Esperimenti di libertà, prima della 180

A cura di Psicoradio

Quest’anno la legge 180, la cosiddetta “Legge Basaglia”, compie 40 anni, visto che è stata approvata 1l 13 maggio 1978.

 

Cominciamo a ricordarla raccontando uno dei tanti episodi poco conosciuti del lungo processo che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia (ma ci sono ancora tante battaglie da fare!).

Qualche anno prima, nel 1973, era nata Psichiatria Democratica, presieduta da Franco Basaglia. Nel suo documento programmatico c’era scritto “ … Continuare la lotta al "manicomio", come luogo dove l'esclusione trova la sua espressione più evidente e violenta… “

Due anni dopo, nell’ estate del 1975, un gruppo di infermieri, qualche psicologo, e psichiatra, dell'ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà a Roma decidono di autogestire il Padiglione 25, che ospita 30 pazienti. Inizia un esperimento rivoluzionario, fatto anche di piccole scelte molto importanti.

Nel Padiglione 25 del manicomio romano vengono per la prima volta introdotte le stoviglie e qualche piccolo utensile da cucina. I pazienti cominciano a svolgere qualche lavoro leggero; e poco a poco da parte del personale si instaura un modo diverso di rapportarsi con loro. Al paziente viene riconosciuta una dignità, una storia individuale, e la possibilità di un percorso di guarigione legato non solo alla terapia farmacologica e alla contenzione, ma basato sul dialogo, sull'ascolto. Tutto questo prima che la Legge Basaglia fosse approvata da Parlamento.

Oggi “Padiglione 25” è il titolo di un docu-film del regista Alessandro Carboni; Vincenzo Boatta, un “infermieraccio”, come lui stesso si definisce, è uno dei protagonisti del film. A Psicoradio ha raccontato la drammatica monotonia del suo lavoro prima dell' autogestione, ed anche il boicottaggio di altri medici ed infermieri dello stesso manicomio contro i tentativi di cambiamento; e nelle sue parole risuona l’orgoglio per aver contributo ad una grande innovazione.

Nel reparto c'era un diario dove venivano annotati i comportamenti, e la terapia data ad ogni paziente, contraddistinto da un numero. Anche questo diario cambia ai tempi dell'autogestione, perché le persone cominciano ad essere identificate non con un numero ma con i nomi, e si cerca di riflettere sui motivi dei comportamenti, perché un paziente era agitato, quale causa poteva aver scatenato un atteggiamento aggressivo. Una goccia nel mare dell'indifferenza, che ha però contribuito a dare un aspetto umano ad una malattia, quella psichiatrica, dove paura e superstizione ancora oggi sono ben radicate. E infatti Tommaso Losavio, lo psichiatra che ha gestito lo svuotamento del manicomio Santa Maria della Pietà a Roma, sottolinea come ancora oggi gli operatori psichiatrici trovino resistenze e rifiuti: un esempio, è la difficoltà di inserire in un condominio un paziente con disturbi psichici.

La paura, dice lo psichiatra, è il primo sentimento tutti provano. E’ del tutto giustificabile, ma basta conoscere la persona che ha il disturbo psichico, la sua storia, e la paura poco a poco si dissolve, lasciando il posto alla solidarietà. Addirittura, a volte possono succedere miracoli; per esempio, quando uno dei condomini fa una torta e ne porta una fetta all'inquilino “problematico”, secondo Lo Savio è una tra le terapie più potenti!

Ma la strada da percorrere è ancora molto lunga; e il documento che nel 1973 accompagnava la nascita di Psichiatria democratica lo aveva previsto, quando denunciava i “ … pericoli del riprodursi dei meccanismi escludenti, anche nelle strutture psichiatriche extra-manicomiali di qualunque tipo.”