Convegno Salute Mentale a Bologna oggi e domani: Giuliano Barigazzi

a cura di Federico Mascagni

Proponiamo tre frammenti dell’intervento dell’Assessore al Welfare e Sanità del Comune di Bologna Giuliano Barigazzi, partendo dalla sua introduzione che traccia il contesto sociale in cui ci ritroviamo a Bologna. “Abbiamo davanti a noi alcuni aspetti di fondo che tracciano un ruolo diverso del Pubblico e dello Stato” introduce Barigazzi.

L’Assessore individua nei flussi migratori, nell’invecchiamento della popolazione e nell'immigrazione lo stravolgimento del sistema di welfare al quale eravamo abituati. “C’è un impoverimento del ceto medio tanto da parlare di working poors. Una novità sconcertante” sottolinea Barigazzi “visto che il lavoro era di per sé condizione di benessere mentre ora si è allargata la fascia degli occupati che non arrivano alla fine del mese.” In un contesto così emergenziale si continuano ad affrontare le programmazioni socio-sanitarie. “A pochi mesi dai piani di zona che hanno coinvolto operatori e cittadini dobbiamo riflettere su come costruire nei prossimi anni i sistemi di welfare pubblico, puntando su una partecipazione che cerchi di mettere in rete terzo settore, privato sociale e cittadini."

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“Sarebbe più opportuno insistere sugli strumenti RES e REI che si legano ad un contratto con le persone” ha insistito Barigazzi “in un percorso per cercare di liberare e portare le persone a una vita autonoma. Anche l’homeless più disperato ha residui di vita autonoma da esprimere, a patto di metterlo nelle condizioni di poterlo fare. Affrontiamo problemi come la casa, i servizi sociali, l’integrazione nella comunità, per fare in modo che il welfare non diventi più un costo ma un motore di sviluppo economico, rimettendo le energie individuali produttive nel contesto sociale.” Barigazzi elenca le nuove categorie di povertà: quelle educative, abitative, relazionali, dalle quali si è alimentata le rabbia di chi viveva in una condizione di benessere diffuso oggettivo. “Le politiche di welfare erano per una fascia che era economicamente più in difficoltà. I soggetti sociali che hanno diritto all’accesso ora sono vasti. Soprattutto le donne, spesso nei loro ruoli di caregiver, che badano gli anziani, a volte il coniuge, e i minori.” E poi la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, discorso scomparso dal dibattito pubblico, ma che rimane un punto fondamentale e bisogna riportare all’attenzione generale per orientare le politiche sociali.

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Nell’ultima parte del suo intervento l’Assessore alla Sanità e al Welfare Giuliano Barigazzi affrontail problema delle disponibilità economiche con la necessità di un nuovo patto con la cittadinanza e in particolare con le associazioni dei familiari e degli utenti, indicando lo strumento del budget della salute mentale come strumento da seguire “perché dovremmo cominciare a misurare ancora i termini di minore disuguaglianza con i maggiori risultati.” Il welfare deve essere innanzitutto uno strumento di benessere. “Con i piani di zona si potrebbe arrivare anche a lavorare sulla salute mentale” propone Barigazzi “ma bisognerà trovare le forme di partecipazione più efficaci senza abdicare al pubblico nelle garanzie e nell’orientamento e senza trasformare i ruoli naturali delle associazioni.” L’assessore Barigazzi Quando parla di welfare di comunità premette che bisogna individuare i livelli dello "stare assieme” che desideriamo, fino a immaginare una società dove potrà essere curato e poi a sua volta contribuire a curare. “Contro la chiusura culturale attuale che porta alla frammentazione il singolo individuo, in tempi un po’ caotici, credo sia la nostra città che ha le forze migliori per provare a cambiare con intelligenza e passione le cose.”

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