di suicidio ecc. Prima eravamo abituati di più a sintomi esternalizzanti, ora invece assistiamo di più a comportamenti internalizzanti come appunto il ritiro sociale. In generale ci sono altri fenomeni come l’esposizione precoce a utilizzo di sostanze, soprattutto l'alcool. Quello che notiamo di più è che si presentano situazioni acute in pronto soccorso che non erano già seguite dai servizi. Un altro dato in crescita sono le dipendenze comportamentali: la dipendenza da internet, dai videogiochi. Per questo tipo di dipendenze strutture come quella di via dell’Osservanza sono fondamentali, perché sono luoghi dove avvengono socializzazioni che interrompono questi circoli viziosi.
Da dove proviene chi frequenta il centro dell’Osservanza?
Si tratta di persone in genere già seguite dai servizi di Npia territoriale da tempo ma possono essere accolti in urgenza anche ragazzi che sono stati intercettati dal pronto soccorso e che hanno dovuto essere ricoverati. Portano storie di vita multiformi dove spesso si intercettano esperienze di emarginazione, di bullismo ecc. Al di là della diagnosi categoriale il centro diurno offre un modello di cura in cui si cerca di lavorare sui punti di forza offrendo un progetto personalizzato. La cosa veramente preziosa è che il centro va a riempire un vuoto che lo qualifica come struttura intermedia tra territorio e ospedale. E infatti capita ad esempio che i ragazzi che non riescono ad andare a scuola vengano qui invece di ritirarsi in casa o magari essere ricoverati. Sono molti quelli seguiti dal centro diurno quando stanno malissimo e riusciamo a dare risposte molto rapide che evitano l’ospedalizzazione. Il punto di forza del centro diurno è la presenza di equipe multidisciplinari con la presenza centrale dell’educatore. Riceviamo anche i ragazzi che erano ricoverati, che invece di stare tutto il giorno in ospedale preferiscono vengono qui.
Come mai nell’equipe è presente un’operatrice IPS?
È un ruolo importante perché gli ospiti hanno bisogno di essere supportati anche al momento della dimissione. L’IPS si occupa di seguire ragazzi che si avvicinano ai 18 anni e devono essere riorientati. È proprio una figura che contribuisce al progetto di vita. Il progetto lo costruisce a seconda della necessità dei ragazzi anche con la creazione del curriculum, con la ricerca di un lavoro. Ed è un rapporto che può proseguire anche dopo.
Un altro prezioso alleato, da quanto riferito dai fruitori del centro, è la bellezza del luogo, nella prima collina bolognese, a fare da cornice alle attività del centro; che ora diventerà ancora più bello. Per festeggiare il compleanno i ragazzi, che oltre alle attività terapeutiche si sono dedicati anche alla realizzazione di podcast, saranno impegnati in un percorso espressivo che li porterà a dipingere le pareti del posto in cui ogni giorno provano a spingere un po’ più in là l’orizzonte della loro vita.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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