di Chandra Signorile, redattrice di Sogni&Bisogni
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2025, nel territorio del distretto Reno Lavino Samoggia si è svolto l’incontro "Sfumature di Recovery" presso il polo di Recovery College in Via Margotti a Casalecchio. Organizzato dalla cooperativa Il Martin Pescatore, è stato un momento partecipato che ha avuto come intento non solo quello di restituire dati e riflessioni, ma soprattutto di progettare insieme il futuro della salute mentale.

L’obiettivo condiviso è stato quello di far sì che questo incontro rappresentasse una tappa concreta del percorso già avviato verso un modello di salute mentale integrato, partecipato e centrato sull’esperienza vissuta. Il concetto di recovery, al centro della discussione, è stato raccontato come un processo di crescita e apprendimento accessibile a tutti: persone che vivono un disagio mentale, familiari, operatori e cittadinanza. Il Recovery College, in questo senso, non è un servizio sanitario, ma uno spazio educativo e relazionale dove si impara insieme, da pari a pari, condividendo esperienze, conoscenze e competenze. La finalità è anche quella di riconoscere a ogni persona la possibilità di essere protagonista del proprio percorso.
La scelta del titolo “Sfumature di Recovery” ha voluto evidenziare la natura personale e unica di ogni percorso di ripresa. La recovery, infatti, non è mai uguale per tutti: ognuno la vive con tempi, bisogni, strumenti e significati diversi. Come i colori, anche i vissuti legati alla salute mentale si presentano in una molteplicità di tonalità, tutte importanti. L'incontro ha dato spazio a questa varietà di voci e prospettive, coinvolgendo professionisti, cittadini, operatori, familiari, giovani e persone con esperienza diretta.
La partecipazione è stata numerosa e attiva, con circa 60 le persone presenti, tra cui rappresentanti istituzionali, amministratori locali, operatori della salute mentale, facilitatori, associazioni del territorio, cooperative sociali, realtà sportive e cittadini. L’atmosfera è stata accogliente, caratterizzata da un forte coinvolgimento. Sono emerse emozioni di gratitudine, entusiasmo, fiducia reciproca e senso di possibilità. I momenti di confronto hanno confermato il desiderio collettivo di contribuire alla costruzione di qualcosa di condiviso. Anche gli atti simbolici proposti, come la scelta del nome per il futuro polo del Recovery College a Casalecchio, sono stati vissuti come segnali concreti di appartenenza e impegno. Per tale scelta si è usato un metodo interattivo di votazione tramite urne. I nomi da cui scegliere erano il risultato di un sondaggio effettuato on line precedentemente, il più votato è stato CoReLab. Intanto la parola “core” viene intesa nel suo significato latino di cuore, ma il nome è anche composto da elementi fondanti del polo: la coprogettazione, il distretto ReLaSa (Reno, Lavino, Samoggia) e lab come laboratorio condiviso e partecipato.
Nel corso della giornata sono state richiamate parole chiave che hanno ben rappresentato lo spirito del Recovery College: co-costruzione, speranza, condivisione delle difficoltà, fiducia, divertimento, senso di appartenenza, protagonismo, parità, valorizzazione delle competenze, contaminazione e contatto con il territorio. Tali concetti non sono rimasti a livello teorico, ma si sono tradotti in pratiche quotidiane che favoriscono autonomia, empowerment e inclusione sociale. Il Recovery College è stato descritto come uno spazio umano, non gerarchico. La dimensione trasformativa della recovery è stata richiamata più volte, non come semplice superamento della sofferenza, ma come percorso di evoluzione personale e collettiva. Sono stati presentati anche diversi dati raccolti dal 2023 e si è evidenziato come in quell’anno erano state coinvolte circa 150 persone, mentre nell’anno successivo il pubblico e gli attori della recovery sono decisamente aumentati arrivando a quasi 250 persone.
Sono stati citati diversi progetti significativi, come i percorsi di orientamento al lavoro, il progetto Adolescenti Anonimi Young rivolto ai più giovani, attività in natura, laboratori espressivi e relazionali, bio-teatro e iniziative occupazionali. Queste esperienze dimostrano la capacità del Recovery College di aprire spazi inclusivi, con una forte attenzione alla diversità dei vissuti. L’approccio adottato consente di allargare il significato stesso di “cura”, integrando dimensioni artistiche, corporee, sociali e comunitarie. Anche sul piano della comunicazione, sono stati avviati percorsi innovativi, come l’utilizzo dei social della Polisportiva Masi di Casalecchio di Reno, il coinvolgimento degli Enti del Terzo Settore, delle radio locali, dei giornali di quartiere, dei mercati e dei centri commerciali, per raggiungere pubblici diversi e diffondere la cultura della recovery.
Lo spazio di via Margotti è stato riconosciuto come un presidio concreto e simbolico del modello recovery, accogliente e accessibile, frutto di un processo partecipato di riadattamento e arredamento ancora in corso. Un piccolo gruppo misto ha curato il lavoro, che ha portato all’acquisto di nuovi arredi, di un computer portatile dedicato al Recovery College e alla costruzione di un calendario comune per la gestione condivisa delle stanze. Sono stati inoltre trovati accordi partecipati per agevolare gli spostamenti delle persone che non potevano raggiungere autonomamente lo spazio.
Durante l’incontro, sono state avanzate proposte chiare per il futuro, con l’obiettivo di rendere il Recovery College un punto stabile e riconosciuto all’interno del tessuto sociale e istituzionale del distretto. È stata espressa la volontà di rafforzare la comunicazione e la divulgazione delle attività, valorizzare le risorse già presenti nel territorio, proseguire con la co-progettazione di corsi e attività che uniscano mondi ancora troppo separati come i Centri di salute mentale e la Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, i servizi sanitari e sociali, i professionisti e i cittadini. È stato inoltre evidenziato l’impegno a dare continuità alla formazione tra pari, coinvolgendo sempre più persone con esperienza vissuta in ruoli attivi come facilitatori, tutor o co-docenti.
Il contesto del distretto Reno Lavino Samoggia, già orientato a un’integrazione socio-sanitaria concreta, offre un terreno fertile grazie a politiche che promuovono la parità, a una visione multidimensionale della persona e al coinvolgimento crescente degli Enti del Terzo Settore nei processi di programmazione e progettazione. La contaminazione tra ambiti diversi, l’esistenza di punti di contatto tra servizi e l’impegno a promuovere relazioni tra cittadini, operatori e istituzioni dimostrano un orientamento verso una salute mentale di comunità. Tuttavia, è emersa anche la consapevolezza che il cambiamento culturale non è ancora pienamente compiuto e che l’integrazione tra servizi e comunità presenta margini di miglioramento. Per affrontare questi limiti, è stato ribadito che occorre un cambio di paradigma che non sia solo organizzativo, ma soprattutto culturale, capace di mettere al centro la persona, le sue relazioni e il suo progetto di vita. L’incontro “Sfumature di Recovery” ha rappresentato un passo significativo lungo questo cammino collettivo, dimostrando che una salute mentale inclusiva, partecipata e condivisa non è solo auspicabile, ma già in atto.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
presso Istituzione Giancarlo Minguzzi
Via Sant'Isaia, 90
40123 Bologna
Codice Fiscale: 91345260375
email: redazione@sogniebisogni.it