Salute mentale a Bologna: Impressioni e prospettive

 

A cura di Maria Berri

L’11 e il 12 dicembre scorso sono state organizzate due giornate di incontri dal Comune di Bologna, dal Dipartimento di Salute Mentale e dal CUFO (Comitato Utenti Familiari Operatori), per concludere il quarantennale della Legge Basaglia con un quadro complessivo.

Il focus del Convegno mette in luce come “Non c’è Salute senza Salute Mentale”. Questo è uno dei concetti cardine che si è sviluppato nei lavori, durante i quali si è posto l’accento sulla sottovalutazione o l’indifferenza verso la Salute Mentale da parte di molte persone. A volte viene avvertita come un peso. La Salute Mentale, invece, è un diritto, come è stato sempre ribadito dai tanti relatori che si sono susseguiti. Quando riusciamo a trasmettere emozioni veniamo maggiormente ascoltati: “Le persone non ascoltano quello che dici ma quello che senti”, sottolinea il relatore Ambrogio Dionigi, presidente dell’Istituzione “Achille Ardigò – Don Paolo Serra Zanetti”. La comunicazione empatica ed emotiva è uno strumento che possono utilizzare tutti coloro che sono coinvolti in questo contesto.

ConvegnoRedazione1C’è un cambiamento nel mercato del lavoro e nell’economia in generale. Infatti, assistiamo ad un impoverimento del ceto medio e al fenomeno dei “lavoratori poveri” (working poors), che non riescono ad arrivare a fine mese né tantomeno a pagare il mutuo di un appartamento. A Bologna, in base ad una ricerca Eurostat, si evince che su 400 mila abitanti 64 mila persone lavorano con redditi bassi e tra queste tante perdono il lavoro definitivamente. In questo impoverimento che investe tutti, pubblico e privati, bisogna ottimizzare la scarsità delle risorse. In sintesi, le associazioni di utenti e di familiari, le amministrazioni, gli operatori, i volontari devono essere uniti e complementari per raggiungere obiettivi comuni ed andare verso la direzione del Welfare di comunità. Occorre prima di tutto partecipazione, poi condivisione, coprogettazione ed integrazione per ottenere così il Welfare di reti sociali.

Nello specifico del tema del Convegno, si afferma che l’utenza psichiatrica a Bologna presenta un invecchiamento e anche un impoverimento. Inoltre, alla situazione di crisi economica, si aggiunge la problematica di una sempre maggiore presenza di utenti stranieri e, pertanto, occorre cercare misure e soluzioni utili a fronteggiare questa recente criticità.

Come dare maggiore autonomia alle persone che vivono il disagio? Bisogna supportare le energie delle associazioni, degli operatori, dei ConvegnoRedazione2cittadini che devono fare sistema. Occorre che tutti si impegnino per offrire agli utenti la possibilità di avere una casa, un lavoro, i servizi necessari. Si è pensato per il futuro all’aumento delle Case della salute, che potrebbero in parte alleggerire queste necessità. Punti di riferimento certi rivolti ai cittadini per l’accesso all’assistenza. Un luogo in cui si concretizzi sia l’accoglienza e l’orientamento ai servizi che la prevenzione, la continuità, la gestione delle patologie croniche ed il completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale. La sfida consiste nel realizzare quell’integrazione orizzontale che è il vero valore aggiunto delle Case della Salute in quanto punta sulla collaborazione e la condivisione di obiettivi e azioni tra tutti i protagonisti: medici e pediatri di famiglia, dipartimenti territoriali e ospedalieri delle Aziende sanitarie, servizi sociali, la comunità (cittadini singoli e associazioni), creando così una vera inclusione.

In questa ottica di sussidiarietà e di aiuto il CUFO, presieduto da Marie-Françoise Delatour, ha già ottenuto ottimi risultati avvalendosi del programma PRISMA (Promuovere Realizzare Insieme Salute Mentale Attivamente) del Dipartimento di Salute Mentale Dipendenze Patologiche di Bologna. In conclusione del convegno si è individuata la necessità della redazione di un documento comune fra l’Assessore Barigazzi, Angelo Fioritti, direttore del DSM/DP dell’Azienda USL di Bologna e il CUFO per ricercare, in base al monitoraggio dei dati messi a disposizione dai vari soggetti coinvolti, un progetto di sistema. Un passo concreto verso la creazione del Welfare di comunità tanto auspicato.