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Daniele, un lavoro vero per essere autonomo e avere un ruolo attivo nella società

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

“Lo chiamo part time intensivo perché devo lavorare tutto il weekend di fila, l’unico momento di riposo è il giovedì pomeriggio”. Daniele, con la sua tuta da lavoro, apre lo sportello dell’auto, si siede, infila le chiavi nel cruscotto e parte. Destinazione Casalecchio di Reno, verso il posto di lavoro. 

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Si chiama “punto weekend” ed è una piazzola recintata chiusa da due cancelli scorrevoli. All’interno, sistemati ordinatamente, una serie di cassonetti per l’indifferenziata, la carta, la plastica, l’umido. In mezzo ai bidoni è stato ricavato uno spazio per depositare i rifiuti ingombranti. Poco più in là due contenitori per i rifiuti speciali, i cosiddetti Raee. “Fino all’anno scorso avevo un tirocinio formativo del fondo regionale disabili, 450 euro al mese per un totale di 101 ore di lavoro. Qua invece con circa un’ottantina di ore guadagno il doppio”.

L’ufficio di Daniele è una piccola baracca con un bagno a fianco. Una poltrona, un tavolo, un armadio che contiene il tablet per registrare i conferimenti della spazzatura e un fondamentale condizionatore per scaldarsi d’inverno e rinfrescarsi d’estate. “Quando è morta la mia compagna è crollato il progetto che avevamo costruito insieme, che ci avrebbe concesso di vivere sereni. Senza di lei, senza un lavoro vero, senza contributi per ottenere una pensione, scaduto il tirocinio ho cercato lavoro attraverso l’Ips, uno sportello del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Bologna creato per l’inserimento lavorativo delle persone con disturbi mentali”.

Daniele dice che il suo lavoro funziona tutto al contrario rispetto agli altri. La sua settimana inizia il giovedì mattina all’ecosportello di Monte San Pietro dalle 9.30 e 12.30. Il venerdì pomeriggio è al punto weekend di Casalecchio, dalle 14.30 alle 18.15 e ci ritorna il sabato mattina dalle 8 alle 11.45. Poi è di nuovo lì alle 14.30 per rimanerci fino alle 18.15. La domenica mattina va a Zola Predosa in una delle sedi della cooperativa di cui è dipendente, prende un furgone per caricare i rifiuti ingombranti accumulati a Casalecchio di Reno e li va a smaltire alla discarica di Zola. “L’Ips ti fornisce un operatore che ti supporta nella stesura del curriculum, ti indica i siti in cui cercare gli annunci, ti prepara per il colloquio. Ma da quel momento in poi ti lascia solo, non presenta la persona all’azienda. È difficile trovare lavoro con l’Ips”.

Mentre parliamo seduti dentro la baracca veniamo ogni tanto interrotti dall’ingresso nell’area di automobili o persone a piedi con sacchi della spazzatura. Daniele conosce già molte persone, le saluta amichevolmente, le accompagna ai bidoni quando necessario. Poi le fa accomodare dentro la baracca per registrare sul tablet nome, cognome e quantità della spazzatura conferita. “Nei due mesi e mezzo di ricerca di lavoro attraverso l’Ips ho inviato curricula concentrandomi su offerte per segreterie, centralinisti, custodi, magazzinieri. Ma purtroppo le aziende non vogliono il disabile psichiatrico. All’improvviso arriva una mail da parte del progetto Insieme per il lavoro, che avevo contattato prima dell’Ips senza però trovare nulla. Mi segnalano che un’azienda cerca un disabile con la patente di guida per svolgere un compito come operatore ecologico. Mi hanno messo in contatto con l’azienda, la Cooperativa La Fraternità, che mi ha collocato come sostituto di un lavoratore in malattia al 'punto weekend' di Casalecchio di Reno. All’inizio ho firmato un contratto di un mese, da dicembre a gennaio, poi mi hanno rinnovato il contratto per tre mesi, poi di tre mesi in tre mesi sono arrivato a dicembre di quest’anno in cui mi hanno fatto firmare il contratto a tempo indeterminato”.

Daniele nella piazzola, dentro la baracca, è da solo, e questo un po’ gli pesa. Ma per fortuna incontra ogni volta almeno una decina di persone con cui scambiare anche solo due chiacchiere. “Ora ho una mia piccola autonomia economica: mi versano i contributi Inps, che non avevo mai avuto. Ma soprattutto posso dire agli amici che ho un lavoro vero. Mi serve per sentirmi una persona normale. Avere un lavoro come questo è un segnale di normalità. Ferie pagate, malattie pagate. È un lavoro onesto e dignitoso e ho un ruolo attivo nella società”.

È l’orario di chiusura. Daniele fa scorrere il cancello e lo chiude con un lucchetto. Sale in auto, la accende e si muove verso lo stradone in direzione Bologna. Per ora non vuole di più, la sua patologia lo porterebbe a soffrire pesantemente lo stress di una maggiore pressione e rischierebbe di cadere in uno scompenso. Magari poco per volta. Chissà, forse quattro ore al giorno, la mattina, potrebbero essere l’ideale per il futuro… Intanto si torna a casa, per circondarsi di libri, di notizie sportive e della compagnia di una nuova amicizia femminile.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
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Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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