di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Per raccontare i gruppi di Auto mutuo aiuto si è tenuto il 12 ottobre alla Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno “Ama vivente 2024, Luoghi per condividere esperienze di vita”. Basato sull’importanza delle testimonianze dirette di chi frequenta i gruppi Ama, la giornata è stata introdotta da un incontro che ha offerto informazioni su questa realtà promossa dall’Ausl di Bologna, diffusissima sul territorio metropolitano di Bologna, che si prende cura di chi attraverso il racconto di sé davanti a un gruppo di pari riesce a trovare un equilibrio rispetto ai propri problemi.

Ogni anno viene fatta la mappatura dei gruppi, dove sono, come si può accedere e partecipare. Una volta all’anno, a maggio, viene fatto un corso per diventare facilitatori dei gruppi Ama; nell’ultimo hanno partecipato 30 persone. I gruppi Ama vengono promossi anche nelle scuole e nelle università per fare conoscere l’esperienza attraverso le testimonianze dirette. Nelle scuole il tema trattato è quello delle dipendenze, attraverso un po’ di teoria e molte storie di vita vissuta. Le parole chiave sono accoglienza, ascolto empatico, rispetto della privacy, sospensione del giudizio. I gruppi sono ad accesso libero e gratuito e sono fondati sulla riservatezza e l’anonimato: ciò che viene detto nel gruppo rimane nel gruppo.
I gruppi Ama a Bologna sono riconosciuti nei Piani di zona (gli strumenti di attuazione a livello distrettuale della programmazione sociale e socio-sanitaria per promuovere la salute e il benessere di persone e comunità) fin dal 2003. L’informazione e il suggerimento di invio sta nella buona volontà dei professionisti, medici di base, psicologhe, ma anche professori delle scuole e dell’università, che entrano in contatto con le persone in difficoltà. Il gruppo Ama alleggerisce molto il lavoro del terapeuta, secondo il principio che le persone sono responsabili del proprio percorso e della propria cura. Stimola la responsabilità personale, l’autoefficacia, l’empowerment, il problem solving. È un percorso trasformativo che aiuta a trovare delle strategie attraverso l’esperienza altrui.
La giornata di Casalecchio, densa di incontri che si svolgevano in contemporanea, ha consentito di seguire in particolare due temi, quello del gioco d’azzardo e degli hikikomori.
Il gioco d’azzardo è una patologia riconosciuta dall’Organizzazione della Salute Mondiale. Quest’anno si sono sorpassati i 150 miliardi nelle spese per il gioco con 1,7 milioni di giocatori. Il gioco illegale va moltiplicato per 4 rispetto alle cifre indicate, con scommesse che avvengono su qualsiasi cosa. Per ogni giocatore ci sono 7 persone attorno a lui che soffrono della situazione. Il fenomeno è in crescita nei giovanissimi, capaci di perdere anche grandi somme di denaro a causa della facilità di entrare in contatto con il gioco d’azzardo, reso pervasivo dal web e dalle app.
Non si guarisce mai ma si può controllare, ha raccontato un testimone del gruppo Ama davanti a una platea riunita in circolo, esattamente come avviene nei gruppi. L’obiettivo, ha raccontato, è quello di avere la facoltà di decisione rispetto all’impulso di giocare.
Tutte le dipendenze hanno caratteristiche specifiche; il ritratto del giocatore è quello di un mentitore seriale, che può sfuggire al controllo dei familiari, e che è alla continua rincorsa di emozioni. Emozioni che si scatenano fortissime, d’improvviso, e che cannibalizzano ogni altra emozione della vita, annullandola. L’importante è scommettere, vincere o perdere è ininfluente, in una escalation in cui si diversificano i giochi e le puntate. Trovare persone che prestino denaro è facilissimo: perfino sui social network si possono trovare i numeri di telefono da contattare per ricevere un prestito, senza contare le sale scommesse, dove gli strozzini individuano immediatamente chi è in difficoltà. Si dorme pochissimo e appena ci si sveglia il gioco è il primo pensiero. Si perdono le amicizie. E da soli non se ne esce. Nella testimonianza ascoltata sono stati inefficaci gli psicologi e le associazioni, perché il rapporto è asimmetrico, non ci si riconosce in chi tenta di aiutarti perché non è un tuo pari. La scossa, così è stata definita, è avvenuta entrando in contatto con un gruppo AMA, assistendo alle storie delle persone di varie età in grave sofferenza. Quando scatta l’impulso del gioco basta chiamare gli amici del gruppo Ama per resistere.
La testimonianza riguardante gli hikikomori ha dato voce a un genitore, perché le persone in ritiro sociale sono quasi irraggiungibili e l'unico tramite possono essere gli operatori oppure la famiglia. Hikikomori in giapponese vuole dire stare in disparte. Un milione e mezzo di persone in Giappone hanno questo disturbo, con età che raggiungono i 60 anni. Per loro è previsto un sussidio di invalidità, sufficiente appena per la sopravvivenza. In Italia i casi censiti sono di 150 mila, ma potrebbero essere dati sottostimati. I Neet, giovani che non svolgono nessun tipo di attività, si pensa che siano in parte in ritiro sociale e oggi sono il 30% della popolazione giovanile in età lavorativa.
La persona hikikomori sparisce recludendosi nella sua stanza e smette ogni attività sociale. Viene definito un suicidio silenzioso. Molti terapeuti sono totalmente impreparati ad affrontare il tema e questo complica il rapporto con chi soffre di questa patologia attraverso diagnosi sbagliate, come depressione o agorafobia. Di solito sono ragazzi introversi che sentono il peso di aspettative eccessive da parte della famiglia e della scuola. Con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e dall’adolescenza all’età adulta possono provare senso di inadeguatezza. Lutti, separazioni, bullismo, madri apprensive e padri assenti possono essere ulteriori cause di questi disagi. L’impostazione competitiva nella scuola crea uno stress insopportabile. Non ci sono segnali di un mondo armonioso e felice e anche i social non aiutano per l’aggressività o i modelli irraggiungibili che spesso veicolano. I sintomi iniziano solitamente con ritardi scolastici, mal di pancia, mal di testa. Il medico non riscontra nessuna patologia e nascono le prime incomprensioni da parte della famiglia, che causano sensi di colpa e di vergogna. È così, sentendosi rifiutati, che si recludono nelle proprie stanze, con casi estremi che durano anche più di dieci anni. Nella reclusione avviene l’inversione dei ritmi sonno-veglia per non incontrare i genitori e confrontarsi con loro, per stare tranquilli. L’hikikomori secondario è quello che sviluppa patologie psichiatriche a causa dell’isolamento.
Nei genitori nasce un senso di inadeguatezza, alimentato anche dagli altri familiari con giudizi severi sulle capacità genitoriali. L’aiuto può venire dalla figura degli educatori, che con discrezione e delicatezza riescono, a volte dopo un lungo tempo di anticamera e di silenzi, a entrare in contatto con chi soffre. In questa costruzione di una relazione sono facilitati dall’essere essi stessi giovani, e quindi maggiormente accettati. Si può uscire dalla situazione ma in tempi a volte lunghi. Se viene diagnosticato subito il disturbo può risolversi in breve tempo. Per questo motivo è necessaria l’attenzione di tutti al manifestarsi dei primi segnali, per poter garantire loro di uscire immediatamente da un baratro doloroso.
Il lungo pomeriggio dedicato ai gruppi Ama, costellato di testimonianze emozionanti, si è concluso con una restituzione dei gruppi e un arrivederci al prossimo anno per un'ulteriore giornata di riflessioni.
Tutti i gruppi Ama a Bologna.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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