di Rocco De Luca, redattore di Sogni&Bisogni
“Durante il suo percorso scolastico, Valentina ha affrontato diverse difficoltà, sia personali che nello studio. La sua autostima era spesso messa alla prova, e in molte occasioni ha pensato di non farcela. Il nostro incontro è stato un punto di svolta”. A parlare è Sarah Scivales, educatrice professionale di Società Dolce che lavora presso Spazio Rondine prossima alla laurea magistrale in Psicologia clinica e della salute, che dal 2022 al 2024 ha seguito - grazie al budget di salute - Valentina fino al diploma.

Negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse verso il budget di salute, specialmente per il supporto allo studio dei giovani fragili, un segmento molto vulnerabile della popolazione. Questa tendenza riflette la necessità di modelli di assistenza più inclusivi e personalizzati, in grado di rispondere alle esigenze specifiche di adolescenti e giovani adulti che, a causa di difficoltà psicosociali, economiche o familiari, sono a rischio di esclusione sociale o di abbandono scolastico. Qui entra in gioco il ruolo dei Centri di salute mentale (Csm), che negli ultimi anni hanno intensificato l’uso del budget di salute per garantire interventi di supporto scolastico e formativo. Attraverso la co-progettazione di percorsi personalizzati, i Csm collaborano con le famiglie, le scuole e le organizzazioni del terzo settore.
Scivales racconta di aver conosciuto Valentina alla fine del 2022, nel suo momento peggiore. “Era immersa nella tristezza e nella solitudine, sprovvista di punti di riferimento e di legami significativi con i coetanei. In quel momento, abbiamo iniziato a porre le basi del nostro percorso”. L'educatrice ha creato un piano di studio su misura per Valentina, tenendo conto dei suoi punti di forza e delle sue debolezze. Ma il supporto non si è limitato allo studio. “L'ho aiutata a ritrovare fiducia in se stessa – racconta Scivales - Ogni volta che pensava di mollare, io ero lì, pronta a incoraggiarla, a ricordarle che potevo farcela. Con pazienza e costanza, le ho insegnato a gestire meglio il suo tempo, a organizzare lo studio e a superare la paura di non farcela. Le ho insegnato a non vedere gli errori come fallimenti, ma come opportunità di crescita”.
Scivales ha lavorato con Valentina, non solo per migliorare le sue competenze scolastiche, ma anche per aiutarla a costruire un’identità più forte. “Ogni sessione di studio era un passo avanti verso il suo obiettivo – aggiunge - Grazie a questo supporto, Valentina ha imparato a gestire il suo tempo in maniera efficace e ha acquisito nuove strategie per affrontare l'esame di maturità”. E il legame tra loro è diventato molto forte, Valentina ha trovato nella sua educatrice sicurezza e conforto, elementi essenziali per incrementare la sua autostima. “Sono diventata per lei un’importante figura extra-familiare, che accoglie e contiene ogni sua debolezza, tristezza, sfogo ma anche felicità – dice Scivales - La sua costanza e il suo impegno hanno dato i loro frutti quando, lo scorso giugno, si è diplomata con buoni risultati”.
Il supporto allo studio per i giovani fragili con l'assistenza di un educatore gioca un ruolo cruciale nello sviluppo personale e scolastico. Investire in queste risorse è un passo fondamentale per costruire una società più inclusiva ed equa, dove ogni giovane ha l'opportunità di realizzare il proprio potenziale e costruire un futuro migliore. La figura dell’educatore, quindi, non è solo quella di un insegnante, ma un vero e proprio alleato nel percorso di crescita di ragazzi e ragazze. “La realizzazione di Valentina è un traguardo personale, ma anche un esempio di come, con il supporto giusto e la volontà di mettersi in gioco, si possano raggiungere grandi obiettivi – spiega l'educatrice - La sua storia è fonte di ispirazione per molti e dimostra che il lavoro di squadra può portare a risultati straordinari”.
Scivales racconta che oggi Valentina, pur con le impulsività date dalla diagnosi, è una ragazza dalla personalità in apparenza forte ma estremamente delicata e fragile. “Ha, però, dimostrato anche ad autogestire alcune relazioni interpersonali e familiari, specialmente con la sorella, con il padre e la madre, relazioni disfunzionali di cui mi ha sempre parlato, mediando e aiutandola nella gestione di queste dinamiche poco funzionali per il suo benessere psicofisico. E non per ultimo, Valentina, oggi, riesce a gestire e a scandire il suo tempo ed averne padronanza”.
Scivales spiega che, malgrado gli aspetti disfunzionali possano caratterizzare le vite dei ragazzi, a volte si riesce insieme a costruire una vita fatta di tasselli e obiettivi raggiunti, i quali servono per porsene sempre di nuovi. “Nonostante le difficoltà, si può lavorare per provare a diventare ragazzi un po’ più orgogliosi di se stessi. E perché no, felici. Come è successo con Valentina”.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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