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Recovery, iniziative dal basso per il benessere mentale. Intervista con Matteo Vignoli

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

A Bologna un’organizzazione che un tempo si sarebbe definita interdisciplinare, coordinata da Matteo Vignoli dell’Unibo, sta impegnandosi nell’affiancare ai progetti istituzionali, realizzati con contributi pubblici, una rete di iniziative volte al benessere mentale.

FotoIntervistaVignoli

Il processo è quello di procedere fra riflessioni, attraverso riunioni e convegni, per poi stimolare risposte da realizzare sul campo nell’ottica di integrare gli interventi istituzionali con una serie di iniziative collaborative dal basso, cioè organizzate con forze volontarie di cittadini che intervengono a vario titolo e con compiti differenti. C’è chi condurrà un laboratorio, chi darà una mano per renderlo possibile, chi semplicemente parteciperà. Le parole d’ordine sono apprendere per applicare e portare un cambiamento nella quotidianità.

L’ultimo appuntamento di riflessione si è tenuto l’8 maggio 2023 all’aula absidale di Santa Lucia a Bologna. Si è trattato di un convegno internazionale con numerosi relatori. “Dopo un percorso fatto con la cittadinanza abbiamo pensato fosse il momento di riflettere e approfondire alcune tematiche - racconta Vignoli - L’idea era quella di definire qual è il sistema di opportunità che offre la città. Quindi abbiamo invitato persone che potessero avere delle proposte e che potessero indicare quali sono le possibilità concrete per fare stare meglio le persone nell’ambito della salute mentale”.

Mike Slade, dell’Università di Nottingham, è uno degli studiosi più importanti della Recovery. Durante il convegno ha trattato della salute mentale come sistema, in cui la soluzione clinica non è l’unica risposta per raggiungere un equilibrio. Il sistema della Recovery, ha spiegato, si fonda su una co-progettazione fra realtà diverse, le ricchezze di esperienze del singolo e della comunità, dove chi partecipa è al tempo stesso studente e portatore di esperienza in quello che Slade definisce un “libro scritto” ricco di contenuti utili al processo di cura, di informazioni trasformative utili e di immediata consultazione anche per i terapeuti.

Poppy Jaman, CEO della fondazione MindForward Alliance, ha posto l’importanza di una pratica di salute mentale nel luogo di lavoro, dove i datori di lavoro devono promuovere il benessere dei loro colleghi secondo regole di reciprocità. La sua organizzazione si interroga su come sia possibile educare le persone ad avvertire negli altri segnali di stress e ansia che determinano problemi.

Ci siamo mossi anche sulla educazione motoria con Joe Taylor (Founder e Chief Executive di “The Wave Project”) che utilizza l’attività sportiva del surf per il benessere dei bambini e per fare sentire le persone più a contatto con la natura”, aggiunge Vignoli, che ricorda come il confronto con varie parti in causa della città abbia reso l’esperienza ancora più ricca. “Quante realtà potrebbero trovarsi a Bologna che non sono ancora state valorizzate dalla nostra rete cittadina?”, si chiede Vignoli, alla ricerca continua di tessere relazioni utili al progetto complessivo.

Nel dialogo col designer Ezio Manzini, con il direttore del DSM-DP dell’AUSL di Bologna Fabio Lucchi e con Chris Tomesani del Comune di Bologna abbiamo parlato di cosa voglia dire città di prossimità, cosa significa essere vicini. Si parla di prossimità fisica e geografica ma questa non è l’unica da costruire. C’è una prossimità sociale, una culturale. I servizi pubblici hanno bisogno di lavorare su vari livelli di prossimità e devono assicurarsi che i destinatari di certi servizi siano connessi l’uno all’altro e non siano solo connessi al servizio. ci sono esperienze di città che usano la prossimità come sistema, come nel caso di Barcellona. In un sistema coeso i cittadini diventano utili a determinare il benessere di tutti”.

Bruna Zani dell’Istituzione Minguzzi ha ricordato un alcuni approcci fatti in città per fornire una consapevolezza maggiore su ciò che c’è di attivo a Bologna e per determinare il punto di partenza di un sistema dove il benessere sia condiviso da tutti gli attori cittadini.

I workshop pomeridiani sono stati l’occasione per mettere in pratica questo messaggio. La parola chiave è stata policy design, cioè costruire un sistema di regole per avvicinare di più i servizi sociali e sanitari alla cittadinanza. Nelle restituzioni dei vari tavoli le persone hanno lavorato fra loro con l’obiettivo di comprendere quali siano le necessità comuni prioritaria per costruire un sistema che offra delle opportunità. “I servizi istituzionali sono attivi e funzionanti - afferma Vignoli - ma se esiste una rete di supporto cittadina il processo di cambiamento è più rapido ed efficiente”.

Ma è con l’intervento della professoressa Maria Luisa Iavarone dell’Università Parthenope di Napoli che si è aperto un nuovo percorso di sviluppo al progetto Perché ci vuole una città: “Ha dato uno spaccato dell’adolescenza talmente drammatico e impattante che ho pensato fosse il caso di lavorare sulle scuole medie”.

Grazie anche all’impegno dell’Università di Bologna su questa tematica, attraverso la creazione di un tavolo interdisciplinare voluto dalla prorettrice Maria Letizia Guerra, vari docenti si sono potuti esprimere sui temi della salute mentale e del benessere. Sono nate idee, progetti, e sono stati mobilitati gli studenti universitari che, attraverso un avviso di selezione per 20 posti a cui si sono presentati 38 studenti da 18 corsi di studi diversi, si è creata una rete di volontariato divisa in 5 gruppi, dove ogni gruppo si occupava di una via per il benessere, e il loro scopo è stato quello di studiare pratiche e diffonderle ai docenti delle scuole medie. “Si tratta di strumenti esistenti ma non particolarmente accessibili e qui sono subentrati gli studenti universitari per discuterli con i docenti. Il lavoro condotto con l’Istituto Comprensivo 5 verrà presentata l’11 ottobre nel convegno su scuola media e salute mentale”.

Ci sono molte attività che gli insegnanti potrebbero fare a scuola per migliorare il benessere. Come intervenire? Il ruolo delle istituzioni, scuola compresa, non è solo limitato a una missione istituzionale ma di diventare attori sul territorio con progettualità specifiche. È ciò che è successo nell’Ausl di Bologna dove molti corsi di recovery sono stati avviati sul territorio. “Si tratta di piccoli segnali che prima non c’erano e ora esistono. L’intento è quello progettuale di ispirare persone e fare in modo che il sistema diventi sempre più attivo. Ci sono vari modi di fare di iniziative: quello che utilizza risorse economiche e istituzionali al quale si può affiancare un’altra parte di iniziative che mettono a sistema altre risorse, provenienti dall’associazionismo e dal volontariato. L’innovazione sociale aperta collaborativa dal basso è un’opportunità che possiamo utilizzare in parallelo a tutte le altre iniziative che provengono da Stato, Regioni, città, Azienda Sanitaria Locale. Quando tu hai qualcosa sul tavolo che funziona puoi attrarre altre risorse”.

Si rimane perciò in attesa dei convegni del 10 e dell’11 ottobre, che si terranno alla Casa della Comunità Katia Bertasi di Bologna e nell’Aula Absidale di Santa Lucia, per tirare le somme e cogliere nuove ispirazioni per procedere nel percorso del progetto comunitario e per la salute mentale individuale e collettiva “Perché ci vuole una città”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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