• Home
  • documenti
  • Articoli
  • Giovani e migranti, i più fragili. Parla la direttrice del Csm di San Giovanni

Giovani e migranti, i più fragili. Parla la direttrice del Csm di San Giovanni

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

La pianura padana bolognese, un tempo area contadina ora parte della Motor Valley, riunisce nelle sue comunità i nuovi operai, tanto necessari da diventare merce di scambio nelle politiche dei flussi migratori. Si tratta di forze lavoro senza un reale rapporto col territorio, chiuse nei loro gruppi etnici per trovare quella solidarietà e quella assistenza che difficilmente trovano altrove. Nordafricani, subsahariani, pakistani, abitano i piccoli centri disseminati nella provincia, zone dormitorio per un lavoro in fabbrica fatto di tre turni per guadagnare qualcosa in più.

csm sangio scura
“Nel Centro di salute mentale di San Giovanni in Persiceto vediamo molti operai con problemi di ansia, oppure disturbi del sonno, difficoltà nel mantenere i ritmi di lavoro, le turnazioni. A rivolgersi al nostro servizio sono molti di più gli operai rispetto a coloro che vivono ai margini”. Per Maria Costanza Scura, direttrice del Csm, non era sufficiente studiare psicologia perché mancava la parte medica. “Mi sono avvicinata alla clinica psichiatrica al quarto anno dell’università. Ho iniziato a lavorare a Modena, poi a Villa Azzurra a Riolo Terme e Villa Maria Luigia nella provincia di Parma, poi sono tornata a Modena dove ho lavorato a metà tra carcere e Csm. Lì ci sono stata un paio d’anni, poi sono andata ad Adria, in provincia di Rovigo, con un concorso per il Csm e l’Spdc, e dopo un anno, nel 2016, sono approdata all’Spdc di San Giovanni”.

San Giovanni, Crevalcore, Sant’Agata, Sala Bolognese, Anzola, Calderara. Questi i centri del Distretto Pianura Ovest dove dal punto di vista sociale tutto è molto variegato. La Philip Morris e la Lamborghini hanno attirato negli ultimi dieci anni una popolazione giovane istruita, che ha trovato residenza nel capoluogo o nei centri più grandi. Chi è meno specializzato e ha un reddito più basso, come i migranti, si è stabilito a Calderara, Crevalcore, Sant’Agata, dove la vita costa meno. “È difficile raggiungerli se non arrivano con un bisogno già emerso, una patologia esistente. Spesso sono i servizi sociali a individuare la fragilità di un componente della famiglia, oppure la Npia o il servizio tutela minori che li intercetta nelle scuole”.

La dottoressa Scura ha preso servizio come direttrice del Csm distrettuale lo scorso primo novembre. “C’è bisogno di impegnarsi sui giovani, dargli degli strumenti per affrontare la realtà e la vita perché sono molto più fragili. Arrivano attraverso il medico di base, oppure perché hanno amici già in carico: in questi casi funziona anche il passaparola. Ma la maggior parte viene dai pronto soccorso per stati d’ansia, difficoltà non ben definite, disturbi di personalità; li intercettiamo per un attacco di panico o autolesionismo”. Rispetto alla città, dove le attività educative sono numerose, a San Giovanni bisogna inventarle e gestirle all’interno della struttura sanitaria. “Qua i più giovani hanno meno cose da fare ed è più facile la dispersione, che vuole dire uso di sostanze, difficoltà a crearsi un’identità, mancanza di punti di riferimento, solitudine”.

A San Giovanni è difficile arrivare perché ci sono difficoltà coi trasporti pubblici. Sono territori fatti in modo particolare. Sala Bolognese è una lunga lingua composta da tre frazioni. Ci sono ragazzi che farebbero meno fatica ad andare a Bologna per fare un tirocinio formativo ma devono per forza riferirsi a San Giovanni. Gli ambulatori territoriali sono aperti solo alcuni giorni alla settimana e non sono sufficienti a rispondere alle necessità del territorio. Per ovviare a queste carenze si è pensato di strutturare delle attività di gruppo. Esistono un gruppo donne, un gruppo per adulti con disturbi del tono dell’umore, un gruppo per giovani adulti con disturbi psicotici, un gruppo per i giovani in cui si propongono attività sportive.

Sarebbe fondamentale un rapporto con le associazioni che si occupano di salute mentale. “Vengono difficilmente qui al Csm di San Giovanni in Persiceto. C’è stato un buco di anni senza un responsabile ed è venuta a mancare la collaborazione in generale con le associazioni di volontariato e culturali. Ce ne sono tante sul territorio ma non c’è un’integrazione con i servizi di salute mentale. In questo distretto non ci sono cooperative che lavorano con la salute mentale; abbiamo rapporti con quelle di Budrio e di San Pietro in Casale. C’è stato l’ottobre scorso un incontro con il Cufo, dal quale è emersa una scarsa conoscenza reciproca di cosa facciamo”.

Quello della dottoressa Scura sembra un appello, non solo per creare una rete in cui ognuno possa rappresentare la salute mentale sul territorio secondo il proprio punto di vista, ma risponda anche a necessità che la direttrice del Csm indica nell’assistenza ai pazienti ricoverati che vivono una condizione di solitudine, hanno bisogno di indumenti, di sigarette. “Le porte per il confronto sono aperte, basta prendere contatto con il Csm e la coordinatrice del servizio”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

Scorciatoie

Sogni&Bisogni

Associazione Cercare Oltre

presso Istituzione Giancarlo Minguzzi
Via Sant'Isaia, 90
40123 Bologna
Codice Fiscale: 91345260375
email: redazione@sogniebisogni.it

Privacy&Cookies

Privacy Policy Cookie Policy