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La psichiatria vista dalle persone con disturbi mentali

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Federico Mascagni

Quando in redazione abbiamo proposto un articolo sulle opinioni degli utenti riguardo la Salute Mentale molti dei presenti hanno manifestato una grande curiosità. La possibilità di raccogliere direttamente la voce delle persone con disturbi fornisce una serie di riflessioni importanti, perciò intendiamo proporvi i discorsi diretti degli utenti per capire come viene da loro percepito il mondo della psichiatria.Fra questi citiamo anche una persona cara che ci ha lasciato a luglio 2018, Tina. Le sue parole assumono perciò un valore ancora più rilevante.

Raccogliamo le riflessioni a più voci secondo le tematiche che sono emerse più di frequente.

La solitudine e il confronto: Giovanni parla del suo amico Mario, anche lui utente della salute mentale: “Mi ha insegnato l'importanza del fare insieme. Da utente mi ero chiuso nel mio dolore. Esistevo solo io, il mio dolore, non rompetemi i coglioni. L’incontro con Mario mi ha invece insegnato l'importanza del confrontarsi, dell'aprirsi in maniera sobria, responsabile, graduale, limitata e utile.”
Tina: “Ci sono persone che spesso e volentieri stanno in casa a non far niente. Per me è sbagliatissimo. Con il CSM sono andata a fare qualche gita, abbiamo fatto qualche cena. Siamo andati a vedere delle mostre. Tutto molto bello, molto interessante. Ultimamente invece non c'è più niente. Non c'è più niente perché non ci sono più soldi. Sarebbe utile rendere più accessibile la psicoterapia a chi non ha disponibilità per permettersela”.
GiovanniAncora Giovanni “Non so cosa sia la follia, può essere tutto o niente. Una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente. Da un'onesta ammissione di curiosità, di ricerca, di desiderio di capire, nasce anche la volontà di aiutare. Dovremmo potere incontrare la malattia fuori dalle istituzioni. Ci vuole una sorta di contaminazione, ci vuole un'apertura verso l’esterno.”.
Giovanni ama giocare con le parole e ha trasformato un famigerato acronimo della psichiatria. “Mi sono permesso di scrivere TSO non più come Trattamento Sanitario Obbligatorio ma come Ti Seguo Ora, nell’immediato, nel qui e ora, prendendo cura di quello che mi racconti in questo momento, comprese le tue fragilità. Perché per me la recovery in fondo è ricongiunzione: con la propria essenza, con la propria anima e con l'esterno.”

L’argomentotina toccato da Tina, quello delle risorse economiche disponibili per la Salute Mentale, torna in qualche altro intervento degli utenti come una delle legittime preoccupazioni. “Non vorrei che quello che ho avuto mi venga tolto” dice Fabio “nel senso che non vorrei che un discorso di eccessiva economizzazione dei servizi portasse ad un calo di quello che è il Servizio. Io un po' ho lavorato nell'amministrazione pubblica, per cui so quelle che sono le difficoltà e le frustrazioni legate al fatto che si tende a risparmiare su tutto. Ma risparmiare sulla salute non credo che sia la cosa più felice”.
Tina ritorna sull’argomento aprendo a un panorama più ampio “Per me salute, istruzione e giustizia richiederebbero mezzi, ma proprio tantissimi, per fare tutto quello che c'è da fare. L'idea che proprio queste siano in difficoltà mi preoccupa moltissimo”. Silvana interviene nello specifico sul tema del budget di salute “Ben venga il budget di salute perché è giusto far andare avanti il progetto personalizzato. È uno strumento efficace che permette di risolvere necessità tagliate sulla persona. Una ragazzina che non riusciva a prendere la patente grazie al budget di salute ce l'ha fatta. Bisogna incentivare ma incentivarlo veramente.”

Poi il tema dei farmaci. La loro importanza nella terapia e le paure riguardo le controindicazioni: “Ci dobbiamo dare l'obiettivo di mantenerci tutti in salute e per questo ci sono anche gli psicofarmaci necessari in certi momenti.” ricorda Giovanni “Ma non dimentichiamo mai di rispondere a uno sguardo. Lo dico da utente, lo dico agli operatori”.
Fabio TolomelliPer Fabio l’utilizzo dei farmaci è una delle paure principali “Sono utilissimi, però non vorrei che nel futuro vadano a incidere su quella che è la mia salute in senso lato. Non vorrei che tra gli effetti collaterali che ora non si conoscono, ci possa essere un Parkinson, una demenza senile o un Alzheimer. O problemi di carattere internistico, quindi problemi legati al cuore o altre malattie.”
Tina racconta le sue esperienze con i farmaci “Ci vuole maggiore conoscenza nei confronti dei farmaci, perché spesso molte persone leggono il bugiardino, che non andrebbe mai letto. Perché è comprensibile appieno solo se si è addetti ai lavori, sennò uno lo può cacciare anche immediatamente nel rusco.” Sempre sulle cattive abitudini di chi teme i farmaci Tina ne indica una diffusa. “C’è chi va su internet dove vede tutti gli effetti collaterali del farmaco che sta prendendo, quindi legge che ingrasserà, legge che potrebbe avere delle depressioni acute, legge che potrà avere anche delle voglie suicide, cioè di tutto e di più. Quindi su internet è meglio che non ci vada. Ecco perché dovrebbe essere lo psichiatra che spiega bene cosa sono questi farmaci, che funzione hanno; gli fa presente che se smette di prenderli avrà dei casini. Anche io avevo deciso che non mi andava più di prendere i farmaci. Dopo ho avuto altro che su e giù!”
Infine Silvana: “È giusto far capire che i farmaci sono molto importanti perché comunque sono il primo approccio, ma bisogna anche fare capire che effettivamente devono durare nel tempo, cioè la somministrazione deve essere continuativa e deve essere spiegata in modo deciso.”

Altro tema importante nella terapia è quello dell’opportunità lavorativa. Fabio: “Attraverso il lavoro ho avuto la possibilità di guadagnare molto in salute. I farmaci sono importantissimi, la psicoterapia anche, però fare il lavoro che mi piace mi ha dato coraggio, mi ha aiutato a ridefinire la mia identità, ad avere un ruolo sociale importante e anche un certo ritorno economico. È molto importante l'autonomia economica, perché senza di quella nella società attuale non si riesce a vivere. Non ci sono i soldi per dar vita a una famiglia, non ci sono i soldi per comprare il cibo, non ci sono i soldi per vestirsi e non ci sono i soldi per muoversi. La mancanza dell'autonomia economica si riflette su tutti gli aspetti della vita. Per cui ritengo di poter affermare che accanto a tutte quelle che sono le cure sanitarie del caso, bisogna dare comunque un certo supporto economico, che permetta quantomeno di vivere decorosamente. Questo secondo me si riflette un po' su tutte le persone che hanno una disabilità mentale.”
Le opportunità per Fabio devono venire anche dall’Istituzione. “Grazie agli ultimi due tirocinii formativi sono molto migliorato.”
MaurizioMaurizio nel lavoro comprende anche le sue attività per molteplici associazioni. “Io e i miei colleghi siamo utenti che aiutano altri utenti. È capitato veramente all'improvviso e positivamente, perché non pensavo minimamente di intraprendere un lavoro. Mi dicevo che prima dovevo essere io a stare bene e al limite quando dopo avrei potuto fare qualcosa. Piano piano le cose sono andate migliorando e quindi sono riuscito a fare questa esperienza. Spero che duri il più possibile.”

Infine la rappresentazione della malattia e di sé all’esterno. Daniele sottolinea la necessità di una comunicazione efficiente e corretta. 

Daniele

“Una delle cose che più vorrei nella Salute Mentale è di avere più pubblicità positiva. Nel senso vorrei che quando facciamo degli eventi se ne parli di più. Perché purtroppo al giorno d'oggi la Salute Mentale viene trattata soltanto quando i media si occupano della cronaca nera con titoli come “ragazzo uccide la madre, era in cura presso servizi psichiatrici. Sembra quasi un'istigazione a riaprire i manicomi: il ragionamento conseguente è che queste persone devono essere internate prima che facciano del male".
Tina invece racconta come il confronto diretto possa essere una via di comunicazione virtuosa “Vado nelle scuole e parlo di salute mentale. Spesso partiamo da slide in cui facciamo vedere cosa erano i manicomi una volta. Parliamo della legge Basaglia per poi arrivare alle nostre storie. Abbiamo capito che i ragazzi preferiscono le nostre storie, cioè sentire da noi cosa è successo, cosa non è successo, se siamo guariti o se non siamo guariti e così via. E questa cosa mi piace molto, perché vedo questi ragazzi molto interessati. Qualcuno di loro alla fine fa anche qualche domanda, quindi veniamo a sapere anche delle cose che loro probabilmente non avevano mai detto a nessuno.”
Ma la conquista più grande sarà sicuramente fare accettare agli altri la convivenza quotidiana con persone con disturbi mentali. Che Fabio ha sintetizzato in una frase drammatica ma piena di speranza “Ho un’ultima cosa da dire ed è una cosa un po' pesante. Non è proprio facile da dire. Insomma, non vorrei più dovermi vergognare di dire che sono schizofrenico”.

 



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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