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Il Nuovo Faro compie 18 anni, riportiamolo nei Centri di salute mentale

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Il 28 marzo presso la Biblioteca Minguzzi in via Sant’Isaia 90 a Bologna si è tenuta la festa per i 18 anni della rivista Il Nuovo Faro. Un incontro che mi ha visto partecipare a un dibattito sul tema degli eventuali benefici della lettura e delle scrittura per la salute mentale insieme al direttore del DSM-DP Ausl Bologna Fabio Lucchi, allo psichiatra Michele Filippi, alla presidente dell’Istituzione Gian Franco Minguzzi Bruna Zani e alla direttora di Volabo Cinzia Migani, con il coordinamento di Michela Trigari, direttrice responsabile della rivista. Grazie alla partecipazione dell’associazione culturale Malippo abbiamo assistito a un reading di alcuni estratti della rivista. 

convegno faro piccola

Questa esperienza di lettura pubblica ha mostrato come la partecipazione collettiva all’ascolto della parola scritta possa coinvolgere anche chi, fra gli utenti della salute mentale, abbia minore facoltà di concentrazione sulla parola scritta. Prendere in mano un libro a volte può rappresentare un grande sforzo, come se il volume avesse un peso difficile da sostenere. Virginia Woolf scriveva al marito che nei momenti di depressione più intensa non riusciva a leggere, anzi la sola idea la metteva in agitazione. La mente può rifiutare il confronto con altre realtà, evita la fatica dell’immedesimazione. Al contrario la scrittura rappresenta uno sfogo del sé, una dilatazione verso l’esterno delle problematiche afflittive fino al loro attenuarsi.

Questa è l’impressione che ho colto da alcuni degli scrittori che sulla rivista Il Nuovo Faro si esprimono su un tema loro assegnato. Poche le letture, tanta l’esigenza di mettere nero su bianco i pensieri e le riflessioni. Prevale l’autobiografia, che emerge anche quando per discrezione o desiderio narrativo si utilizza un personaggio e si imbastisce una trama. Esistono poi “le” scritture. Quella a tavolino, aperta alla relazione intima con sé stessi, e quella giornalistica, sintesi comunicativa frutto di un contatto con una realtà esterna che si vuole raccontare. Forse questo rapporto dialogico con l’altro e con la quotidianità può essere un utile esercizio per le capacità di adattamento a contesti diversi per le persone con fragilità mentali. Non è ben chiaro se la scrittura possa avere effettivamente un valore terapeutico, ma certamente il suggerimento di tanti analisti di tenere un diario o di fissare su carta i propri pensieri porta alla conclusione che qualsiasi tipo di espressione attiva della propria coscienza possa contribuire a un miglioramento dell’umore dovuto probabilmente al mettere in ordine il caos dei pensieri.

Il Nuovo Faro, con i suoi compiti periodici assegnati alla mutevole redazione, è quindi uno strumento sul quale i pazienti psichiatrici possono contare per fare parte di una comunità basata sull’approfondimento. Con la maturità la rivista, che era orgogliosamente distribuita presso i Centri di salute mentale di Bologna e provincia, è stata abbandonata dall’Ausl di Bologna che ha deciso, si presume per motivi economici, di tagliare i costi della pubblicazione, che rimane ora solo in formato pdf su ilnuovofaro.altervista.org. Prevedibile la delusione di chi è coinvolto nella realizzazione della rivista, a cui mancherà la possibilità di vedere fisicamente il prodotto del proprio lavoro volontario poggiato su qualche scaffale o sul tavolino di un ambulatorio. Il ridimensionamento del lavoro collettivo, creativo e di supporto a una comunità di utenti della salute mentale, è innegabilmente un recesso. Lo è soprattutto perché uno dei desideri più frequenti nel circolo di scrittori riuniti attorno a Il Nuovo Faro è quello di trovare degli editori che si interessino alle loro opere, fino ad arrivare in alcune circostanze a spendere di tasca propria per la pubblicazione delle loro opere d’ingegno.

Insomma, la scrittura completa il percorso di salute se poi viene diffusa e letta da altri. Altrimenti rimane un esercizio sterile, un’attività senza sbocco. Ecco il contesto e alcuni dei motivi principali per sensibilizzare il Dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Bologna a tornare a finanziare la pubblicazione cartacea dell’unica rivista organizzata e realizzata da persone con disturbi mentali. O quantomeno l’unica in cui i redattori siano diagnosticati e provengano da percorsi di cure. Per le testate in cui si scrivono vere e proprie follie e che riescono addirittura ad accedere a contributi statali non possiamo fare altro che prenderne amaramente atto.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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