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Grandi disparità di qualità della curatra le Regioni italiane

di Cristina Lasagni e Morena Menzani (Psicoradio)

 

SI è svolta da poco a Bologna la 14° riunione scientifica della SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica), e le relazioni che ha presentato sono state di grande interesse. Ma prima di addentrarci nei numeri, cosa significa esattamente “epidemiologia”, una parola che evoca fantasmi terrorizzanti come le epidemie?

Dal punto di vista etimologico, epidemiologia è una parola composita (epi-demio-logia) di origine greca, che letteralmente significa «discorso riguardo alla popolazione».


Epidemiologia veterinaria: definizione (1)


L’ epidemiologia dunque si occupa di un fenomeno – in questo caso la psichiatria – osservandolo non tanto rispetto alle singole persone, ma nella sua dimensione di massa, quella dei “grandi numeri”.

Dal convegno SIEP infatti sono emersi molti numeri, che si sono spesso tradotti in denuncehttps://ssl.gstatic.com/ui/v1/icons/mail/images/cleardot.gif. La Siep ha rielaborato i dati del Rapporto salute Mentale del Ministero, analizzando la situazione del personale dei Dipartimenti di salute mentale.

La fotografia che ne emerge è davvero allarmante perché evidenzia enormi differenzedi condizioni tra le Regioni, e descrive un Sud che sembra non raggiungere gli standard minimi di un servizio efficiente.

 

I Dipartimenti di Salute Mentale della Val d'Aosta, per esempio, hanno a disposizione quasi 19 medici ogni 100.000 abitanti; in Umbria per lo stesso numero di abitanti i medici sono solo 5.

E siccome la psichiatria è un lavoro che dovrebbe basarsi principalmente sulla relazione, è un campo in cui le persone non possono essere sostituiti dalle tecnologie. Quindi, se non ci sono psichiatri in numero sufficiente, sostanzialmente viene a mancare la possibilità di una cura adeguata.

In nove regioni italiane i DSM non garantiscono uno psichiatra ogni 10.000 abitanti, e solo Emilia Romagna, Liguria e Sicilia riescono a soddisfare gli standard di personale.

“Psichiatria, KO in mezza Italia” titolava un articolo del Sole 24ore degli inizi di marzo, a cura del dott. Fabrizio Starace, commentando i dati del Ministero. In questa mappa della salute mentale che vede il Sud così sfavorito, la Sicilia costituisce una eccezione, dato che, essendo anch’essa una Regione Autonoma che gode di una situazione economica speciale, si colloca tra le situazioni migliori.

Ovviamente una situazione così disomogenea non riguarda solo i medici, ma tutto il personale psichiatrico: in Val d’Aosta le persone impegnate nei DSM sono 109,3 ogni 100.000 abitanti, 94,6 nella  provincia autonoma di Bolzano, ma nel Molise sono percentualmente solo 20,6, e in Umbria 33,6.

Tutte le altre regioni del Sud Italia hanno a disposizione circa la metà del personale ogni 100.000 abitanti che opera  in Val d’Aosta.  Regioni come la Campania o il Molise non riescono a garantire la presenza di uno psicologo ogni 50.000 abitanti.

Un altro dato interessante è quello del carico di pazienti per ciascuna persona, il cosiddetto “impegno assistenziale teorico”. Viene calcolato dividendo il numero dei pazienti presenti in un DSM per il numero dei medici (ma si può fare per ogni funzione: psicologi, infermieri, ecc.) in servizio; fornisce i un risultato necessariamente teorico e impreciso ma comunque indicativo delle tendenze.

Risaltano di nuovo i dati di Umbria e Molise, dove rispettivamente uno psichiatra dovrebbe assistere 319 e 245 pazienti; il minimo è costituito dai 109 pazienti della Toscana, mentre il valore medio in Italia è di 157 pazienti ogni psichiatra.

Anche per gli psicologi l’impegno (teorico) è molto variabile, e va dai 146 pazienti  per ciascun psicologo della p.a.di Trento, ai 1.036 pazienti che ogni psicologo dovrebbe trattare  nelle Marche, con il clamoroso record dei 1.470 pazienti a testa che toccherebbero ad ogni psicologo del Molise!

E’ evidente che il termine “teorico” in questo caso sta a significare che ci sono migliaia di pazienti che non riusciranno mai a parlare con uno psicologo, e che vedranno i loro psichiatri solo molto molto raramente, per pochi minuti, il tempo di uno psicofarmaco somministrato in fretta, mentre una lunga coda di pazienti aspetta il suo turno.


PSICOFARMACI, STIGMA, CONTENZIONE, PAURE

Oltre ai numeri del personale psichiatrico, il congresso Siep di Bologna ha affrontato molte altre questioni importanti per la vita quotidiana dei pazienti.

Sul tema di “trattamenti non coercitivi” - non legare i pazienti - gli psichiatri Giovanni Rossi e Alessio Saponaro hanno presentato i risultati di 6anni di un monitoraggio negli SPDC dell’Emilia-Romagna ( i luoghi in cui vengono curate le persone con disturbi psichici in situazione di crisi).

Mentre viene riaffermato l’obiettivo di giungere a “contenzione zero”,  il monitoraggio mostra come in 6 anni (2011-2016) in Emilia-Romagna la contenzione è diminuita del 41%.  

Nel frattempo la situazione varia molto: a Modena gli standard appaiono ancora elevati, mentre viene sottolineato il caso di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, dove dalla sua creazione non è mai stata legato nessun paziente.

“La contenzione è proibita e nessuno viene legato all’interno delle REMS, dove ci sono persone che hanno commesso reati anche molto gravi - sostiene Franco Corleone, (Commissario per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari) che ha presentato una relazione dal titolo “Mai più OPG” - non si vede perché non sia possibile smetterla negli SPDC”

Lorenza Magliano, professore di psichiatria dell'Università della Campania, ha riportato una ricerca sulle numerose conseguenze dello stigma, dei pregiudizi. Non ne sono esenti neppure i medici di base: la parola “schizofrenia” evoca scenari di pericolosità e fa paura anche a loro, molti medici infatti considerano pericolosi i loro pazienti, e solo il 27%degli intervistati dichiara che è possibile instaurare con loro relazioni di fiducia.

Un aspetto conseguente è che i medici di base tendono a sottovalutare i problemi fisici dei pazientipsichiatrici, attribuendo i disturbi che i pazienti denunciano alla malattia psichica, e non prendendoli in considerazione .

Di conseguenza, per i pazienti psichiatrici vengono richieste dai medici di base meno analisi “comuni” (colesterolo, glicemia, ecc.). ed i pazienti psichiatrici rischiano un  50% in più di disturbi non diagnosticati.

Il pregiudizio dei medici di base  emerge anche in una ricerca che la psichiatra Antonella Piazza ha descritto, un progetto della Regione Emilia-Romagna realizzato assieme ad alcune associazioni di familiari e utenti, sull’appropriatezza dell’uso di antipsicotici nei disturbi schizofrenici. Una parte della ricerca ha indagato il tema delle paure. I pazienti temono che una volta che viene prescritto loro uno psicofarmaco, non lo smetteranno mai; altri temono di diventarne dipendenti. Contemporaneamente, però, c’è anche chi denuncia la paura che gli psicofarmaci possano far perdere una parte importante di se stessi, della propria identità, di cui la sofferenza costituisce una parte rilevante, anche se problematica.

“E’ vero – conferma la psicoredattrice Morena - Io sento le voci da quando sono bambina, e durante la mia vita le voci mi hanno anche aiutato. All’inizio, quando mi hanno dato dosi massicce di psicofarmaci, forse perché non le sentissi più, ho avuto paura: di perdere una parte di me, di non essere più io. Di sentirmi più sola, più vulnerabile”.

La ricerca ci dice che per i familiari dei pazienti, invece, i timori più presenti sono due: la paura di un decadimento cognitivo, di un intorpidimento della prontezza e dell’intelligenza, e quella del forte ingrassamento provocato dagli antipsicotici, con i conseguenti problemi di salute fisica.

Queste paure, secondo la ricerca, sono aggravate dal fatto che i medici tendono a non ascoltare davvero quello che dicono pazienti e familiari quando esprimono un timore o si lamentano di un effetto secondario.  

A proposito dell’uso adeguato degli psicofarmaci, secondo la dottoressa Piazza sono gli stessi psichiatri a denunciare la mancanza di una formazione adeguata: nel corso degli studi viene loro insegnato a scegliere e dosare gli psicofarmaci, ma non a diminuirli o a toglierli.

Possiamo pensare che questa lacuna nella formazione in psichiatria sia l’ eredità di una cultura che per troppo tempo ha considerato la malattia psichica una specie di condanna incurabile, e non ha creduto nella possibilità di un miglioramento, di una evoluzione né tantomeno di una recovery.  

Per fortuna, molte realtà stanno dimostrando con i fatti che queste concezioni del disturbo psichico sono antiche, sbagliate e ignoranti.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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