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Il benessere mentale passa anche dai luoghi della cultura

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Rocco De Luca, redattore di Sogni&Bisogni

Ogni mercoledì pomeriggio il Gruppo Musei di Spazio Rondine si ritrova sotto le Due Torri, in centro a Bologna, e da lì parte per visitare un museo, una galleria d'arte, una mostra o assistere a un evento culturale. Insieme a loro, da anni, c'è Sarah Scivales, educatrice di Spazio Rondine con una laurea in Psicologia e prossima a laurearsi in Psicologia clinica e della salute che lavora da cinque anni nella salute mentale.

gruppo musei
Decidiamo tutti insieme cosa fare o dove andare. Spesso porto con me volantini o depliant ma chiedo anche ai partecipanti di fare proposte. L'idea è quella di non lasciare scontento nessuno”, spiega Sarah Scivales che, prima di arrivare a Spazio Rondine, ha lavorato nella Neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza con pazienti di vari gradi e ordini scolastici e con doppie diagnosi differenti.

Ai membri del gruppo piace molto il Mast, la Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia della Fondazione Mast che ospita collezioni permanenti e mostre temporanee. “Al suo interno c'è anche una caffetteria dove ci fermiamo al termine della visita per goderci un momento di relax e di riflessione su quanto abbiamo osservato”, racconta Sarah.
Al Mast il Gruppo Musei ha visitato la mostra “Andreas Gursky Visual spaces of today” curata da Urs Stahel e Andreas Gursky che rimane aperta fino al 7 gennaio 2024.
Ci piace molto anche il progetto FotoIndustria, sempre curata dalla Fondazione Mast, che ha tante mostre dislocate in tutto il centro di Bologna e ci permette di scoprire posti nuovi e ci dà tanti spunti da cui imparare – continua Sarah – In generale, cerchiamo di approfittare di ogni opportunità culturale che ci permetta di esplorare cose nuove o consolidare ciò che già sappiamo”.
Tra le gallerie visitate dal gruppo c'è la Forni in via Farini ma anche Palazzo d'Accursio, dove di recente ha visto la mostra “Le mura di Bologna, un patrimonio da conoscere, recuperare e valorizzare”. In genere, il gruppo tende a preferire le mostre gratuite ma in qualche caso hanno visitato anche quelle a pagamento, “se tutti sono d'accordo”.

Negli anni qualcuno è uscito dal gruppo e c'è stata qualche nuova entrata, ma la maggior parte delle persone che lo frequenta ne fa parte dall'inizio, sono gli storici, e rimane in contatto anche al di fuori delle attività strutturate. Scivales racconta che hanno creato un gruppo su WhatsApp, dove si scambiano messaggi di varia natura, a partire dal buongiorno al mattino fino alle immagini di eventi o altre iniziative.
Il legame instaurato in anni di frequentazione aiuta i membri del gruppo a sentirsi uniti nei momenti di maggiore sconforto, dandosi forza e coraggio a vicenda – spiega Sarah - Da parte mia, cerco di essere sempre accogliente e inclusiva, con un sorriso, una parola di conforto, una possibile soluzione che dia loro un po' di serenità”.

È evidente che la cultura e l’arte abbiano un impatto significativo sui partecipanti. Visitare mostre e musei contribuisce a promuovere la consapevolezza e la comprensione reciproca, favorendo un dialogo interculturale e una maggiore sensibilità verso le diverse prospettive. Inoltre, le esperienze culturali incoraggiano la creatività, stimolano la riflessione critica e favoriscono la crescita intellettuale, contribuendo alla formazione di individui consapevoli e pensatori critici.
In questo contesto, i musei e le mostre non solo fungono da custodi del patrimonio culturale, ma agiscono anche come spazi inclusivi in cui le persone possono incontrarsi, condividere e celebrare la ricchezza della diversità umana. In ultima analisi, il beneficio della cultura, dei musei e delle mostre si traduce in un arricchimento sociale e spirituale che contribuisce a un mondo più aperto, consapevole e solidale”, spiega Scivales.

I benefici sono significativi. Le esperienze culturali, come appunto le visite ai musei, possono contribuire a migliorare il benessere psicologico in diversi modi. Innanzitutto, l’arte e la cultura possono servire come forme di terapia espressiva, consentendo ai pazienti di esprimere emozioni complesse e affrontare traumi attraverso l’arte visiva e la creatività. Inoltre, l’esperienza culturale può fornire un senso di connessione e appartenenza, riducendo così la sensazione di isolamento e solitudine che spesso affligge i partecipanti.I musei, in particolare, offrono uno spazio sicuro e rilassante in cui si può esplorare, riflettere e rilassarsi, creando un ambiente terapeutico che favorisce il benessere mentale.
Durante le nostre visite ai musei, noto un misto di entusiasmo e meraviglia nei partecipanti – racconta Sarah - Molti di loro sembrano affascinati dalle opere d’arte e dalla storia che viene presentata, mostrando curiosità e interesse nel saperne di più. Allo stesso tempo, osservo anche un senso di calma e riflessione, poiché l’arte e la cultura spesso suscitano pensieri profondi e contemplativi”.

Scivales racconta che il lavoro di educatrice è un “vestito cucito su misura” per lei che costituisce il suo investimento professionale oltre che il suo credo e a cui dedica gran parte del suo tempo
Penso che le attività di gruppo siano utili strumenti riabilitativi e terapeutici in quanto fungono di aiuto e sostegno ai ragazzi aiutati dagli educatori a superare limiti e paure, a padroneggiare sempre più la propria autonomia all’interno del territorio, a confrontarsi su vari argomenti e renderli oggetto di discussione e confronto e infine coltivare interessi culturali e farli sempre più propri”, dice.

Il fulcro del lavoro di educatore è, o meglio, dovrebbe essere quello di lavorare sulla sensibilizzazione sul disagio mentale rendendolo sempre più tema all’ordine del giorno e dal quale non bisogna vergognarsi o nascondersi bensì averne chiara consapevolezza.
Il confronto con gli altri, a mio avviso, è di primaria importanza poiché non solo obbliga il paziente a uscire dalle dinamiche familiari, spesso croniche e disfunzionali, ma lo incoraggia al tempo stesso a conoscere i punti di vista altrui, a creare e coltivare relazioni extra-familiari significative e avere la percezione di non sentirsi mai soli e la consapevolezza di sentirsi sempre accolti, di fronte a qualsiasi loro difficoltà”, spiega Scivales. L’educatore, in fase di gruppo, mira a lavorare proprio su questo.
Cerco di trasmettere il messaggio che è importante fare le cose insieme, che le difficoltà non sono un ostacolo ma una risorsa e che siamo tutti persone. Potrei parlarne a lungo, in quanto l’aver cura dell’altro, l’empatia, la sensibilità sono proprie del mio essere personale, oltre che professionale”, conclude.

Le visite ai musei offrono un’opportunità unica per l’apprendimento esperienziale e la crescita personale. I partecipanti sviluppano una maggiore consapevolezza e comprensione della storia, dell’arte e della diversità culturale. Queste esperienze aiutano a coltivare la creatività e la sensibilità estetica. Inoltre, le visite ai musei stimolano la curiosità intellettuale e spesso ispirano i partecipanti a esplorare ulteriormente argomenti e temi culturali.
Infine, l’interazione con opere d’arte e oggetti culturali può favorire la crescita personale e la consapevolezza emotiva, aiutando i pazienti a sviluppare una maggiore comprensione di sé stessi e del mondo che li circonda. Questo processo può contribuire ad aumentare la fiducia in sé stessi e la motivazione nel percorso di guarigione.
Il gruppo che coordino è ricco di persone con un elevato livello culturale e senso critico che mi hanno accolta fin dall’inizio e nelle cui vite sono entrata in punta di piedi. Sono persone con elevati livelli di sensibilità e di educazione, vedo e capto la sofferenza nei loro occhi quando si sentono etichettati e, al tempo stesso, leggo sguardi di approvazione e benessere quando notano che smonto, emotivamente ed educativamente, stigmi a volte ben radicati nella nostra società – conclude Sarah - È importante quanto, a distanza di anni, io sia diventata per loro un punto di riferimento. Meraviglioso è, ancor di più, quanto loro insegnino a me più di quanto io possa donare loro, con la sola forza dell’amore, dedizione e costanza”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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