E il nuovo numero del Faro vide la Luce

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a cura della Redazione

L’ultima edizione del periodico ideato e scritto da utenti della Salute Mentale letto e recensito dalla redazione di Sogni e Bisogni in un articolo collettivo: con grande tempismo, visto il passaggio dalla stagione delle giornate lunghe e soleggiate, Il Nuovo Faro dedica la sua monografia alla luce.

L’introduzione, curata come al solito da Fabio Tolomelli, utente fondatore della rivista, si sofferma su un’indagine etimologica della parole luce e su come abbia fornito la radice a numerose parole dai significati positivi. Ma ciò che più colpisce è una constatazione semplice e comune a tante e tanti: con l’accorciarsi delle giornate e l’avvento delle stagioni del buio l’umore si trasforma, le energie crollano, si è predisposti a subire l’esistenza più che viverla alla luce del sole. E in questo senso l’anonima PB57 descrive la depressione che il buio porta con tutta la profondità e l’efficacia che solo chi ne è stato sommerso può conoscere.

La depressione è seducente: ti spaventa e ti attira, tentandoti con la sua promessa di dolce oblio e poi travolgendoti con un potere quasi sessuale, strisciando al di là delle tue difese, dissolvendo la tua volontà, invadendo la tua anima stanca in modo così completo che diventa difficile ricordare di aver mai vissuto senza di essa.

La sensualità è uno degli elementi fondamentali della depressione, che è abbandono, resa ai sensi da parte della razionalità, dissolvimento delle abitudini quotidiane a favore di un flusso esistenziale fatto di qui e ora. Un mondo al buio, vissuto in orizzontale, fatto di dolci formicolii e intuizioni incomunicate. Ombra e luce non sono state mai così complementari e così letali.

Come in ogni numero del Faro anche in questo vi è una sezione dedicata alla poesia. Tra tutte, molto belle e portatrici di riflessioni interessanti, colpisce particolarmente “La speranza” di Maurizio Leggeri.
E' una poesia piena di desideri da portare alla luce, vincendo l'oscurità intesa come la non realizzazione di se stessi, che in questa poesia sono luoghi e cose ma che si potrebbe estendere tranquillamente anche alle persone. Persone che comunque possono e devono partecipare alla lotta per far trionfare la luce e la speranza in un mondo migliore. Il finale della poesia è un invito a essere uniti, perché se è vero che ognuno di noi può fare la sua parte se si lavora in gruppo e avendo tutti gli stessi obiettivi gli uomini possono raggiungere obiettivi altrimenti impensabili.

Maria Angela Soavi ci porta a riflettere sul periodo che stiamo vivendo, dopo lo scoppio della pandemia causata dalla diffusione mondiale del Covid-19.
L'articolo evidenzia come non ci si salvi da soli e che il problema degli altri è uguale al nostro. Abbiamo preso consapevolezza di un’appartenenza comune e che occorre aiutarci l’un l’altro senza lasciare nessuno da solo. Il ritorno all’importanza di cose semplici come lavarsi spesso le mani, mantenere la distanza di sicurezza. Probabilmente, domani saremo in grado di essere più attenti perché sapremo che quello che facciamo o che non facciamo ha delle ripercussioni sugli altri Detto ciò possiamo affermare che non importa quanta distanza possiamo mettere tra noi e gli altri, comunque siamo tutti collegati da un unico destino.
Se perderà qualcuno, perderemo tutti; se vinceremo, vinceremo insieme.

Con una scrittura fluida e piacevole, Luca De Sandoli nel suo articolo ricorda la sua Bologna dove “sull’omonimo colle sorge la basilica di San Luca” e prende in considerazione svariati campi in cui la parola “luce” è stata usata: nel cinema, nella musica, nei romanzi. Interessantissima la recensione di un film della regista Sofia Coppola che Luca ha, con estrema abilità, ripreso perfettamente i passaggi inerenti al tema “luce”.

Della bellezza dei nomi derivati da luce” (Luca,Lucia,Lucio, Luciano/a…) riporta : “Venuto sulla terra per annunciare a tutti che la vita è una cosa meravigliosa e che bisogna viverla con coraggio ed energia”.

Il colto e ricercato excursus di Silvia Fortunato, autrice dell'articolo inserito nell'ultimo numero del Faro dal titolo La luce e la sua storia etimologica nei tempi, pone l'accento sulla genesi del termine luce che trae origine dal greco antico fòs: rendere manifesto, mostrare. Rifacendosi agli antichi filosofi, Silvia prende ad esempio Pitagora che riteneva che la luce rendesse l'uomo capace di esplorare l'ambiente circostante e ne consentisse la conoscenza. Lungo il tempo, nel Medioevo la luce ha rappresentato il Divino, mentre nell'Illuminismo ha raggiunto l'apice diventando metafora della Ragione. E come afferma Kant, una delle massime espressioni filosofiche, la luce permette all'uomo di uscire da uno stato di minorità di cui lui stesso è colpevole, inteso come l'incapacità umana di servirsi dell'intelletto, rappresentato dall' oscurantismo della Controriforma.

Quindi, la riflessione di Silvia fa emergere che solo quando il buio prende il posto della luce gli uomini ne capiscono l'importanza e la magia. Infatti, la luce è ciò che permette all'uomo di fare esperienza della realtà. Senza la luce non esisterebbero i colori e tutto sarebbe confuso, caotico e spento. La realtà si illumina proprio grazie ai colori e la natura diventa un quadro dalle meravigliose pennellate. Così nascono la bellezza e l'armonia del creato e l'uomo può percepirle attraverso l'esplosione di bagliori e di energia. La luce, quindi, è il fulcro che dà origine agli altri quattro elementi della natura che sono acqua, aria, terra e fuoco.

Fiat lux, locuzione latina tratta dalla “Genesi”, tradotta in sia fatta la luce, è anche intesa in senso metaforico come percorso interiore della propria anima per tentare di rimuovere e liberarsi dagli ostacoli e dai conflitti che tormentano l'essere umano.
Si prende così in prestito, per concludere, il pensiero di Platone che recita: "Possiamo perdonare a un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce"

 Al seguente link il numero completo de Il Faro: La Luce




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