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La Salute Mentale abita negli alloggi di transizione

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a cura di Lucia Luminasi, Associazione Il Ventaglio di Orav

Aderendo al progetto “Alloggi di transizione” proposto dall’Istituzione per l’Inclusione Sociale “Serra Zanetti”, il 2/10/2012 l’APS Il Ventaglio di ORAV ha siglato con il Comune di Bologna la convenzione e il contestuale contratto di comodato gratuito di tre monolocali da mettere a disposizione di persone seguite dai servizi di Psichiatria Adulti. Il contratto, regolarmente rinnovato, è ancora in essere.

AlloggiGrande

Ricordo che la fase preliminare (accordo col DSM-DP, stesura di un regolamento, arredamento, allacciamento delle utenze ecc.) richiese tempi lunghi, ma i risultati furono subito molto soddisfacenti. I tre alloggi, situati in via S. Caterina, una stradina pittoresca del centro storico, pur essendo molto piccoli (una stanza con angolo cottura e un bagno con doccia), una volta sistemati risultarono confortevoli e carini. Inoltre il nostro progetto fu apprezzato e contribuì a dare impulso alla sperimentazione di nuove forme di collaborazione attiva tra associazioni e DSM-DP (la preistoria di quello che poi sarebbe diventato il programma PRISMA).

Nella fase di approntamento degli alloggi, con i primi progetti denominati “Abitare”, coinvolgemmo alcuni utenti in esercitazioni di tinteggiatura, verniciatura, bricolage e in lezioni di economia domestica, tutte abilità utili per gestirsi in autonomia. Sempre a scopo educativo, poi, scegliemmo di arredare gli alloggi con mobili ed elettrodomestici nuovi (“Guarda che bella casa, tienila bene!”), cosa che abbiamo potuto realizzare grazie al finanziamento ottenuto dalla Fondazione del Monte.
Finalmente nei primi mesi del 2013 entrarono i primi ospiti e da allora gli alloggi non sono mai rimasti vuoti.

Contrariamente a quanto accade per altre categorie di persone svantaggiate coinvolte nel progetto comunale, nel nostro caso purtroppo gli avvicendamenti sono molto rari. Ciò non avviene per problemi legati alla patologia o alla personalità degli ospiti, ma perché una volta raggiunto l’obiettivo di sapersi gestire in sufficiente autonomia le persone hanno difficoltà a trovare una casa propria. In genere restano quindi per anni in attesa di ottenere un alloggio Erp o di trovarne uno abbordabile sul libero mercato.

L’Amministrazione comunale ha raccolto la nostra segnalazione di difficoltà e ha previsto l’attribuzione di un punteggio relativo alla graduatoria: un punto per il solo fatto di abitare in alloggio di transizione e ben sei punti (lo stesso punteggio che viene attribuito per lo sfratto) quando l’associazione dichiara che il percorso di autonomia si è concluso positivamente. È stato sicuramente un passo importante, ma purtroppo si è dimostrato per alcuni ancora insufficiente. Credo che nel caso della Salute Mentale sarebbe necessaria un’agevolazione ulteriore.

Quando finalmente un ospite ottiene l’assegnazione di un alloggio, occorre seguirlo nella fase di passaggio, aiutandolo a procurarsi il necessario e a sistemare il suo futuro appartamento. Un’idea che abbiamo avuto all’inizio era di accantonare un ‘salvadanaio’ per il momento dell’uscita, soluzione che abbiamo poi dovuto rivedere dati i tempi troppo lunghi delle transizioni.
Liberato un appartamento, cominciano i contatti col nuovo ospite, che magari è in lista d’attesa da molto tempo. L’individuazione dei destinatari compete prioritariamente ai CSM, che devono verificare l'esistenza dei requisiti previsti dal regolamento (essere in carico ai servizi, non fare uso di sostanze psicoattive, possedere un livello accettabile di autonomia nella gestione della propria persona e delle proprie cose, essere in grado di mantenersi e di rimborsare i costi delle utenze all’associazione o essere aiutato a farlo mediante sussidi) e quindi proporre la candidatura. Ciò avviene nei contatti preliminari fra i referenti di CSM e associazione e poi cominciano gli incontri con l’interessato, eventualmente accompagnato dai familiari. Se si raggiunge l’accordo, viene sottoscritto il regolamento e un verbale di consegna dell'alloggio.

Negli incontri con le équipe di riferimento degli ospiti si pongono le basi per un piano personalizzato e condiviso. Vengono coinvolte, ove possibile, anche le famiglie, in quanto le dinamiche familiari hanno spesso forti ricadute sui comportamenti delle persone. Uno dei principali punti critici nel gestirsi in autonomia è il rapporto con
il denaro. La maggior parte degli utenti dispone di risorse molto limitate o non continuative. A volte può essere necessario il ricorso a un amministratore di sostegno, o l’intervento dei Servizi Sociali di Quartiere. Ogni situazione è a sé, e viene valutata tenendo conto dei bisogni della persona e delle possibili risorse in campo.

È molto importante che l’ospite e tutti i componenti del gruppo di progetto siano convinti dell’utilità delle strategie scelte e collaborino fra loro, anche se questo può comportare uno sforzo di adattamento. La strategia che abbiamo proposto fin dall’inizio è quella di fare il più frequentemente possibile incontri con il gruppo al completo, evitando colloqui individuali, per arginare il rimbalzare delle cose riferite e per abituare le persone a confrontarsi fra loro in modo più costruttivo. Purtroppo negli anni non è stato possibile mantenere costantemente questa modalità, per motivi contingenti (problemi organizzativi dei servizi, avvicendamenti degli operatori, alla fine anche il Covid) ma forse anche per qualche rigidità.

Comunque, nei periodi di ‘scollamento’, l’esistenza del progetto e il sostegno dell’associazione sono stati di per sé un elemento rassicurante per gli utenti. Fra di loro, poi, si è creato un rapporto di ‘buon vicinato’ e a volte di aiuto reciproco e di amicizia, anche grazie alla frequentazione settimanale del gruppo AMA “Per un linguaggio comune”, purtroppo anche questo sospeso da mesi a causa della pandemia.

 

Per me l'esperienza degli alloggi di transizione è stata, ed è tuttora, veramente impegnativa, perché ci sono quasi ogni giorno problemi nuovi, spesso impensabili e ‘urgenti’, ma soprattutto perché le storie delle persone sono molto coinvolgenti.
Ho avuto tante preoccupazioni, ma anche tante gioie. È bello quando riesci a mediare e ad allentare rapporti tesi, o quando trovi una soluzione efficace per un problema ‘incancrenito’. Soprattutto è bello quando ti rendi conto che hai contribuito a togliere anche solo un po’ di peso da grandi fardelli di sofferenza.
È inevitabile che quest’esperienza diventi qualcosa di più di un semplice supporto all’abitare: una scuola di vita.

Dal primo luglio 2020, dopo lo scioglimento dell'Istituzione, il progetto “Alloggi di transizione” è gestito dall'Area Welfare e Benessere della Comunità del Comune di Bologna e prosegue sulla stessa linea, coinvolgendo sedici reti associative, che gestiscono sessantaquattro piccoli alloggi.
Per approfondire, vedi: http://informa.comune.bologna.it/iperbole/sportellosociale/servizi/674/102429/

Spero che nei prossimi anni l’iniziativa continui a crescere e che altre associazioni della Salute Mentale decidano di parteciparvi, in modo che per i nostri utenti si aprano sempre più opportunità di trovare insieme due cose davvero essenziali: casa e calore umano.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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