di Maria Berri
Geografie Irregolari è il titolo della mostra del Collettivo Artisti Irregolari Bolognesi (C.A.I.B.), realizzata nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e promossa dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna.

L’edizione 2026 segna un passaggio significativo poiché l'iniziativa esce dagli spazi istituzionali per aprirsi alla città, trovando sede a Mezz'aria Community Hub, luogo di incontro, di sperimentazione e di partecipazione culturale e sociale aperto a Bologna in via Frassinago.
L’esposizione riunisce circa 40 artisti e presenta oltre 150 opere, tra dipinti, collage, fotografie, installazioni, creazioni in creta e altre forme espressive. Accanto agli artisti bolognesi, la mostra ospita opere provenienti da Atelier d’Arte toscani e dagli artisti dell'associazione "Progetto Itaca Bologna", che da tempo collaborano attivamente con il C.A.I.B., dando vita a una mappa plurale di linguaggi, esperienze e visioni.
L’inaugurazione si è tenuta il 5 febbraio, con un momento di confronto pubblico dedicato al tema della creatività come risorsa di benessere psico fisico, la musica di Silvia Cesco, che ha accompagnato l’apertura e la prima visita alla mostra, ha chiuso l'evento.
Grazie alla disponibilità e al contributo dei volontari dell' Associazione Cristina Gavioli, numerose opere degli artisti del Collettivo hanno avuto una bella incorniciatura.
Nel pomeriggio del 17 febbraio, la redazione di Sogni e Bisogni, accompagnata dall'artista irregolare Paolo Veronesi in arte Fly, ha visitato la mostra incontrando tra l'altro gli artisti Sergio Meloncelli, che era di guardia e Giovanni Elmi in arte MacKenzie. Rivolgendo loro alcune domande sul perchè di tale titolo, Mackenzie ci fornisce una sua interpretazione sostenendo che potrebbe scaturire dal confine invisibile che c'è fra salute e mancanza di salute quindi "geografie irregolari" in quanto non sono definite le regole e i confini non sono nitidi.
MacKenzie è noto per le sue invenzioni patafisiche, i laboratori di pittura e di collage condotti all'interno del C.A.I.B.. Nella sua originale installazione "Ruota di bicicletta" che fa da cornice alla sua opera spiega che non realizza opere convenzionali e sfrutta materiale di riciclo sia per dare una mano all'ambiente e sia per un risparmio di risorse economiche.
I quadri sono dislocati in vari ambienti, tra questi alcuni sono disposti sulle pareti del bar che si trova all'interno della struttura.
Paolo Veronesi, in arte Fly, ci racconta che dipinge dal 1999, e ha affermato "Mi piace dipingere per scaricarmi dallo stress quotidiano e astrarmi dallla realtà, le mie opere sono per lo più astratte, ma dipingo anche soggetti realistici, ispirandomi a Morandi".
Tra le varie opere di Sergio Meloncelli, singolare è il quadro dal titolo "Dizzy Pop". L'autore mescola l'estetica della Pop art con un linguaggio visivo crudo e immediato. Il tratto ingenuo della figura dissacrante che si staglia su una scacchiera multicolore, punto di forza del dipinto, esprime un senso di ribellione, di sfida e di distacco.
La policromia presente nelle opere e le influenze di vari pittori più importanti che si notano nei quadri, li rende di notevole impatto. Interessante il quadro di Giorgio Matteis (scelto per il volantino della mostra) dal titolo "Donna blu con collana" dal fascino sottile e dallo sguardo enigmatico che cattura l'attenzione in modo magnetico.
Gli artisti irregolari, attraverso le loro opere e l'urgenza espressiva che li ha determinati, hanno offerto un inedito, personalissimo e variegato sguardo sul mondo. L'artista irregolare, pur ispirandosi a varie correnti pittoriche, nel suo atto creativo si esprime in maniera libera rispondendo a una sua personale esigenza emotiva, come balsamo per la sua anima.
La mostra è stata un’opportunità per conoscere le opere di pittori, scultori, disegnatori e fotografi, che si collocano nell’ambito dell’Outsider Art (una produzione artistica al di fuori dell'arte convenzionale), il cui percorso artistico si intreccia con quello della ricerca della salute mentale.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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