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Dal gruppo appartamento a una casa tutta per sé. L'esperienza di Francesca

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Rocco De Luca, redattore di Sogni&Bisogni

La vita è fatta di sfide, ma ciò che realmente conta è come le affrontiamo”; sono le prime parole di Francesca, all’inizio della nostra chiacchierata. Per molte persone che affrontano difficoltà psichiatriche, l’idea di vivere da soli può sembrare un’impresa spaventosa e fuori dalla propria portata. Tuttavia, attraverso un sostegno adeguato e un lavoro duro, è possibile compiere passi significativi verso l’indipendenza. In questo articolo, esploreremo il percorso di una paziente psichiatrica che ha affrontato il timore dell’ignoto, uscendo da un gruppo appartamento per iniziare una nuova fase della sua vita.

FotoTestimonianzaRoccoGrande

In un caldo giovedì pomeriggio di agosto, incontro Francesca sotto la Torre degli Asinelli, in centro a Bologna. Ci siamo dati un appuntamento alle 16 e lei puntualissima, al mio arrivo, è già seduta al tavolo del bar. Francesca è una donna alta, con i capelli lunghi e neri e con un viso pulito. Di fronte a un bicchiere di tè freddo, mi dice: “Sono contenta di poterti raccontare la mia storia”.

Il passato
Il malessere è iniziato intorno ai 30 anni, quando Francesca ancora non capiva cosa le stava succedendo. Si sentiva spesso sopraffatta da ansia e tristezza, e le sue giornate erano una costante altalena emotiva. Si è trovata spesso ad affrontare pregiudizi e incomprensioni da parte degli altri. Alcune persone pensavano che potesse “superare” il suo disagio semplicemente sforzandosi di più. Questa mancanza di comprensione ha portato un senso di isolamento e solitudine.
La diagnosi ha segnato l’inizio di un viaggio difficile che ha coinvolto ospedalizzazioni, terapie e difficoltà nella sua famiglia. Tutto questo ha influenzato profondamente la sua capacità di vivere una vita indipendente.

Il Gruppo Appartamento: un rifugio protetto
Quando sono entrata per la prima volta in un gruppo appartamento, ero un po’ preoccupata. Non sapevo cosa aspettarmi e avevo alcune preoccupazioni sul vivere con persone che avevano esperienze simili alle mie. Tuttavia, ben presto ho scoperto che questa esperienza sarebbe stata estremamente positiva”, mi racconta Francesca mentre sorseggia il suo tè.
Ci tiene a precisare che uno degli aspetti più importanti è stato il senso di appartenenza. Nel gruppo appartamento, ha trovato persone che comprendevano veramente cosa significasse affrontare un disagio psichico. La comprensione reciproca ha creato un ambiente in cui ci si poteva sostenere a vicenda senza giudizio.
I gruppi appartamento offrono un ambiente unico in cui le persone con disagi psichici possono vivere in comunità, condividendo le sfide e i successi della loro lotta per il benessere mentale.
La gestione quotidiana è stata semplificata grazie alla presenza di personale di supporto dedicato, professionisti che erano lì per offrire orientamento, monitorare la nostra salute mentale e garantire che avessimo accesso a terapie e servizi necessari”.
Francesca mi dice che la vita in un gruppo appartamento non è esente da difficoltà. Si possono verificare momenti di tensione, conflitti e difficoltà, ma si deve lavorare insieme per risolverle.

La svolta
La scorsa primavera Francesca ha scoperto di avere ricevuto in eredità una casa. Così insieme a tutta la rete di professionisti che le sono stati vicino in questi anni, ha vautato la possibilità di uscire dal gruppo appartamento per andare  a vivere da sola.
Dopo un significativo periodo di supporto da parte del Centro di salute mentale e dagli educatori, Francesca ha iniziato a sentirsi più sicura di sé. Si è resa conto di aver acquisito le competenze e la fiducia necessarie per intraprendere il passo successivo: vivere da sola. Questa decisione è stata presa con molta attenzione e sono stati attivati programmi di riabilitazione che hanno aiutato a sviluppare le competenze necessarie per iniziare a gestire la vita quotidiana in modo indipendente. La transizione è stata gradualmente pianificata e realizzata con il costante supporto di un team di educatori che hanno accompagnata Francesca ogni giorno.

Il supporto degli educatori
Nella complessa rete di assistenza sanitaria mentale, gli educatori giocano un ruolo cruciale nella vita dei pazienti psichiatrici. Si tratta di professionisti dedicati che lavorano per aiutare i loro pazienti a gestire la casa e la vita quotidiana, fornendo un supporto indispensabile per il benessere complessivo.
Un elemento fondamentale del successo dell’educatore è il rapporto di fiducia che instaura con il paziente, un rapporto essenziale per il progresso del paziente verso il recupero. Gli educatori devono dimostrare empatia, pazienza e comprensione, creando un ambiente in cui il paziente si sente sostenuto e rispettato.
Gli educatori psichiatrici sono professionisti altamente qualificati e in grado di lavorare con persone che presentano diverse tipologie di problematiche associate alla salute mentale. Il loro ruolo principale è fornire supporto e insegnare strategie pratiche per aiutare i pazienti a gestire la propria quotidianità. Gli educatori collaborano strettamente con gli operatori dei centri di salute mentale, i terapeuti e le famiglie, per garantire una cura integrata e completa.
Uno degli aspetti fondamentali del percorso fatto insieme agli educatori è l’educazione alla gestione domestica. Questo comprende una serie di aspetti, che Francesca ci riassume in questo modo:

1. Strutturazione dell’ambiente: “Insieme organizziamo e manteniamo la casa un ambiente domestico pulito e sicuro”.

2. Pianificazione delle attività quotidiane: “Abbiamo creato una routine giornaliera strutturata, che include la preparazione dei pasti, la pulizia, l’igiene personale e l’assunzione dei farmaci”.

3. Abilità sociali: “Gli educatori mi hanno proposto delle attività di gruppo per migliorare la mia abilità di comunicazione e relazione, aiutandomi a costruire relazioni sociali più salutari”.

4. Gestione finanziaria: “Gli educatori mi hanno insegnano a gestire meglio il denaro”.

5. Supporto emotivo: “Mi sento molto sostenuta emotivamente dagli educatori. Loro ascoltano le mie preoccupazioni, ansie e paure, aiutandomi a sviluppare modalità per affrontarle”.

Una vita indipendente
Oggi, Francesca sta vivendo una vita indipendente con successo. La sua storia è un esempio di determinazione, resilienza e la capacità umana di superare ostacoli significativi. La sua esperienza offre speranza a coloro che affrontano sfide simili nella gestione delle condizioni psichiatriche.
Francesca conclude dicendomi: “Ringrazio ancora una volta tutti coloro che mi sono stati vicino in questi anni e in particolare i miei compagni del gruppo appartamento per avermi aiutato a raggiungere questo importante traguardo nella mia vita. Spero che la mia testimonianza possa ispirare a credere in se stessi e a cercare il supporto di cui si ha bisogno per raggiungere la propria indipendenza”.
È importante ricordare che ogni percorso è unico, e ciò che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un’altra. Tuttavia, la lezione da trarre da storie come quella di Francesca è che la guarigione e l’indipendenza sono possibili, anche quando sembrano lontane. L’importante è credere in se stessi, cercare il supporto necessario e intraprendere il viaggio con coraggio.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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