di Chandra Signorile
Secondo le Linee di indirizzo per il superamento della contenzione meccanica nei luoghi di cura della salute mentale, la contenzione è la pratica volta a limitare o impedire il movimento volontario di una persona assistita, allo scopo dichiarato di evitare che procuri danno a sé o ad altri.

Oltre a quella meccanica esistono anche altri tipi di contenzione, che si definiscono con maggior difficoltà, perché meno rilevabili come ad esempio la contenzione farmacologica cioè la somministrazione di farmaci che, per tipologia o dosaggio, non sono previsti dal piano terapeutico della persona. Non rientrano in questo ambito invece la somministrazione in sicurezza di farmaci con proprietà tranquillanti, come benzodiazepine, antipsicotici o stabilizzanti dell'umore, utilizzati per ridurre l'agitazione. Un'altra tipologia di contenzione definibile con difficoltà e meno rilevabile è quella relazionale, che dovrebbe essere attuata sempre in maniera preventiva rispetto al contenimento meccanico o a quello farmacologico. Nella contenzione relazionale viene adottato un atteggiamento empatico e sono utilizzate tecniche di de-escalation del conflitto per rassicurare la persona in stato di agitazione psicomotoria. Il contenimento relazionale è l’unico che può essere inteso come una vera e propria azione terapeutica, mentre la contenzione meccanica non costituisce in alcun modo una pratica di carattere sanitario.
Non esistono leggi specifiche che disciplinano la contenzione meccanica, ci si basa sull’interpretazione delle norme della Costituzione, del codice civile e penale, della legislazione sanitaria in tema di tutela della salute e consenso alle cure, nonché degli atti relativi a codici etici, deontologici, raccomandazioni e protocolli. Nel documento citato all’inizio di questo articolo è scritto che “il ministero della Salute, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome, si impegna ad attivare un sistema di monitoraggio, finalizzato all’analisi dei progressi compiuti in merito all’adozione e all’implementazione delle indicazioni riportate nel documento e alle eventuali criticità riscontrate da parte di Regioni e Province Autonome, nella finalità generale del pieno riconoscimento dei diritti e della dignità della persona in cura”. Strumento di monitoraggio che, ancora, non è stato adottato da tutte le Regioni.
Nel corso degli anni diversi collettivi si sono occupati di raccogliere dati rispetto all’utilizzo della contenzione meccanica. Tra i più longevi c'è quello della Brigata Basaglia, un progetto nazionale che opera anche tramite uno sportello di sostegno psicologico inclusivo e intersezionale. E poi ci sono campagne che hanno denunciato l'opacità dei servizi sull'uso della contenzione e l'assenza di controllo istituzionale, come Date i numeri.
I luoghi in cui la contenzione avviene più di frequente sono gli Spdc (i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura) e le Rems (le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Anche al loro interno però si dovrebbe ricorrere alla contenzione solo in condizioni di eccezionale gravità riconducibili a comportamenti non autoconservativi o aggressività etero diretta, che non riescono a essere gestiti in alcun altro modo. E anche in questo caso, la situazione va rivalutata costantemente al fine di ridurre i rischi che la misura contenitiva comporta: la persona legata, non dovrebbe mai essere lasciata da sola e dovrebbe ricevere informazioni su quanto accade; tutto dovrebbe essere pedissequamente annotato nelle schede di monitoraggio apposite.
Il 13 maggio 2025, in occasione dell’anniversario dell'entrata in vigore della Legge Basaglia, è nato Slega (Sostegno, libertà, esistenza, giustizia, autodeterminazione), un collettivo che si propone di portare alla luce e contrastare le forme contemporanee di violenza psichiatrica. Tutto è iniziato con una testimonianza pubblica, di una persona che ha subito contenzione in ambito ospedaliero. Il suo racconto ha aperto un varco. Da quella crepa sono emerse molte altre storie. Così, da un’esperienza individuale si è formata una rete.
Slega nasce come spazio collettivo che intende raccogliere esperienze, favorire la formazione, discutere strategie politiche e condividere pratiche contro la violenza. La salute mentale è troppo spesso il fanalino di coda delle politiche sanitarie, e in questo vuoto si annida un potere coercitivo che trova giustificazione nel paternalismo medico, nel corporativismo degli operatori, nel silenzio delle istituzioni.
Il problema non sono solo le risorse, secondo il collettivo: nel 2023 erano stati stanziati 90 milioni di euro per abolire la contenzione. Eppure, legami fisici e farmacologici nei reparti psichiatrici, continuano a essere applicati con “regole proprie”.
Slega vuole diventare un luogo dove le esperienze possano tradursi in conoscenza politica, in lotta condivisa, in possibilità di riscatto. Ecco perché in una delle assemblee aperte a cui ha partecipato anche la redazione di Sogni e Bisogni, il collettivo ha proposto di mappare le realtà già esistenti, le campagne avviate e fallite a partire da reti come quelle promosse nel 2022, per comprendere cosa ha funzionato e cosa no.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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