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Diavoli Rossi: venticinque anni di inclusione su un campo da calcio

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Chandra Signorile, redattrice di Sogni&Bisogni

I Diavoli Rossi sono una realtà nata nel 1999, Mino Di Taranto, il vice presidente, racconta “l’anno scorso abbiamo festeggiato i 25 anni, siamo nati come servizio riabilitativo del CSM, ma nel tempo siamo diventati un’associazione autonoma”. L’associazione fa parte del CUFO. Si tratta di un gruppo di persone che gioca a calcio, solo alcuni provengono dalla salute mentale. Si incontrano ogni mercoledì alle 10.15 al Centro Sportivo Barca, in Via Raffaello Sanzio, 8 a Bologna. Il gruppo è composto da 12/13 persone in media, “ma nei giorni migliori siamo anche in 20”. La redazione di Sogni&Bisogni ha assistito a uno degli allenamenti dove utenti, operatori e volontari non si distinguono, fanno tutti parte della stessa squadra.



diavoli graqnde buona

Se si vuole partecipare l’ingresso nel gruppo non è complicato, Di Taranto spiega “si accede molto liberamente, io e la presidente, Franca Pastorelli, riceviamo la prima telefonata da chi vuole provare e lo invitiamo ai nostri allenamenti. Quando sono persone seguite dai servizi, chiediamo che, la prima volta, qualcuno accompagni la persona e venga a vedere cosa facciamo, come siamo organizzati e se è un gruppo che può fare al caso suo. Prendiamo chiunque abbia voglia di giocare”.
L’unico requisito è la voglia, continua “non accettiamo persone che non sono interessate al calcio, ma solo a stare in compagnia: non abbiamo operatori e non c'è nessuno che possa stare fuori dal campo”. Nonostante questo, ci spiega che i momenti legati alla socialità non mancano. Di solito, infatti, l’ultimo mercoledì del mese ci si ritrova a mangiare una pizza tutti insieme. Il senso è anche quello di essere aperti al contatto con altre squadre, non mancano i tornei nei quali si prova a uscire dal circuito della salute mentale per favorire un’effettiva integrazione basata sull’interesse comune che aiuti a superare lo stigma e la paura delle diversità, che invece si cerca di valorizzare e far conoscere.

Stefano, uno dei partecipanti, spiega che c’è almeno un’occasione all’anno nella quale si spostano anche fuori regione “l’anno scorso siamo stati a Foggia per un torneo, è stato difficile allontanarsi da casa sapendo di lasciare la famiglia, ma ne è valsa la pena. Per quest’anno mi organizzerò in anticipo”. A luglio, infatti è prevista la partecipazione ai giochi antirazziasti a Riace in provincia di Reggio Calabria, ne hanno parlato durante la riunione (che si fa sempre prima dell’allenamento) discutendo anche dei possibili alloggi.

La squadra, negli anni, è già stata in Puglia, in Calabria e in Sardegna. Quest’anno i Diavoli Rossi parteciperanno al Torneo DiMondi, un progetto di sport popolare autogestito, nato con l’intento di creare socialità e relazioni tra chi proviene da categorie sociale ed esperienze di vita profondamente diverse. Sempre Mino racconta “un anno siamo andati perfino a farci una vacanza sportiva a Barcellona, un'esperienza che è rimasta nella testa e nel cuore di tutti quanti. Eravamo tutti assieme in un mega appartamento, è stata un'esperienza anche di vita collettiva, anche perché molti non erano non erano mai usciti dall'Italia, altri non avevano mai preso un aereo”.

Trattandosi di un gruppo aperto c’è ricambio di persone, Giuseppe che gioca con i Diavoli da 10 anni dice “tante persone che venivano all'inizio non vengono più, ma ne sono arrivate delle altre, abbiamo anche cambiato posto perché prima ci vedevamo a Casalecchio. Dobbiamo sempre ringraziare Mino, che gestisce un po’ tutto, si sa una squadra senza organizzazione non va da nessuna parte e invece siamo ancora qua tutti insieme a scambiarci delle chiacchiere, giocare e scherzare”.

Franca Pastorelli, presidente dell'associazione, parla di “benefici psicofisici legati a questa attività, a volte si pensa che siamo solo a rincorrere un pallone, ma non è così. Le persone qui hanno uno spazio di esistenza e hanno modo di sperimentarsi acquisendo più fiducia in loro stesse, lo sport aiuta a svuotare la mente e fermarsi un attimo, senza contare che si offre la possibilità, gratuitamente, di praticare uno sport a persone altrimenti escluse dai normali circuiti sportivi. Ho visto tante persone rifiorire”.

Pastorelli spiega che esistono anche altre realtà, legate ai Diavoli Rossi che sono più centrate su attività ludico ricreative, in particolare segnala il gruppo La Trottola e il gruppo Stelle di roccia. La squadra è legata anche agli educatori della Cooperativa Il Martin Pescatore, che accompagnano alcune persone che altrimenti avrebbero difficoltà a raggiungere gli allenamenti, nel tempo questa collaborazione è diventata sempre più forte, gli educatori giocano con il resto della squadra impegnandosi anche, a volte, a garantirne la partecipazione durante tornei organizzati nel weekend o fuori dall’orario di lavoro.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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