Negli ultimi anni il dibattito sulla contenzione meccanica e farmacologica nei contesti della salute mentale ha assunto una rilevanza centrale, non solo dal punto di vista etico e deontologico, ma anche da quello clinico, giuridico e giurisprudenziale. Il principio del “No Restraint” non rappresenta una semplice opzione procedurale o uno slogan, ma si configura come un vero e proprio paradigma di cura. Fondato sul rispetto della dignità della persona, sui diritti umani fondamentali e sul valore della relazione terapeutica, questo approccio sfida i Servizi di Salute Mentale a superare pratiche coercitive che, anziché curare, rischiano di riprodurre traumi e stigma. Nonostante la vasta letteratura scientifica dimostri che la contenzione non possiede alcuna efficacia terapeutica e sia fonte di gravi rischi fisici e psicologici, sia per i pazienti sia per gli operatori, la sua applicazione rimane ancora diffusa e disomogenea nei diversi Servizi di Diagnosi e Cura (SPDC) sul territorio nazionale. Le ragioni di questa persistenza sono complesse e riconducibili a diversi fattori. Tra i fattori organizzativi rientrano le carenze di organico, il burn-out degli operatori e la frequente inadeguatezza degli spazi assistenziali. Sul piano culturale e formativo, incidono una percezione del rischio e della pericolosità influenzata dallo stigma, nonché una formazione spesso insufficiente sulle tecniche di de-escalation e di prevenzione dell’aggressività. Infine, permangono criticità di natura giuridica e professionale, legate all'apparente conflitto tra la posizione di garanzia del medico e dell’infermiere e la tutela della libertà e della dignità del paziente. Il presente Convegno si propone come uno spazio di confronto multidisciplinare finalizzato a promuovere una svolta culturale, sostenendo il passaggio da una cultura della custodia e del controllo a una cultura della cura, dell’ascolto e dell’alleanza terapeutica; a condividere buone pratiche e modelli virtuosi, attraverso la presentazione delle esperienze degli SPDC e dei Dipartimenti di Salute Mentale “No Restraint” presenti in Italia e l’analisi degli strumenti organizzativi e clinici che rendono possibile il superamento della contenzione; ad approfondire gli aspetti eticogiuridici, esaminando il quadro normativo vigente, la giurisprudenza della Corte di Cassazione e le raccomandazioni delle Regioni e delle organizzazioni internazionali in materia di tutela dei diritti umani nella salute mentale; infine, a valorizzare la prospettiva degli utenti e dei familiari, dando voce a chi ha vissuto l’esperienza della contenzione o del percorso di cura, al fine di promuovere una reale coprogettazione dei servizi. “ La cura comincia dove finisce la costrizione”
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