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La cementificazione incide sulla salute mentale. Incontro con Sandra Conti del Csm di San Lazzaro

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Abbiamo scoperto nelle scorse interviste rivolte ai responsabili dei Centri di salute mentale della Città metropolitana di Bologna che l’idea di diventare psichiatri era già decisa fin dal percorso universitario. Ma per Sandra Conti, responsabile del Csm del distretto Savena Idice, la formazione passa attraverso una laurea in medicina con una tesi sulla psicosomatica. Indirizzo psicologia medica, quella che diventerà poi psicologia clinica.

SandraConti
“Erano i primi anni ’90, e dopo un periodo di ricerca interna all’Università di Bologna ho poi lavorato nei servizi psichiatrici a Lugo e poi a Vergato. Da lì ho cominciato a innamorarmi della psichiatria clinica e del lavoro sul territorio”, dice.
Da queste esperienze Conti decide di specializzarsi presso la scuola di psichiatria. Segue un periodo di esperienza in Romagna e, dal 2005, approda al Csm di San Lazzaro di Savena. Vent'anni quest’anno di esperienza nella struttura interna al poliambulatorio San Camillo.

“Quando arrivai c’era Michele Filippi, che aveva visto nascere il servizio. Da giovane medico avevo fatto il Sap, il Supporto psicologici agli studenti dell’università, un campo nel quale applicare alla ricerca sugli attacchi di panico e la depressione, aree una volta chiamate “nevrosi”, le nuove soluzioni che erano quelle dell’intervento della terapia cognitiva comportamentale proveniente dagli Stati Uniti. Riuscivo a riconoscerne subito l’efficacia e la pronta applicabilità. Quella che adesso è diventata la prassi allora era un po’ all’inizio”.

Nella zona di questo Csm si è avuta negli ultimi anni una crescita esponenziale delle costruzioni (una davanti allo stesso poliambulatorio), nonostante le opposizioni della ex sindaca. E questa situazione urbanistica, rivela Conti, ha avuto nella sua complessità socio-economica anche un risvolto sulla salute mentale della cittadinanza. “Se su San Lazzaro si è cercato di non cementificare troppo rigenerando ciò che era già in essere, sull’asse Tolara-Idice-San Lazzaro il paesaggio si è modificato. Il fenomeno dell’industrializzazione, che ha il suo maggiore sviluppo negli anni ’70, ha subito un tracollo con la crisi economica del 2008, con una ripercussione sulla salute mentale delle persone. A Ozzano, l’area socialmente più critica, alle piccole fabbriche si è sostituito il gigante Ima, che ha stravolto la speranza delle famiglie provenienti dal sud di vivere in un’area residenziale con servizi e verde pubblico in una grande zona dormitorio priva di luoghi di aggregazione”.

San Lazzaro è una città ricca, di classe medio alta, ma l’area larga comprende anche zone di montagna come Monterenzio, Monghidoro, Pianoro. “Queste sono diventate più economiche per vivere e raccolgono i nuovi lavoratori, in particolare Monterenzio, la cui popolazione è cresciuta con i migranti italiani e nordafricani”.

Il fenomeno post covid dell’aumento dei più giovani in arrivo nei Csm è presente anche in questa zona, anche se si segnala una nutrita presenza di “superanziani”, con richieste di prime visite per ultra ottantenni. “In teoria gli over65 non dovremmo più seguirli, ma spesso arrivano richieste di familiari preoccupati per quadri depressivi che sono esordi di deterioramenti cognitivi e di demenze. I tempi molto lunghi di accesso ai centri per i disturbi cognitivi ci portano a supplire, anche perché con i ricambi generazionali dei medici di base si verificano degli invii impropri al Csm. Per questo vorremmo riproporre la formazione per i medici affinché sappiano interpretare i disturbi emotivi comuni. Magari anche con una telefonata per prescrivere dei farmaci per gli anziani e valutare assieme i percorsi”.

Conti lamenta le difficoltà nelle famiglie nella correzione dei comportamenti dei giovani e l’incapacità di accettare le modifiche cognitive naturali dell’invecchiamento, difficoltà che porta le famiglie a rivolgersi sempre più ai servizi sociali e alla psichiatria, creando un carico che rischia di diventare anche frustrante e che rende difficile organizzare le attività extra cliniche.

“Stiamo partecipando e organizzando con interesse le attività per il Recovery College con una équipe dedicata, ma abbiamo solo due educatrici, ce ne vorrebbero di più. Partecipano due o tre infermieri, già sotto organico, c’è l’importante collaborazione con la cooperativa Agriverde che opera anche nell’area del poliambulatorio San Camillo. Siamo riusciti ad avviare un corso di ceramica in montagna. Ma gli operatori sono molto coinvolti nell’accettazione, nel somministrare i farmaci, nel rispondere al telefono. Suppliamo con il volontariato, in alcuni casi svolto da operatori in pensione”.

San Lazzaro di Savena, da sempre comune scelto dai cittadini benestanti bolognesi come residenza, dovrebbe uscire dall’isolazionismo e rivolgersi con maggiore attenzione ai problemi del territorio, prenderne coscienza, rendersi disponibili alla risoluzione dei problemi della comunità che non si può pretendere vengano affrontati esclusivamente dai servizi che, specialmente di questi tempi, vivono in una condizione organizzativa in affanno.




 

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perché, dicevano, un pazzo
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Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
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