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Testimonianze professionali: Carlotta Gentili

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Federico Mascagni

Carlotta Gentili: nel cognome ha un presagio, avrebbero detto gli antichi romani. Un medico garbato che racconta la sua vita e la sua lunga esperienza senza alcuna enfasi. E dire che ha attraversato le riforme più importanti del mondo psichiatrico, trovandosi coinvolta nella Storia recente di questa disciplina.

Dirigente Medico della Neuropsichiatra Infantile per l’AUSL di Bologna, ha da poco lasciato l’incarico per la meritata pensione. Ma questo è stato l’ultimo di tanti incarichi nel corso di quaranta anni di lavoro. Dopo la laurea entra direttamente in contatto con la realtà della neuropsichiatria infantile. “I bambini con disabilità fino agli anni sessanta erano accolti all'interno di Istituti dove il percorso riabilitativo, anche per la condizione di isolamento, non riusciva a prevenire e contrastare processi di emarginazione.”

I fermenti sociali degli anni '70 avevano favorito significativi traguardi giuridici. La legge 517 del 1977, che oltre a prevedere la chiusura delle scuole speciali e delle classi differenziali introduce la figura dell' insegnante di sostegno. “La NPIA si è sviluppata in tale contesto organizzando, a Bologna, attraverso le strutture dei consorzi sociosanitari, il lavoro di équipe multiprofessionali attente a coniugare la cura e l' inclusione sociale . In quel periodo studiavo Neuropsichiatria Infantile nella Scuola di Specializzazione dell’Università di Pisa e svolgevo anche un lavoro di ricerca promosso dal CNR sui bambini piccoli presso il reparto di pediatria di Pietrasanta (Lu)."

In seguito, quando era ancora specializzanda, venne assunta a Casalecchio di Reno, dove lavorerà - con un intervallo di 6 anni presso l’USL di Portomaggiore (Fe) - fino alla pensione. “Bologna aveva avuto uno sviluppo particolare nella NPIA grazie ai quartieri che avevano ciascuno un’équipe medico-psico-pedagogica che supportava il processo di integrazione nelle scuole e la riabilitazione vicino alla residenza dei pazienti. Il ruolo promotore del Prof. Loperfido in questi ambiti si accompagnava -ricordo- all'organizzazione di una formazione permanente per noi operatori nei vari settori della disciplina: la riabilitazione neuromotoria e sensoriale, i disturbi intellettivi, del linguaggio e dell'apprendimento, la sofferenza psicopatologica. È un mondo in cui le paralisi cerebrali (accanto ai disturbi sensoriali) erano fra le cause più frequenti per le disabilità. Grazie a una migliore assistenza nel periodo perinatale, la patologia di base neurologica appare attualmente legata sempre meno a cause traumatiche mentre si evidenziano componenti genetiche e patologie correlate, ad esempio, a grande prematurità: i progressi della medicina permettono migliori qualità di vita anche in situazioni di gravità.”

“La Neuropsichiatra non può lavorare da sola, la valutazione del bambino si fa in équipe multidisciplinare perché lo sviluppo del bambino è complesso. Ricordo la collaborazione con il prof. Canevaro ed il suo contributo in termini di Pedagogia Speciale. La dr.ssa. Balconi, una delle pioniere della NPI, ci offrì il contributo della psicanalisi applicata ai gravi disturbi psichici del bambino e dell'adolescente . Tale prospettiva includeva una possibile chiave di lettura dell'autismo e incoraggiò interventi tesi ad essere attenti alle manifestazioni psichiche del bambino anche in tale severa condizione per accompagnarlo e contrastare la sua spinta a costruirsi in un proprio mondo. Si lavorava con le logopediste e le psicomotriciste attraverso attività di gioco, di movimento e di scambio sul reale per fare interagire i bambini. Anche allora i fisioterapisti usavano tecniche di tipo ludico accanto a quelle specifiche per motivare e sostenere lo sviluppo del bambino.” In seguito, l'apporto delle scienze cognitivistiche e neurobiologiche ha orientato nuovi approcci e opportune integrazioni.

Dall’estero arrivavano alcune importanti novità e riflessioni. La dottoressa Gentili ricorda le parole di Winnicott: “Un bambino non esiste senza qualcuno che se ne prenda cura”. O gli studi sviluppati da Stern che ribaltano l’immagine del bambino come una tabula rasa fino a una certa età. Spitz e i suoi studi sui bambini negli istituti e la loro reazione alla vicinanza con la madre (o il 'caregiver') vengono confermati oggi attraverso le neuroscienze. “La nostra cultura professionale è nata da questi studiosi che ci hanno fatto conoscere i bisogni della persona. Si tratta di insegnare a integrare le diverse discipline.”

I contatti del prof. Loperfido con l'Università di Ginevra hanno permesso di mettere in campo le nuove conoscenze di cura sull’infanzia. "Il dialogo fruttuoso avviato con il prof. Palacio Espasa e proseguito con la prof.ssa Knauer mi ha portato a collaborare, nell'ambito di una ricerca finalizzata regionale, promossa dal Prof. Loperfido con la dr.ssa Martelli, ad un'indagine sulla terapia breve madre-bambino e successivamente all'attivazione del Centro Clinico per la Prima Infanzia per l'individuazione ed il trattamento dei disturbi precoci della relazione e del funzionamento nella prima infanzia, con un approccio rivolto a genitori e bambini insieme."

E oggi? “Nella neuropsichiatria si sta facendo fatica a trovare nuovi colleghi. Si spera di riuscirci facendo spostamenti e offrendoci come terreno di tirocinio per formare più velocemente. In altre discipline si è messo in campo anche chi doveva ancora finire la propria specializzazione. I bisogni clinici sono molto complessi, quindi dobbiamo lavorare in équipe anche con gli psicologi contribuendo alla diagnosi e alla cura sfruttando molto questa multidisciplinarietà anche quando manca qualche figura.” Quale l’urgenza più grande? “Sicuramente la sfida è nel trattamento degli adolescenti che sono utenti in forte aumento nella Neuropsichiatria dell’ Infanzia e dell’Adolescenza. Dopo la predisposizione, da parte del dr. Rigon, di strutture innovative interne al servizio in grado di rispondere specificamente alle urgenze e alla necessità di cure intensive in tale età, con l’avvio di un DH e di una Semiresidenza, ora confluiti in un Day Service, permane la necessità di una struttura residenziale che da una parte riduca il ricorso e la durata dei ricoveri nei reparti per acuzie e dall’altra permetta l’accesso a progetti educativi fortemente connessi ai percorsi sul territorio."

La promulgazione nel 1992 della L.104 (legge quadro per l’handicap) ha visto la NPIA impegnata nella concertazione di Accordi di Programma con le agenzie educative, i Comuni e le Associazioni dei familiari per favorire una sempre più puntuale inclusione sia dei disabili sia di alunni con diverse patologie nella scuola e nella comunità locale che devono essere aperte a tutti: tale percorso richiede un’attenzione costante. “ E poi la cura e l’accoglienza dei migranti, saperli diagnosticare bene anche per gli aspetti traumatici senza individuare patologie che non hanno. Non ripercorrere gli stessi errori fatti in passato con i ragazzi provenienti dal Sud Italia, penalizzati nelle relazioni e nelle scuole.” A questo obiettivo concorrono progetti formativi che coinvolgono gli operatori di tutto il DSM e offerte cliniche specifiche messe in campo anche in NPIA.

"L' approccio inclusivo, intergenerazionale e transculturale compiuto attraverso un lavoro di rete ancor più articolato ricorda ed allarga le caratteristiche della NPIA dagli anni settanta in poi. Quella prospettiva di dialogo, di apertura al confronto già presente nelle prime esperienze di lavoro d’équipe mi appare la strada maestra per affrontare anche le sfide della NPIA nel futuro"



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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