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La natura nel rapporto con l'uomo. Il nuovo numero del Faro

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni

La Natura, in tutte le sue implicazioni, è il tema che viene sviluppato nel nuovo numero della rivista Il Faro. Nella accezione corrente la natura è considerata l'universo nella totalità dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano, da quelli del mondo fisico a quelli della vita in generale.

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L'editorialista Fabio Tolomelli sostiene, tra l'altro, che i cambiamenti climatici troppo violenti e repentini a cui stiamo assistendo non sono un fenomeno del tutto naturale, a meno che per naturale non si intenda anche la parte svolta dall’uomo. "Immagino - afferma Tolomelli - che le conseguenze del nostro agire provocheranno inevitabilmente una selezione naturale dei viventi e non risparmieranno la specie umana".
L’uomo, secondo Tolomelli, è talmente stupido ed egoista che si deciderà ad applicare regole di sviluppo sostenibile e rispetto dell’ambiente solo di fronte al disastro. Probabilmente solo allora si tornerà giocoforza a una vita bucolica e arcadica, rinunciando a ciò che finora si è pensato come ‘progresso’. L'uomo è sempre alla ricerca di cose materiali che danno una felicità effimera, quando invece, come diceva padre Olinto Marella, la felicità risiede in tutt’altro e soprattutto è sempre ‘al plurale’. Infatti, se è condivisa risulta eterna e intensa anche nel ricordo, soprattutto se compartecipata con i nostri cari. Tolomelli nei tempi più neri della sua depressione, nel rivedere i suoi amici storici e rimembrare i bei momenti vissuti con loro prima di ammalarsi, trovava un potente effetto antidepressivo.

Roberto, un redattore del Faro, nel suo articolo: "L'uomo e la natura", invece, asserisce che se parliamo dell’uomo e della natura tendiamo a considerarle come due unità distinte, dimenticando che l’uomo fa parte a pieno titolo della natura, segue le sue leggi, interagisce con essa, ne è condizionato e la condiziona.
L’uomo, infatti, è innanzitutto un animale, che ha saputo nel tempo come homo sapiens, dominare la natura, costruendosi un suo specifico habitat e una nicchia ecologica. "Noi - afferma Roberto - siamo al vertice della catena alimentare: mangiamo di tutto e non siamo mangiati da nessuno, a parte alcuni parassiti e quei microscopici esserini chiamati batteri e virus. Ma da dove provengono la natura e l'uomo?"

Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico, ha scritto il libro "Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo – tra fede e scienza" e Roberto cita il testo estratto dalla contro-copertina: “Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio”. Il senso e lo scopo dell’universo e della vita umana, così come si evince dal racconto biblico, è questo: Dio ha prima creato un luogo (il paradiso terrestre), ideale per accogliere e sostentare l’uomo, e solo dopo ha creato appunto l’uomo, la sua creatura preferita, affidandogli il dominio su tutto il creato. Si capisce così qual è il ruolo che ha l’uomo nei confronti della natura: noi non siamo ‘ospiti’ di questo pianeta, ma ‘padroni di casa’. Come ogni buon padrone di casa, comunque, dobbiamo prenderci cura della nostra abitazione.

Per Gabriele Leonelli, detto Gale, nell'articolo intitolato "Amica/Nemica", la natura, per quanto meravigliosa, eterna e saggia possa essere, può trasformarsi nella nostra peggior nemica. L’essere umano rimane disarmato quando essa si scatena e con i suoi maremoti, i suoi tornado, le sue alluvioni, lascia un segno di devastazione, vendicandosi per i soprusi ricevuti da questi esseri ingrati a cui ha regalato tramonti, prati in fiore, alberi secolari e cieli stellati.

Antonio Marco Serra nell'articolo "La Natura fa le fusa" paragona la Natura a una micia che lui stesso ha trovato abbandonata dentro un tombino, apparentemente appena nata e quasi morta di fame. L’ha presa con sé, l’ha nutrita e accudita, ma ancor oggi non riesce a capire se sia stata una buona idea. Fa finta di essere una micia per bene, composta ed educata, dice l'autore, un’autentica statuina cinese, ma basta che le volti un attimo le spalle ed ecco che si scatena: non c’è quasi giorno che non provochi, per la sua inarrestabile vivacità, in qualche parte del globo terraqueo, un terremoto, un’eruzione vulcanica, uno tsunami, un’inondazione, una catastrofica frana… ma, in fondo è una coccolona, e quando la gratta dietro alle orecchie fa le fusa, comunque fa quello che le pare, e per quanto la sgridi non ascolta affatto.

Nell'inserto presente all'interno della rivista, si parla del valore terapeutico della Natura, come percorso di cura. Infatti, si affronta l'argomento nel racconto "Bagno di foresta" di Patrizia Schiavina counselor e guida di tali percorsi. È un' esperienza di crescita personale e spirituale in cui gli utenti passeggiando nei boschi, immersi nella natura verdeggiante, abbracciano alberi secolari in un processo di osmosi. Inoltre, in un'altra parte dell'inserto, viene riportata la riflessione di Anna Agosti che parla del rapporto indissolubile tra uomo e natura nella narrazione di un'esperienza olistica. Abbracciando un albero, racconta Anna, ho potuto beneficiare del potere terapeutico della sua corteccia e non solo.

Nella parte del Faro denominata "Riflessioni in libertà", si spazia dall'articolo di Luca Gioacchino De Sandoli, dal titolo "Calore umano", nel quale afferma che ha creduto, per molto tempo, che i bambini nascessero dal calore umano e non da un atto fisico, a quello di Paolo Veronesi, "Amore per la vita" nel quale l'autore sostiene che pur accettando i propri limiti e i propri difetti bisogna avere appunto amore per la vita, cercando sempre il meglio in noi stessi. E se noi siamo capaci di amarla essa nel tempo ci contraccambierà. Tra le tante riflessioni si sottolinea quella di Maurizio Bergami che nel suo "Inno alla gioia e alla speranza", afferma che pur se viviamo in un mondo pervaso dalle guerre e dai soprusi in cui soccombono i più deboli come gli anziani e i bambini occorre che nascano "Organismi" nel mondo capaci di promuovere iniziative per porre fine a questi insensati conflitti che insanguinano la quiete del nostro vivere civile.
Nel nostro piccolo, anche noi come persone possiamo fare tanto, promuovendo ogni giorno azioni che portano all’amore e al rispetto dell’altro e non all’odio e al rancore. Con questa speranza il futuro che ci attende se non proprio radioso sarà meno incerto.

Facendo alcune considerazioni finali, nel corso dei secoli, comunque, si è sempre disquisito sulla natura..
Risalendo al poeta e filosofo atomista Lucrezio, prima della nascita di Cristo, nel suo De rerum natura, afferma che i saperi razionali sulla natura ci mostrano un universo infinito formato da atomi, che segue leggi naturali, ed è indifferente verso i bisogni dell'uomo. Il tutto si può spiegare senza ricorrere ad alcuna divinità.
In contrapposizione alla concezione atomista si sviluppò quella cristiana del panteismo, vale a dire la visione del reale per cui ogni cosa è permeata da un Dio immanente e non trascendente o per cui l'Universo o la Natura sono equivalenti a Dio (Deus sive Natura).

Dopo svariati secoli, il pensiero letterario filosofico leopardiano, vede la natura benigna, poichè elargisce all'uomo le illusioni, frutto dell'immaginazione, ma in un secondo periodo della vita del poeta, egli riscopre una natura maligna legata alla sofferenza umana che sfocia nel pessimismo cosmico. Per Leopardi la natura dopo aver generato un uomo, tende a eliminarlo per dar luogo ad altri individui in una lunga vicenda di produzione e distruzione, destinata a perpetuare l'esistenza e non a rendere felice il singolo.

Occorre considerare, però, come la natura continua a essere dispensatrice di quiete e serenità e quali effetti benefici abbia sugli uomini e in particolare sui pazienti psichiatrici. Fa star bene ammirare un cielo stellato, un paesaggio campestre, marino o montano.
Il contatto con la Madre Terra, da cui ha origine il mondo ci riporta alle nostra nascita quando veniamo accolti nel grembo materno, luogo in cui attraverso il cordone ombelicale, riceviamo linfa vitale. D'altro canto il cosmo nel suo essere infinito è per noi credenti massima espressione soprannaturale che giustifica la nostra esistenza per un disegno divino ben preciso che fa di noi la meraviglia del creato.

 




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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