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Un Approdo per riflettere sulla salute mentale

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A cura di Federico Mascagni

Per la "ri-abilitazione" del malato mentale è sempre più necessaria la partecipazione nel processo anche dei familiari. È questa una delle ragioni degli incontri con i parenti dei pazienti lungo assistiti, in quanto anche loro vivono, come i congiunti sofferenti, tutte le criticità, le pesantezze e gli stigma della condizione psichiatrica.


Approdo1Le dott.sse Maria Cristina Baroncelli e Stefania Ricci Maccarini nel 2014, su richiesta della dott.ssa Gallo, danno avvio a un ciclo d’incontri con i familiari: ogni anno (questa è la quarta edizione) organizzano un ciclo di 8/9 incontri aperti a tutti i familiari dei Centri di Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale/Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL di Bologna. Inizialmente l’iniziativa viene comunicata attraverso il passaparola e la presentazione in tutti i CSM. Il primo anno fa parte dei progetti P.R.I.S.M.A. ma già dal secondo anno viene promosso direttamente dal DSM/DP dell’Azienda USL di Bologna.

Ma di cosa si tratta? “Sono incontri periodici rivolti a un gruppo di familiari” prosegue la dottoressa Baroncelli “basati sulle tecniche mutuate dal metodo della mentalizzazione e dalla terapia multifamiliare, finalizzati a migliorare la capacità di vedere sé stessi e gli altri in prospettive nuove, attivando emozioni e consapevolezze nuove attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche e strumenti multimediali.” I familiari presenti all’intervista ne parlano come di un’esperienza che fa uscire dall’angolo. “L’obiettivo è quello di fare aumentare la consapevolezza.” interviene la dottoressa Ricci Maccarini. “Non ci sono lezioni teoriche, non ci si mette sul piedistallo. Si parte dal presupposto che tutti possono diventare competenti. Le difficoltà delle famiglie è dettata da una situazione bloccata da frustrazioni, da fallimenti che impediscono di vedere ulteriori prospettive.”

I familiari, quasi tutte madri di utenti, sono entusiaste di questi incontri. “Ci scambiamo i ruoli, ci mettiamo nei panni degli altri. Non si tratta di approdopratiche che creino shock emotivi, ma piuttosto stimolano una riflessione”. Ma oltre alla fase di supporto, la consapevolezza che si è prodotta ha portato i genitori a inserire l’argomento anche in un contesto sociale e culturale. La possibilità di un ruolo del malato nella società non è solo impedito dallo stigma che rende inaccettabili, per pregiudizio, le opinioni e le idee della persona con disturbi mentali. Lo stigma si allarga alla famiglia “del matto”, che non riesce a reclamare diritti perché considerata inattendibile. “È ormai chiaro a tutti noi che le cose devono cambiare” protestano le madri. “Chi ci sarà dopo di noi a prendersi cura dei nostri cari? Con quali modalità di integrazione nella comunità? Dal punto di vista operativo vorremmo attrezzarci. Questi incontri sono stati importanti già di per sé perché ci hanno messo in contatto fra di noi, ed è un valore aggiunto considerevole. Importanti anche perché abbiamo visto e partecipato a un modo diverso di fare salute mentale.”

Mettere assieme attitudini energie e competenze deve portare a contribuire a un cambiamento su come la salute mentale viene percepita e non ignorata, allontanata dall’opinione pubblica. Forse perché, come dice chiudendo l’intervista la dottoressa Baroncelli, è un argomento per molti ancora poco affrontabile, di grande cambiamento, e di poco “appeal”, aggiunge la dottoressa Ricci Maccarini.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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