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All’Ospedale Maggiore nasce un reparto per la salute mentale dei più giovani

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Chiara Ghelfi

Lo scorso 9 dicembre è stato inaugurato a Bologna il Reparto di Psichiatria e Psicoterapia dell’Età Evolutiva presso l’Ospedale Maggiore, una struttura pensata per accogliere, curare e accompagnare bambini e adolescenti tra gli 11 e i 17 anni che vivono una fase di sofferenza psicopatologica acuta. Il reparto è il un punto di riferimento per l’Area Vasta Emilia Centrale – Bologna, Imola e Ferrara – e si inserisce nella strategia regionale di risposta all'aumento dei bisogni di salute mentale tra i giovanissimi.

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A guidare il reparto è Stefano Costa, direttore della Psichiatria e Psicoterapia dell’Età Evolutiva dell'Ospedale Maggiore: “È un progetto straordinario e molto studiato. Abbiamo guardato alle esperienze presenti nel Paese e all’estero, ponendo grande attenzione agli spazi e alle esigenze sia individuali sia di gruppo. Lo sognavamo dal 1999. Il metodo recovery è centrale: significa ascoltare, infondere speranza e lavorare anche sull’accettazione delle proprie fragilità. Non si tratta solo di un ricovero con terapia farmacologica, ma di insegnare come poter stare bene a partire dalle proprie debolezze”.

Da tempo si avvertiva la necessità di disporre di luoghi dedicati agli adolescenti che attraversano fasi acute di sofferenza psicopatologica. L’adolescenza, infatti, è una fase caratterizzata da profonde trasformazioni fisiche, emotive e cognitive, legate alla costruzione dell’identità, all’autonomia e alle relazioni, che rendono i disturbi mentali particolarmente complessi e strettamente connessi a questi processi di sviluppo. Per questo si è spesso parlato di quanto fosse fondamentale offrire ambienti protetti e specialistici, separati da quelli per adulti, in grado di garantire cure mirate, terapie adeguate all’età e di ridurre il rischio di stigmatizzazione in un momento cruciale della vita.

La necessità di questo intervento è confermata anche dai numeri. Nel territorio bolognese sono oggi circa 12.300 i minori presi in carico dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl, pari a circa il 10% della popolazione generale. Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei disturbi d’ansia e depressivi, dei disturbi del neurosviluppo, delle condotte autolesive e dei comportamenti suicidari, spesso intrecciati a fragilità psicosociali, familiari e scolastiche. Come evidenziato dalla letteratura scientifica internazionale, la maggior parte dei disturbi mentali esordisce tra i 12 e i 25 anni, rendendo questa fase della vita cruciale per la diagnosi precoce e l’intervento tempestivo. Da qui la necessità di modelli di servizio nuovi, più integrati, proattivi e orientati allo sviluppo.

Il nuovo reparto ha 7 stanze singole pensate per essere accoglienti e adeguate all'età dei pazienti: l'attenzione è stata posta in particolare sullo spazio, sui colori e sugli arredi. Sono stati poi realizzati ambienti per la vita di gruppo e e le attività terapeutiche: una sala musica, una stanza per le attività espressive, una zona pranzo-soggiorno, una stanza relax e locali riservati ai colloqui con le famiglie.

L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra bisogni individuali e socializzazione, favorendo un clima di sicurezza, dignità e appartenenza. Le degenze saranno brevi e intensive: in media circa due settimane, con una durata massima di sei settimane. Sono 28 i professionisti che lavorano nel reparto: neuropsichiatri infantili, psicologi, infermieri, educatori e terapisti della riabilitazione psichiatrica.

L'approccio è orientato alla recovery: “La metodologia di intervento si fonda sulla costruzione di un’alleanza di lavoro che considera i ragazzi protagonisti a tutti gli effetti del percorso di cura”, ha spiegato Costa. Fin dall’ingresso viene condiviso un vero e proprio “contratto” di ricovero e i giovani sono coinvolti nella programmazione delle attività quotidiane. Le giornate sono scandite da briefing, attività terapeutiche, espressive, educative e di socializzazione, costruite insieme ai ragazzi in un’ottica di partecipazione e responsabilizzazione.

L’attenzione si sposta così dal solo curare il disturbo al promuovere una vita piena e significativa, anche in presenza di sintomi, valorizzando la voce dei minori, la speranza di cambiamento, il senso di appartenenza e il legame con scuola, famiglia e comunità.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

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...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
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Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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