di Marie-Françoise Delatour, presidente associazione CercareOltre Aps e capofila di Sogni&Bisogni
Buone feste di fine anno a tutti, buon nuovo anno. Il 2025 si è svolto sotto il segno degli “utenti protagonisti”, non solo degli “utenti al centro” come si auspica nei servizi, ma proprio degli utenti che ormai stanno bene e prendono l’iniziativa, che portano avanti le loro idee, che si danno da fare per contribuire a migliorare la situazione degli altri, nella misura del possibile.

Questo si è visto sin dai percorsi per giovani e giovanissimi, che con estrema delicatezza si avvicinano alle nuove psicopatologie con un approccio nuovo per Bologna, basato sul fatto che “un altro equilibrio è possibile”.
Si è visto nel programma Recovery College, con la formazione di un gruppo significativo di nuovi facilitatori usciti da percorsi di cura.
Si è visto a Casa di Tina, con vari laboratori condotti direttamente da ESP (laboratori cinema, cucito, filosofia, pittura acrilica, smartphone…).
Si è visto presso gli SPDC con il Progetto Passaporta, che ha suscitato l’interesse di numerosi nuovi volontari, alcuni dei quali vengono da un percorso personale di ricovero presso tali strutture.
Da paziente a ESP, da paziente a volontario, il cambiamento di ruolo dimostra che c’è speranza, che il disagio mentale non è una malattia appiccicata per sempre addosso, che si può riuscire a voltare pagina.
Per adesso i numeri non sono elevati, ma le storie esistono, crescono in modo visibile ed aiutano la società a dare uno sguardo meno giudicante su questi disagi che colpiscono in età sempre più giovanile.
Per Natale, è a queste realtà positive di uscita del dramma che vogliamo dare spazio e visibilità. Uscite dal dramma che hanno richiesto un impegno costante sia da parte della persona con disturbo che da parte di chi gli sta vicino, che si tratti dei curanti, dei familiari, degli amici, dei volontari, dei vicini di casa.
La terapia della parola e dell’affetto sono importanti quanto le medicine, lo sappiamo benissimo. E non costano niente ai servizi pubblici. Sono importanti per riaccendere la voglia di vivere, per sentirsi accettati, per buttare via i sensi di colpa che molti pazienti hanno incredibilmente per il solo fatto di stare male.
Coraggio: non girare la testa dall’altra parte, dedichiamoci con calore e con grande umiltà a dare una mano a chi ce la chiede. Anche poco è meglio di niente.
Questo mese vi proponiamo approfondimenti sul nuovo reparto dell'Ospedale Maggiore dedicato ai più giovani, sullo Spazio ForTeen della Cooperativa Cadiai, sul percorso di Recovery College dedicato ai facilitatori con la testimonianza di uno dei partecipanti, sulle feste di Natale organizzate dal Progetto Passaporta negli Spdc e sullo sportello psicologico dello Spazio Senza Traccia.
Buona lettura!

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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