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La salute diseguale: quali sono i fattori protettivi? E qual è il ruolo dei servizi?

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Laura Pasotti, redattrice di Sogni&Bisogni

Come si distribuiscono salute e malattia nel territorio di Bologna? E l'utilizzo dei servizi sanitari e sociali? Quali sono le spie per intercettare le disuguaglianze sociali nella salute? Il tema è al centro della ricerca-azione “Servizi di salute mentale e disuguaglianze: dalle evidenze epidemiologiche alle risposte dei servizi”. Realizzata dal Centro studi e ricerche in salute internazionale e interculturale dell'Università di Bologna, la ricerca è stata presentata il 19 giugno alla Biblioteca Minguzzi Gentili di Bologna, un'occasione per confrontarsi sui risultati della ricerca e ragionare insieme su come possono cambiare i servizi per diventare più equi.

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Lo studio sui servizi della salute mentale nasce da una ricerca-azione sull'equità nel diritto alla salute a Bologna realizzata dal Centro di salute internazionale e interculturale (CsI) con Comune, Ausl e Policlinico Sant'Orsola che, inizialmente, non aveva preso in esame indicatori specifici sulla salute mentale. Poi il lavoro sul campo ha fatto emergere la rilevanza delle problematiche in questo ambito e quindi la ricerca è proseguita con un approfondimento specifico sul tema, come ha spiegato Chiara Bodini, ricercatrice del Csi, durante la presentazione alla Biblioteca Minguzzi Gentili. “L'obiettivo non era solo individuare le disuguaglianze, le differenze nell'accesso ai servizi e l'impatto dei determinanti sociali ed economici ma anche provare a immaginare come possono cambiare i servizi in termini di maggiore equità”.

Bodini ha presentato quattro mappe di Bologna che illustrano la prevalenza delle persone assistite in carico ai Csm (totali e con diagnosi psichiatrica), la distribuzione delle persone con diagnosi di disturbo mentale comune e di disturbo mentale grave e quella dei ricoveri psichiatrici nelle diverse zone della città. Per quanto riguarda le persone assistite dai Csm ci sono aree in cui la concentrazione è maggiore: questo emerge soprattutto a ovest, nella prima periferia nord e in alcune aree a est, ad esempio il quartiere Borgo Panigale-Reno con l'area di Villaggio della Barca e l'area Ducati Villaggio Ina che hanno rispettivamente il 78% e il 62% di prese in carico complessive in più rispetto alla media cittadina.

Ci sono invece aree, in particolare nella zona centrale e in quella a sud della città, dove il valore degli indicatori per le prese in carico da parte dei Csm (con e senza diagnosi psichiatrica) è al di sotto della media cittadina. “Le aree a sud e al centro sono quelle più ricche, dove le persone hanno maggiori risorse sociali ed economiche, quelle a nord est e ovest sono le zone popolari della città dove vivono molte persone di origine straniera, i redditi sono bassi, la percentuale di laureati è inferiore e ci sono molti alloggi di edilizia residenziale pubblica”, ha spiegato Bodini. Questo significa che le aree più svantaggiate da un punto di vista economico e sociale presentano anche indicatori di salute mentale peggiori.

Un'altra mappa mostra la distribuzione geografica di persone assistite dai Csm con disturbi mentali comuni (disturbi depressivi di grado lieve-moderato, disturbi d'ansia, disturbi somatoformi, condizioni che vengono gestite dai medici di base, a volte in collaborazione con i Csm). La geografia è simile a quella delle persone assistite dai Csm con le zone a nord est e nord ovest (Borgo Panigale-Reno, Lazzaretto e Zanardi) che presentano indici superiori alla media (in qualche caso anche del 60%) e altre, il centro e l'area a sud, in cui gli indicatori sono inferiori. “Nelle zone in cui le persone faticano ad arrivare alla fine del mese e magari rischiano di perdere la casa anche la salute mentale ne risente, ci sono invece aree in cui c'è maggior disponibilità di reti, di relazioni e di risorse economiche e quindi la presenza di disturbi di salute mentale non porta necessariamente al servizio pubblico”, continua la ricercatrice.

Anche nel caso della mappa dei disturbi gravi (schizofrenia e altri disturbi psicotici, disturbi bipolari dell'umore e disturbi depressivi maggiori, la cui presa in carico e diagnosi è svolta in ambito specialistico presso i Csm) ci sono differenze significative tra le diverse aree ma c'è una minore polarizzazione. Ciò significa che se in caso di disturbi comuni le persone che hanno maggiori risorse, sociali ed economiche tendono a rivolgersi ai servizi privati, in caso di problematiche più complesse arrivano al Csm perché è lì che possono trovare i servizi di cui hanno bisogno e una presa in carico pubblica specialistica e multiprofessionale.

La mappa che mostra la distribuzione delle persone ricoverate per area di residenza è diversa dalle altre e le aree in cui questo indicatore è superiore alla media cittadina non sempre corrispondono con quelle in è maggiore la distribuzione di diagnosi. Spiccano qui il Pilastro, la Cirenaica, via del Lavoro nel quartiere San Donato-San Vitale e la Pescarola al Navile, mentre risultano sotto la media per ricoveri il Villaggio della Barca e Ducati Villaggio Ina che, invece avevano valori superiori alla media cittadina per i precedenti indicatori.

La ricerca ha infatti coinvolto i 5 Centri di salute mentale cittadini dove sono stati organizzati dei focus group con 5-8 operatori, tra psichiatri, assistenti sociali, educatori, infermieri, psicologi, con cui sono stati indagati i determinanti sociali della salute e delle disuguaglianze e di come le modalità organizzative e operative dei servizi influiscono su esse. “I determinanti sociali che condizionano di più la salute mentale, e di conseguenza l'accesso ai servizi pubblici, sono le reti familiari e sociali, il reddito, la condizione abitativa, il background migratorio, l'istruzione e l'età. E su questi c'è una buona consapevolezza da parte degli operatori sociali del Centri di salute mentale”, ha detto Luca Negrogno dell'Istituzione Minguzzi.

Ma i servizi sono fattori protettivi o riproducono disuguaglianze? “C'è una diffusa consapevolezza sull'esistenza di problemi di accesso, della scarsità di personale e della necessità di rafforzare l'interfaccia tra servizi e territorio – continua Negrogno - Per facilitare la presa in carico si dovrebbe favorire la domiciliarità, la prossimità, l'integrazione con i servizi sociali e la partecipazione”.

Per Fabio Lucchi, direttore del Dipartimento di salute mentale di Bologna, i servizi possono essere determinanti negativi di salute mentale. Va ricordato poi che i dati riportati nella ricerca sono pre-pandemia e da allora gli accessi ai Centri di salute mentale cittadini sono notevolmente aumentati.

Cosa quindi fare per rendere i servizi più equi? Dal dibattito successivo alla presentazione della ricerca sono emerse alcune proposte: uno sguardo diverso da parte dei sanitari sulle persone, usare la parola “trauma” invece che “disturbo”, un'analisi sociale e di contesto perché il disturbo mentale si materializza a livello individuale ma racconta un contesto, ragionare in termini sociali e ambientali oltre che sanitari, nuovi paradigmi che tengano conto della complessità, un'analisi organizzativa, integrare sociale e sanitario, tenere conto delle condizione socio-economiche delle persone, più risorse, formazione.

Leggi il report del Csi.




 

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...quando amavamo
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perché, dicevano, un pazzo
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Versi tratti da "La Terra Santa"
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