di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Sono iniziati dal mese di maggio, e in alcuni casi si sono già conclusi, i primi corsi del Recovery College, l’iniziativa del Dipartimento di Salute Mentale-Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Bologna per offrire, soprattutto a utenti e familiari, strumenti di conoscenza e pratiche positive per superare i principali disagi che affliggono l’esistenza delle persone con fragilità psichiche.
Foto di Yuriy Kleymenov su Unsplash
Protagonisti anche gli ESP, utenti della Salute Mentale esperti per esperienza, come nel caso di Nicola Baruzzi, laureando in Psicologia presso l’Università di Bologna, campus di Cesena, ideatore del percorso intitolato “Rifiorire”.
Realizzato dal CSM Mazzacorati - zona Bologna Est, frutto di un lavoro di gruppo fra operatori, familiari e utenti coordinati dalla dottoressa Caterina Bruschi, “Rifiorire” ha utilizzato la tecnica del Photo Voice, che lavora attraverso la fotografia su un tema specifico, suscitando riflessioni e ricadute positive sull’umore e sul carattere dei partecipanti. “L’umore ne guadagna benessere e il carattere forza”, ha spiegato Baruzzi, che ha condotto i quattro incontri del progetto da fine maggio a fine giugno in quattro parchi cittadini (Villa Angeletti, Villa Ghigi, Parco Talon e Giardini Margherita) in collaborazione con Alessio Mocco, dottorando in Scienze motorie, membro di Wind Mind, APS che si occupa di promozione della salute, insieme a Luca Sasdelli, familiare, che ha curato l’aspetto tecnico e logistico.
“La natura è una grande esclusa nella società urbana contemporanea. Questi incontri hanno aiutato le persone a riscoprirla con effetti terapeutici. Abbiamo pensato potesse essere l’elemento giusto per lavorare sulle proprie difficoltà mentali. Il rapporto con la natura è principalmente positivo ma può essere anche conturbante. Ma sulla scia positiva del lavoro di gruppo sono emersi solamente sentimenti positivi”.
Una riflessione importante che ci racconta molto sulla parola “panico” intesa in senso classico, la paura cioè che può scaturire nel rapporto diretto con la grandezza pervasiva della natura, del rapporto spesso incompleto e negato che abbiamo, o spesso non abbiamo, con l’elemento naturale. Un continuo rispecchiarsi fra la propria natura, quella interna della propria personalità, e la natura oggettiva, che ci circonda con le sue mille voci e la sua presenza a volte maestosa e a volte accogliente. La natura come confronto diretto fra l’Io e l’essere è la base di un rapporto sereno con ciò che ci circonda, imprescindibile anche in senso ecologico. Senza natura la vita si immiserisce, si prosciuga ulteriormente, diventa impossibile e destinata alla distruzione. Al contrario una vita che contempli un contatto quotidiano con gli elementi naturali contribuisce a un ritorno su un asse di equilibrio personale. Se poi il rapporto viene mediato da un gruppo e la scoperta o la riscoperta della natura non incombono sull’individuo solitario, allora è possibile raggiungere un equilibrio permanente con quegli elementi di maestosità, potenza e mistero che sono costitutivi della natura.
“Dal lavoro in gruppo, utile a interpretare e approfondire i rapporti fra i partecipanti e la natura, con una serie di riflessioni personali stimolate da alcune domande, è nato un piccolo gruppo WhatsApp creato per ragioni organizzative ma che in breve è diventato uno strumento di aggregazione e socializzazione. I rapporti fra i partecipanti sono proseguiti oltre il progetto e le fotografie realizzate durante il corso saranno selezionate per una mostra, che servirà anche come restituzione del progetto, che si terrà in autunno”.
Nicola Baruzzi spera che con la prossima stagione possa organizzarsi anche un secondo appuntamento del progetto, visto il successo e la possibilità attraverso la fotografia di cogliere le osservazioni “laterali” tipiche dell’arte. Un modo per cogliere senza filtri, con un semplice scatto, il punto di vista di chi indaga ciò che lo circonda, offrendo così suggestioni rivelatorie, occasioni di lettura del proprio rapporto con il mondo.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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