di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
La testimonianza di Piero Michele Atzori, raccontata al convegno dell’associazione Diritti Senza Barriere tenutosi a maggio di quest’anno, mostra non solo un caso di peculato, cioè il reato di un incaricato di pubblico servizio che si appropria di beni di cui ha la disponibilità in virtù del suo ufficio o servizio.

Questa testimonianza mette in luce un vero e proprio sistema che si verifica, in modo particolarmente odioso, quando un amministratore di sostegno si impossessa del denaro di un proprio assistito.
Nuoro: la sorella del professore Atzori viene consegnata nel 2021 nelle mani di un'amministratrice di sostegno che accumulava incarichi dal 2017 e si impossessava dei beni dei suoi assistiti. Il 20 giugno 2023 viene intercettata dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini sul suo conto, e così si scopre il saccheggio sistematico dei conti di oltre 50 amministrati. Una pratica durata 5 anni e 5 mesi che viene a galla non per le verifiche interne del sistema giudiziario, ma per alcune inaspettate comunicazioni della banca.
L’amministratrice si faceva inviare ogni comunicazione alla sua residenza, ma dopo due anni tre lettere di bonifici sospetti sono arrivate a casa dell’amministrata. Da qui parte l’esposto del professore Atzori nei confronti dell’amministratrice di sostegno per peculato. “Tre sono le condizioni favorevoli per il peculato emerse chiaramente da questa vicenda”, riepiloga il professore. “La prima è il mancato controllo sulle rendicontazioni da parte del giudice tutelare, la seconda l'assunzione di rendiconti incompleti da parte della cancelleria e la terza la mancata tutela del credito da parte dell'Istituto bancario. C'è stato infatti un sistematico ingiustificato superamento del tetto di spesa mensile imposto nel decreto di nomina”. In Italia il peculato reiterato avviene troppo facilmente ed è perché queste tre condizioni favorevoli si verificano insieme. Se ne venisse meno una soltanto, gran parte del peculato sarebbe scongiurato. Sugli avalli facili del giudice tutelare alle rendicontazioni dell’amministratrice, davanti alla domanda del pubblico ministero su quale fosse la prassi dei controlli il giudice tutelare ha risposto che avendo centinaia di fascicoli è inevitabile un controllo sommario.
Nonostante il caso nuorese, passato in giudicato, i rendiconti continuano a presentarsi in ritardo e talvolta sono incompleti, frammentari, approssimativi. I giudici tutelari li avvallano facilmente e la cancelleria li registra così come arrivano in cartaceo o in file. Nel 2009 il reato di peculato è stato ridisegnato inglobando il vecchio reato di malversazione a danno di privati. La confisca a vantaggio della pubblica amministrazione e il risarcimento del maltolto ai beneficiari derubati, sono misure concorrenziali e in ordine di tempo per prima arriva la confisca dei beni per il risarcimento in sede civile alla pubblica amministrazione e solitamente per il privato non rimane niente. “Quantificando sommariamente, dei circa 2 milioni di euro di peculati dall’amministratrice di mia sorella il grosso è stato nascosto. Il 10-20% è stato riciclato in immobili e in arredamenti. Altri denari sono stati impiegati per acquisti di beni voluttuari”.
A febbraio di quest’anno il professor Atzori invia una lettera individualmente al Presidente del Consiglio, al ministro di Giustizia, a vari parlamentari, tutti competenti per risolvere legislativamente il problema, ma non riceve alcuna risposta. Gli articoli di cronaca sui casi di peculato degli amministratori di sostegno in Italia parlano del reato, ma non dicono nulla sulle falle del sistema. “Non c'è stato giornalismo d’inchiesta che avrebbe potuto mettere in chiaro che il peculato riscontrato nelle sentenze è presumibilmente solo una parte del tutto. Ad esempio, quando la persona amministrata non ha parenti che la seguono, in un contesto di poca trasparenza, è difficile che il peculato emerga. Se poi le cifre derubate non sono importanti non vale la pena intentare una causa. Se ci fossero verifiche interne casuali della gestione delle amministrazioni di sostegno, avremmo un quadro attendibile della situazione del peculato degli amministratori di sostegno in Italia, ma tali verifiche non si fanno. Se il reato viene alla luce spesso è per la perseveranza delle persone vicine agli amministrati”.
Nel contesto raccontato dal professore Atzori le inadempienze del sistema giudiziario, dovute anche alla oggettiva sofferenza causata dalla carenza di personale soffocato da troppo lavoro, si intrecciano agli appetiti di amministratori di sostegno infedeli che approfittano della situazione. Consci che il rischio di venire scoperti possa essere vanificato dal costo eccessivo, in termini economici e psicofisici, che i congiunti delle parti lese dovranno affrontare. E che spesso, infatti, non affrontano.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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