di Laura Pasotti, redattrice di Sogni&Bisogni
Ogni mercoledì alle 20 nella palestra della Polisportiva salesiana Pgsima in via Jacopo della Quercia, nel quartiere Navile di Bologna, si allena la squadra di Basket per tutti. Il progetto è stato ideato da Pablo Cossu, ex giocatore e allenatore, e Giovanni Comuzzi, tra i fondatori di Non andremo mai in tv (associazione partner del progetto) con il sostegno di Georgia Saluzzi, presidente di Pgsima, che ha trovato loro una casa. “Siamo partiti in 7 nell'estate del 2020, in piena pandemia. Oggi siamo in 27, giocatori di età e provenienze diverse”, racconta Cossu a Sogni&Bisogni.

Basket per tutti è un progetto sportivo, inclusivo. Ma Cossu e Comuzzi ci tengono a precisare che non è un gruppo dedicato, cioè un gruppo rivolto solo a persone con problematiche psichiatriche. Qui si fa inclusione in senso ampio. Tra i 27 giocatori che si allenano al Navile ci sono giovani, anziani, migranti, persone con disabilità fisiche e psichiche o con difficoltà relazionali, e una decina sono seguite dai servizi di salute mentale. Ma il nucleo iniziale della squadra si è creato grazie allo spirito aggregativo di Cossu, che nella sua vita ha vissuto anche a Procida dove ha contributo a creare una polisportiva di pallacanestro attiva ancora oggi.
“Mi piace stare con le persone e mi piace il basket. E una domenica mentre ero ai Giardini Margherita a giocare ho incontrato altre persone e ci siamo detti che forse avremmo dovuto trovare una palestra per quelli della nostra età. Cosa non facile visto che i gruppi che giocano a pallacanestro insieme da tanto tempo sono spesso molto chiusi, così abbiamo pensato di rivolgerci agli istituti religiosi”, dice Cossu che ha chiamato i salesiani. Da lì l'incontro con Georgia Saluzzi, che nell'estate del 2020 era appena diventata presidente della Pgsima, la polisportiva nata nel 1988 all'interno dell'Istituto Maria Ausiliatrice, e che da allora sostiene il progetto. Sempre ai Giardini Margherita, Cossu ha incontrato quello che sarebbe poi diventato il coach della squadra di Basket per tutti, l'ex giocatore Filippo Barozzi.
L'idea di puntare sull'inclusione è di Giovanni Comuzzi, da tempo è impegnato in ambito sportivo con persone con disturbi psichiatrici. “Una decina di anni fa era più facile far partecipare le persone seguite dai servizi di salute mentale ad attività sportive, con il budget di salute invece c'è bisogno di far riconoscere lo sport all'interno del progetto individuale. Questo ha ridotto il numero di invii”. E quindi quando Cossu lo ha coinvolto nel progetto Basket per tutti l'idea è stata quella di renderlo il più inclusivo possibile per dare un luogo accogliente e non giudicante per giocare a persone che altrimenti non avrebbero avuto la possibilità di farlo.
Dal 2020 a oggi il gruppo è cresciuto e ha accolto sempre più persone grazie al passaparola, un passaparola col filtro dell'inclusione, precisano i promotori. Tra le persone che sono arrivate alla palestra di via Jacopo della Quercia ci sono anche alcuni giovani inviati dal centro di salute mentale del Navile grazie all'incontro con la responsabile Francesca Guzzetta, ma anche ragazzi di origine straniera, persone con disabilità fisiche e altre che hanno figli piccoli a cui trasmettono questa idea di inclusione e accoglienza. “Noi siamo stati la scintilla ma oggi possiamo dire che il gruppo è fatto dai ragazzi della squadra ed è autonomo”, dice Comuzzi.
Ora l'obiettivo è trovare uno sponsor per comprare le magliette e permettere alla squadra di iscriversi a un campionato. Nel frattempo, si può sempre organizzare una gita a Procida per giocare con la vecchia polisportiva nata sull'isola grazie a Pablo Cossu.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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