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Elogio dell'irregolarità: l'omaggio degli artisti irregolari alla memoria di Dario Fo

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Maria Berri

Il legame tra Dario Fo e Bologna è profondo e si è consolidato nel corso di decenni attraverso eventi politici, accademici, e teatrali. La città ha rappresentato per il premio Nobel un palcoscenico di libertà creativa, specialmente a partire dagli anni '60, quando divenne uno dei centri principali per le sue esibizioni nei circoli Arci, dopo la censura televisiva.
Quest'anno ricorre il centenario della sua nascita e la Fondazione Fo Rame e l'Università di Bologna l'hanno ricordato con una serie di eventi, tra cui la mostra con cui il Collettivo artisti irregolari bolognesi (Caib) ha voluto celebrare un artista che ha saputo raccontare il mondo con uno sguardo libero, ironico e profondamente rivoluzionario e il cui teatro, capace di mescolare comicità e critica sociale, continua oggi a parlare al presente e a ispirare nuove forme di espressione.
“Elogio dell'irregolarità” è il titolo della mostra che si è tenuta a fine aprile al Dumbo di via Casarini, all'inaugurazione c'eravamo anche noi di Sogni&Bisogni.

dariofo

La nascita del Caib risale al 2014, come ha ricordato all'inaugurazione Antonella Magnani, referente Ausl per i progetti riabilitativi tra arte e salute: è in quell'anno che gli artisti irregolari bolognesi realizzano, insieme a Jacopo Fo, figlio di Dario, un murale (visibili ancora oggi) all'interno dell'ex Roncati in via Sant'Isaia.

Daniela Micioni della compagnia teatrale - La Baracca -Testoni Ragazzi di Bologna e regista della performace teatrale ha illustrato il percorso itinerante che gli artisti hanno messo in scena nello spazio di Dumbo. Gli attori hanno letto testi di Dario Fo selezionati e rielaborati da Gianluigi Ruggieri, insieme a testi originali di Kate Nasi e Barbara Pagano. Le musiche, tratte dal repertorio di Dario Fo, sono state curate da Marco Chiappelli.
La lettura scenica ha esplorato alcune delle figure più emblematiche dell’universo di Dario Fo e Franca Rame: il giullare, la maschera, il matto, il tema della donna, intrecciandoli a memorie e suggestioni legate alla loro figura e al loro immaginario.

Beatrice Molinari, in arte Beatrix, artista che collabora con il Caib da un anno, ha realizzato il quadro “Dario Fo: omaggio”, un dipinto sotto forma di caricatura che è stato scelto per la locandina della mostra. Beatrix ha utilizzato una tecnica mista con l'ausilio di acrilico, matita e penarelllo. Lo stile visivo di tale opera è pop psichedelico, molto colorato, ricco di linee curve, spirali e forme astratte che circondano il volto centrale del personaggio. Le caricature non sono il suo forte, e si è voluta mettere in gioco facendo un esperimento con la caricatura di Dario Fo. Beatrix ha realizzato anche l'opera dal titolo “Il giullare di Beatrix”, il giullare è il sogno nel cassetto che vorrebbe concretizzare. Altro quadro molto suggestivo, è “The butterfly”, un esperimento che Beatrix ha fatto con la colla in cui il risultato finale, una farfalla appunto, prendeva forma via via che lavorava.

La metafora del giullare, protagonista di molte opere di Beatrix, è centrale nella poetica di Dario Fo. È l'archetipo dell'intellettuale ribelle, la voce autentica degli oppressi. È una figura sovversiva e popolare che usa la comicità, il grottesco e l'irriverenza per smascherare l'ipocrisia del potere e restituire dignità agli ultimi. Il legame profondo di Fo con questa figura si articola in diversi aspetti chiave del suo teatro. Fo attraverso il giullare, ha dato voce alla cultura popolare e subalterna spesso esclusa dalla storia ufficiale. Nei soggetti fragili il giullare rappresenta una metafora della libertà di pensiero e dell'inconscio. Storicamente le persone con disabilità fisiche venivano spesso ridotte al ruolo di “giullari di corte”. Oggi in ambito psicologico e psichiarìtrico questa figura è vista come un'espressione di rottura rispetto alle convenzioni sociali.

Antonella Oneto ha realizzato alcune opere in creta, tra cui un simpatico e ironico giullare e un fiore rosso. Tra le sue opere pittoriche notevole è il dipinto “Donna con fiore azzurro”, un inno alla donna rappresentata all'interno di una ciotola quasi per preservarla dai mali del mondo.
Paolo Veronesi, in arte Fly, ha esposto opere che privilegiano forme e linee astratte poichè offrono un linguaggio visivo diretto per esprimere emozioni caotiche.
“Le forme non figurative, i colori intensi e le pennellate istintive che si riscontrano nei miei quadri come 'I pesci', 'Una maschera di paura' e 'Il Toro' permettono di liberare il mio subconscio, senza le costrizioni della pittura tradizionale”, ha detto Fly.

In mostra anche le foto artistiche di Lidia Sasdelli, tra cui “Dolce innocenza”, la preferita dell'artista perchè rappresenta il ricordo dell'infanzia. “Giocare con le bambole e con i pupazzi sviluppa la creatività e sbriglia la fantasia”, ha affermato Sasdelli. La foto immortala una bambina con in braccio un pinocchio, e se pur molto piccola si è posta davanti alla macchina fotografica senza alcun problema, senza proferire parola mettendosi in posa come un'attrice muta.
Sasdelli ha raccontato che le sue opere sono anche un omaggio a Dario Fo, personaggio inquadrato nella satira, ironico nella maschera del giullare dando anima e voce ai burattini che il mondo infantile ama immensamente. Le fotografie sono in bianco e nero e hanno titoli come: “Complicità”, “Stupore” ed “Epilogo”.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

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...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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