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Teatro e radio per una partecipazione autentica. Intervista con Ivonne Donegani

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

In principio, ricorda Ivonne Donegani, già direttrice del Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda USL di Bologna e fra le fondatrici di Arte e Salute, ci fu il Marchese de Sade, che riuscì a ottenere il permesso di dirigere i pazienti del manicomio nel quale era rinchiuso, suscitando l'interesse della società illuminista francese per quelle rappresentazioni. Quell'esperienza si interruppe con la Restaurazione, ma il rapporto tra scena e cura riemerse nel XIX secolo, quando Alexandre Dumas raccontò il successo degli spettacoli messi in scena nell'ex manicomio di Aversa.

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Da allora il teatro ha assunto forme e significati diversi nell'ambito della salute mentale: da un lato strumento di emancipazione, partecipazione e trasformazione sociale; dall'altro occasione per sperimentare identità, emozioni e relazioni attraverso il lavoro dell'attore. È in questa seconda tradizione che si inserisce Arte e Salute Aps, nata venticinque anni fa per offrire una formazione professionale nel teatro e, successivamente, nella comunicazione a persone seguite dai servizi di salute mentale.
Il 19 giugno, all'Arena del Sole di Bologna, l'associazione ha celebrato il proprio venticinquesimo anniversario. Ne abbiamo parlato con Ivonne Donegani, ripercorrendo la storia del progetto, il significato di questo traguardo e il valore culturale e sociale di un'esperienza che rappresenta oggi uno dei riferimenti nazionali nel teatro della salute mentale.

Cosa avete festeggiato il 19 giugno all'Arena del Sole?

Abbiamo festeggiato i 25 anni di Arte e Salute. L'associazione nasce per sostenere e sviluppare il progetto avviato circa ventisei anni fa all'interno del Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda USL di Bologna. In origine era costituita come Onlus (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), mentre oggi è un'Associazione di Promozione Sociale (Aps).
Il progetto nasce con un obiettivo preciso: formare persone in cura presso il Dipartimento di Salute Mentale alle arti teatrali e, successivamente, alla comunicazione radiofonica. L'idea era costruire un percorso di professionalizzazione capace di favorire anche l'inclusione lavorativa. Questi 25 anni rappresentano soprattutto la continuità di un'esperienza che ha saputo produrre risultati importanti e, per molti aspetti, innovativi.

Come si è svolta la festa?

Ci siamo ritrovati insieme agli attori, ai redattori di Psicoradio, agli operatori della salute mentale, agli operatori teatrali e a tutte le persone che hanno accompagnato questa esperienza nel corso degli anni. Erano presenti gli attori delle tre compagnie – teatro di prosa, teatro ragazzi e teatro di figura – insieme ai redattori di Psicoradio, ma anche molti ex attori ed ex redattori che, dopo avere intrapreso altri percorsi di vita e di lavoro, hanno voluto essere con noi per questa ricorrenza. Alla celebrazione hanno partecipato anche numerosi rappresentanti delle istituzioni che hanno sostenuto il progetto fin dalle sue origini. Francesco Critelli ha portato il saluto del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale; Alessio Saponaro quello dell'assessore regionale alle Politiche per la Salute Massimo Fabi. Sono intervenuti inoltre Angelo Giovanni Rossi, presidente uscente di Arte e Salute, che ha passato il testimone alla nuova presidente Silvia Bartolini; Elena Di Gioia, direttrice artistica di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Fabio Lucchi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell'Azienda USL di Bologna, che ha portato anche il saluto della direttrice generale Anna Maria Petrini, impossibilitata a partecipare; Bruno Cappagli, direttore artistico de La Baracca – Testoni Ragazzi; Alessandro Canella, direttore responsabile di Radio Città Fujiko.
Un momento particolarmente significativo è stato l'intervento del presidente di Emilia Romagna Teatro, Giuliano Barbolini, che ha ribadito il valore culturale e civile della collaborazione fra ERT e Arte e Salute, sottolineando come l'accoglienza stabile delle compagnie all'Arena del Sole rappresenti un esempio concreto di teatro pubblico aperto all'inclusione e alla produzione artistica.
La mattinata si è conclusa con il saluto di Alessandro Bergonzoni, che negli anni è sempre stato vicino ad Arte e Salute, seguendone gli spettacoli e sostenendo anche l'esperienza di Psicoradio.
Sono arrivati inoltre i messaggi di alcune figure che hanno segnato la storia del progetto. Fra questi quello di Pietro Valenti, primo direttore di Emilia Romagna Teatro, e il ricordo di Lucio D'Amelio, primo direttore artistico de La Baracca – Testoni Ragazzi, al quale è succeduto Bruno Cappagli.
È stato ricordato anche il ruolo svolto da Nuova Scena, la cooperativa teatrale che, attraverso il presidente Paolo Cacchioli e Natalino Mingrone, accolse il gruppo di Arte e Salute all'Arena del Sole agli inizi degli anni Duemila, consentendone la prima residenza artistica. Con il successivo passaggio a Emilia Romagna Teatro questa collaborazione non solo è proseguita, ma si è consolidata fino a diventare uno degli elementi distintivi dell'esperienza bolognese.
Angelo Giovanni Rossi ha inoltre ricordato come il progetto fosse stato fortemente sostenuto dall'allora assessore regionale alle Politiche per la Salute, Giovanni Bissoni. Erano gli anni successivi alla chiusura degli ospedali psichiatrici di San Giovanni in Persiceto e Budrio, quando una delle principali sfide dei servizi territoriali consisteva nel riconvertire le risorse destinate alle istituzioni manicomiali in progetti di inclusione sociale e lavorativa.
Fu una sfida molto ambiziosa. Si trattava di immaginare che persone seguite dai servizi di salute mentale potessero formarsi professionalmente nel teatro e nella comunicazione, dando vita a compagnie stabili e a una redazione radiofonica. Alle nostre spalle c'era certamente tutta la riflessione sul teatro che aveva accompagnato il superamento dell'istituzione manicomiale. Penso a Marco Cavallo, simbolo di quella stagione, nato dall'incontro fra le persone ricoverate, Giuliano Scabia e l'artista Vittorio Basaglia. Ma nessuno poteva prevedere che da quella intuizione sarebbero nate compagnie professionali con attori retribuiti e una realtà come Psicoradio, oggi diffusa in gran parte del territorio nazionale. Il percorso, inoltre, prese avvio grazie a un corso di formazione sostenuto dalla Provincia di Bologna, che credette fin dall'inizio nelle potenzialità del progetto.

Giuliano Scabia sosteneva che è importante sviluppare al massimo la propria capacità di ascolto, “il massimo d'ascolto per afferrare il minimo di espressione”. Un principio che richiama anche la riflessione di Jean Dubuffet sull'Art Brut. Quanto c'è di tutto questo nell'esperienza di Arte e Salute?

Assolutamente sì. Riflettendo sul senso di questa esperienza – e lo abbiamo fatto anche con il contributo di Angela Tomelli e Gabriella Gallo – emerge chiaramente come l'attività teatrale, così come quella radiofonica attraverso Psicoradio, permetta innanzitutto una partecipazione autentica delle persone.
Le persone diventano protagoniste. Acquistano una voce che ha un significato e che passa inevitabilmente anche attraverso il vissuto della sofferenza. Non sono altri a raccontare la malattia mentale: sono coloro che quell'esperienza l'hanno attraversata in prima persona.
Nel lavoro teatrale le compagnie – sia quella di prosa sia quelle di teatro ragazzi e di teatro di figura – affrontano costantemente testi classici e contemporanei interrogandosi sul rapporto fra attore e personaggio. È proprio in questo confronto che ciascuno porta la propria sensibilità, la propria storia, la propria emotività.
La costruzione di uno spettacolo richiede studio del testo, analisi del personaggio, prove, confronto continuo. Ma soprattutto richiede che ogni attore metta a disposizione le proprie emozioni. È un processo creativo molto intenso.
Ricordo una frase pronunciata da uno dei nostri attori: "A teatro ci si può arrabbiare, si può amare, si può tradire, si può fare tutto e non succede niente, non come nella vita reale". Significa poter sperimentare emozioni e comportamenti in uno spazio protetto, imparando poi a riconoscerli anche nella vita quotidiana.
Il teatro libera tensioni, permette di accedere ai sentimenti, favorisce la creatività. Ma c'è un altro elemento altrettanto importante: tutto questo avviene davanti a un pubblico.
Sia il teatro sia la radio si rivolgono alla comunità. Gli spettacoli vengono rappresentati davanti agli spettatori, le trasmissioni radiofoniche raggiungono migliaia di ascoltatori. In quel momento si costruisce una relazione vera fra chi produce cultura e chi la riceve.
Si crea una comunità emotiva. Se il teatro produce benessere per chi lo pratica, credo che ne produca altrettanto per chi assiste agli spettacoli. Il pubblico scopre bellezza, emozione e qualità artistica generate da persone che troppo spesso la società continua a considerare soltanto attraverso la loro fragilità.
Credo che questo rappresenti uno dei risultati più importanti raggiunti in questi anni.
Tutti i progetti inclusivi sviluppati dal 1980 a oggi – penso ad Arte e Salute, a Psicoradio e a molte altre esperienze nate nel territorio bolognese – condividono proprio questa possibilità: parlare pubblicamente al mondo, modificando lo sguardo con cui la società osserva la salute mentale.

Come mai il teatro legato alla salute mentale sembra avere ottenuto un riconoscimento maggiore rispetto ad altre forme artistiche, come le arti figurative?

In realtà, per quanto riguarda l'arte figurativa, credo che a Bologna gli artisti irregolari abbiano raggiunto negli ultimi anni una visibilità significativa. Oggi costituiscono un gruppo importante, organizzano mostre, partecipano a festival e stanno contribuendo allo sviluppo dell'arte irregolare non soltanto a Bologna, ma anche a livello nazionale. Eppure le compagnie teatrali sono riuscite a conquistare palcoscenici prestigiosi e a entrare stabilmente nella programmazione dei teatri, mentre gli artisti irregolari difficilmente vengono ospitati nelle gallerie d'arte contemporanea o nei musei generalisti. È proprio questa la differenza. Per il teatro esiste oggi un movimento regionale molto strutturato e anche una rete nazionale dei Teatri della Salute Mentale. Ma ciò che distingue Bologna è soprattutto il percorso costruito nel tempo.
Il progetto nasce all'interno del Dipartimento di Salute Mentale, si sviluppa grazie ad Arte e Salute e trova poi un interlocutore fondamentale nell'Arena del Sole.
Prima con Nuova Scena, attraverso il lavoro di Paolo Cacchioli e Natalino Mingrone, successivamente con Emilia Romagna Teatro, che ha continuato a ospitare stabilmente le compagnie offrendo loro una vera residenza artistica.
Per il teatro ragazzi il ruolo de La Baracca – Testoni Ragazzi è stato altrettanto determinante, sia nell'accoglienza della compagnia sia nella produzione degli spettacoli.
Questo è stato il vero valore aggiunto dell'esperienza bolognese. Anche il progetto "Teatro e Salute Mentale" della Regione Emilia-Romagna, promosso dall'Istituzione Gian Franco Minguzzi insieme agli assessorati regionali competenti in materia di sanità e cultura, ha contribuito in maniera decisiva a questo percorso.
Gli spettacoli non vengono rappresentati in contesti separati o specialistici, ma trovano spazio nei cartelloni dei teatri della regione.
È proprio questo il salto di qualità. Essere inseriti nella normale programmazione teatrale significa essere riconosciuti per il valore artistico del lavoro svolto e non per la condizione personale degli attori.
Naturalmente esiste anche un'attenta selezione. L'accesso alle compagnie avviene attraverso colloqui e percorsi di formazione rivolti alle persone seguite dai servizi di salute mentale. L'obiettivo è valorizzare i talenti, costruendo un percorso professionale serio e continuativo.

Possiamo dire che la forza di Arte e Salute è stata quella di riuscire a dialogare con le istituzioni, convincendole a investire sul teatro della salute mentale?

Credo proprio di sì. E lo stesso vale per Psicoradio. Psicoradio, grazie alla collaborazione con il circuito di Radio Popolare, viene trasmessa da emittenti che coprono un'ampia parte del territorio nazionale, da Torino fino a Messina, oltre che da Radio Città Fujiko a Bologna. Questo significa che le trasmissioni realizzate dai nostri redattori non rimangono confinate in un circuito specialistico, ma raggiungono un pubblico vasto e molto eterogeneo.
Credo che il punto centrale sia proprio questo: la rappresentazione pubblica.
La vera sfida è stata convincere teatri, radio e istituzioni culturali ad aprire i propri spazi a realtà che, fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe immaginato potessero produrre spettacoli e programmi radiofonici capaci di entrare stabilmente nei cartelloni teatrali e nei palinsesti.
Quando questo accade, cambia anche lo sguardo della società. Le persone non vengono più riconosciute soltanto come utenti dei servizi di salute mentale, ma come attori, autori, redattori, professionisti della cultura. È questo il risultato più importante.

Quali sono oggi le prospettive di sviluppo del progetto?

Purtroppo, in questi anni, non siamo riusciti ad accogliere tutte le persone che avrebbero desiderato partecipare alle attività. Il nostro auspicio è poter ampliare ulteriormente le opportunità artistiche. Mi piacerebbe, ad esempio, sviluppare con maggiore continuità anche il lavoro sul linguaggio della danza. Penso all'esperienza di Balletto Civile e al lavoro svolto da Michela Lucenti, che più volte osservava come le persone del nostro gruppo possedessero corpi straordinariamente espressivi, con potenzialità artistiche spesso sorprendenti.
Credo che anche questo rappresenti un percorso sul quale investire in futuro.

In questi venticinque anni, quanto è stato importante il contributo del volontariato?

È stato fondamentale. Quando si parla di Arte e Salute si pensa soprattutto agli spettacoli, agli attori, ai registi, ai laboratori, ma dietro tutto questo esiste una rete molto ampia di persone che, spesso lontano dai riflettori, ha reso possibile la continuità del progetto.
Penso ai volontari, ai soci dell'associazione, ai componenti del Consiglio direttivo e ai presidenti che si sono succeduti negli anni.
Il loro contributo non si è limitato al sostegno organizzativo. Hanno accompagnato le compagnie nelle tournée, hanno contribuito alla promozione delle attività, hanno costruito relazioni con le istituzioni e con il territorio, rendendo possibile una crescita costante dell'associazione. Anche questo è un elemento essenziale della nostra storia.
Arte e Salute non è soltanto un progetto teatrale o radiofonico. È una comunità che, nel tempo, ha saputo mettere insieme professionalità artistiche, operatori sanitari, volontari, istituzioni e persone con esperienze di sofferenza psichica, dimostrando che la cultura può essere uno strumento concreto di inclusione, di lavoro e di cittadinanza.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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