di Rocco De Luca, redattore di Sogni&Bisogni
“La consapevolezza dei legami tra emozioni e comportamenti alimentari è un passo fondamentale nel processo per il cambiamento delle proprie abitudini. Molte persone tendono a gestire le emozioni come ansia, stress, frustrazione, tristezza, attraverso il cibo con scelte che temporaneamente sono consolatorie, ma che, a lungo andare, non fanno altro che alimentare un circolo vizioso di abitudini disfunzionali”. A parlare è Pietro Vittuari, educatore e coordinatore di Spazio Rondine per la cooperativa Società Dolce.

Vittuari ha intrapreso da anni un percorso di aiuto e gestione degli stati emotivi che possono spingere una persona a mangiare in modo incontrollato o inappropriato, spesso come forma di auto-comfort o per sopportare il malessere emotivo. Grazie all'attivazione di un budget di salute dedicato al controllo alimentare, Maria, una delle persone seguite da Vittuari, sta acquisendo, giorno dopo giorno, maggiore consapevolezza e sta iniziando a sviluppare strategie più salutari ed efficaci per affrontare le proprie emozioni, senza dover ricorrere al cibo come principale via di fuga.
“Il lavoro che faccio con Maria si concentra principalmente sulla consapevolezza e sulla gestione dei suoi stati emotivi, in particolare di quelli negativi, come ansia, stress e frustrazione. L'obiettivo dell'intervento è aiutarla a riconoscere come questi stati emotivi influenzano il suo comportamento alimentare, in particolare la tendenza a mangiare in modo incontrollato o, comunque, inappropriato. Ciò significa che spesso Maria si ritrova ad assumere cibi troppo grassi, zuccherati o ipercalorici, come risposta a un’emozione negativa”, dice Vittuari.
Uno degli obiettivi del percorso è far prendere consapevolezza a Maria di come determinati stati emotivi possano scatenare comportamenti alimentari disfunzionali. Per farlo, Vittuari utilizza due strumenti: un diario alimentare e una tabella strutturata. Nel diario alimentare, Maria è invitata a registrare quotidianamente tutto ciò che mangia durante la giornata. Non solo i pasti principali, ma anche gli spuntini. In teoria, questo dovrebbe includere ogni cosa che Maria assume, anche un semplice bicchiere di prosecco, ad esempio. “Il problema, però, è che spesso non compila il diario come dovuto, ma anche questo aspetto è utile da evidenziare, perchè quando noto che non ha compilato il diario per alcuni giorni, è un segnale, e devo indagare più a fondo”, continua l'educatore.
La tabella ha tre colonne. Nella prima, Maria deve annotare un evento stressante o che ha suscitato in lei una reazione emotiva negativa, ad esempio, un episodio che l'ha fatta arrabbiare o le ha provocato ansia. Nella seconda colonna, deve descrivere il suo stato emotivo in modo più dettagliato possibile. Non basta scrivere solo "rabbia" o "stress"; ma Vittuari chiede a Maria di spiegare meglio cosa sta provando, come si sviluppa questa emozione e come la vive. La terza colonna riguarda le conseguenze di quella emozione: cosa ha fatto in risposta? “Spesso, ho notato, che tende a 'stordirsi', quindi a mangiare troppo, bere più del dovuto o, talvolta, comportarsi in altri modi disfunzionali”, spiega.
Nel corso dei mesi, analizzando i dati, si evidenzia che su dieci episodi emotivi negativi, in media quattro sono gestiti da Maria con un pasto inappropriato. “Questo non vuol dire che mangia sempre troppo, ma che tende a utilizzare il cibo come strumento per affrontare le emozioni difficili. Ad esempio, quando si sente arrabbiata o triste, spesso trova conforto nel cibo, o in altre forme di 'stordimento', come bere o dormire”.
L’obiettivo finale è far sì che Maria prenda coscienza di questi “pattern”, di come le emozioni negative possano spingerla a comportamenti alimentari disfunzionali. Quando diventa consapevole di questa dinamica, può lavorare insieme all'educatore per trovare alternative più sane per affrontare lo stress, l'ansia o la frustrazione.
“È un processo lungo, non lineare, ma piano piano cerchiamo di aiutarla a identificare i segnali emotivi e a sviluppare strategie per reagire in modo diverso, senza ricorrere al cibo come unico strumento di coping (modalità di affrontare le difficoltà, ndr)”, conclude Vittuari.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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