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Chi non ha non è

a cura di Morena Menzani di Psicoradio
 
"Conosco un proverbio calabrese che dice chi non ha non è, e questa contraddizione che esprime nella sua totalità le contraddizioni di questa società, si manifesta nella maniera più chiara nei nostri ospedali psichiatrici. Effettivamente chi non ha no è, perché quando una persona disturba, malato o meno che sia va a finire in manicomio o in carcere" 
Franco Basaglia
 
Trentanove anni fa, esattamente il 13 maggio 1978, in Italia un'utopia diventa realtà. E lo diventa grazie a un movimento rivoluzionario guidato da Franco Basaglia, psichiatra e promotore di una legge unica al mondo: la legge 180 con cui si aboliscono i manicomi, riconoscendo ai pazienti psichiatrici i diritti di cui l'istituzione manicomiale li aveva spogliati, rendendoli così cittadini a tutti gli effetti.
In manicomio ci finiva chi era considerato pericoloso, o scandaloso secondo i criteri dell'epoca storica in cui viveva. Ma anche essere bambini orfani, senza nessuno che si prendesse cura di voi, ti apriva le porte del manicomio. Tanti furono i bambini orfani entrati, cresciuti e impazziti in manicomio.
 
Basaglia s'impegnò nel compito di riformare l'organizzazione dell'assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale.
Franco Basaglia fu un grande psichiatra, un visionario, ma fu anche un ottimo politico, seppe trovare delle mediazioni pur di arrivare all'approvazione della legge che avrebbe liberato i "matti". Estensore materiale della legge 180 fu infatti lo psichiatra e politico democristiano Bruno Orsini.
 
Fermiamoci un attimo e facciamo un passo indietro, anzi 17 anni indietro e dal 1978, anno in cui la legge 180 fu approvata, andiamo al 1961, anno in cui a Franco Basaglia, a soli 37 anni viene dato l'incarico di dirigere il manicomio di Gorizia. "Quando Franco Basaglia arriva al manicomio di Gorizia trova seicento malati deprivati di tutto, anche delle terapie, lo assale l'odore di merda e questo gli ricorda i giorni del carcere scontato in giovane età, per la sua attività antifascista. Allora gira la macchina e torna a Venezia.
"Io non posso lavorare in quel mardaio"- confesse alla moglie, Franca Ongaro Basaglia. Lei gli risponde: "ricordati che sei il direttore e puoi cambiare le cose". A condividere questo aneddoto con i redattori di Psicoradio, in una trasmissione dedicata al promotore della legge 180, è il professor Mario Colucci, psichiatra, psicoanalista lacaniano e autore, assieme al collega Pierangelo Di Vittorio del libro "Franco Basaglia", uscito nel 2001.
 
Basaglia tornerà' al manicomio di Gorizia e incomincerà la sua battaglia di deistituzionalizzazione rifiutandosi di legare e firmare i registri di contenzione: "se io non firmo voi non contenete".
 
A Gorizia l'intento di superare il manicomio fallisce per le resistenze opposte dall'amministrazione locale a dare un luogo ad un'assistenza psichiatrica sul territorio. La svolta avviene nell'estate del 1971, quando Basaglia vince il concorso per la direzione dell'ospedale psichiatrico di Trieste. Ed e' proprio nell'ospedale psichiatrico triestino, dove ora vi farò entrare, che inizia il galoppo verso la chiusura dei manicomi.
 
Il calendario segna il mese di ottobre del 1972 quando, i ricoverati del S. Giovanni inviano una lettera a Michele Zanetti, presidente della provincia di Trieste. Chiedono che Marco, il cavallo che dal 1959 traina  il carretto della biancheria, dei rifiuti e di ogni altro materiale del manicomio triestino, invece di essere macellato possa godere di un dignitoso "pensionamento" all'interno della struttura, per "meriti" lavorativi e per l'affetto che pazienti e il personale nutrono per esso. In cambio offrono il versamento di una somma pari al ricavato della vendita dell'animale per la macellazione, e il mantenimento a proprie spese per tutta la restante vita naturale.  La Provincia di Trieste accoglie la richiesta, decidendo l'acquisto di un motocarro in sostituzione del cavallo, affidato alle cure dei pazienti.
 
E' la prima volta che i pazienti psichiatrici, allora privati dei diritti civili, vengono ascoltati da un'Istituzione e una loro richiesta viene accolta. 
Il muro che separa i "normali" dai "matti" incomincia a cedere.
 
Dall'empatia dimostrata da chi, ogni giorno vive sulla propria pelle la condanna della diversità, il cugino di Franco, l'artista Vittorio Basaglia progetta un cavallo di legno e cartapesta di dimensioni monumentali.
Un fatto di cronaca reale diventa così  il simbolo della fine dell'isolamento dei malati mentali, un "cavallo di Troia" contenitore delle istanze di libertà e umanità dei pazienti psichiatrici
I pazienti decidono che il suo colore è l'azzurro, simbolo della gioia di vivere e che la "pancia" del cavallo deve  contenere i loro desideri, sogni e richieste. Franco Basaglia morirà nel 1980, senza potere assistere alla totale realizzazione e applicazione della legge per cui aveva tanto lottato.
 
Nonostante la chiusura dei manicomi fosse già prevista dalla legge 180, infatti, il percorso per arrivare alla presa in carico sul territorio dei pazienti psichiatrici è stato lento, anche per le difficoltà delle Regioni a trovare fondi, personale, ( e motivazioni?), a rendere effettivamente disponibili le più 'moderne' strutture residenziali.    
 
Il Roncati, l'ex manicomio di Bologna ha dimesso gli ultimi degenti nel 2006. Nel luogo in cui ai malati di mente era impedita ogni comunicazione ora ci sono delle aule universitarie, degli ambulatori e gli studi radiofonici di Psicoradio, redazione formata da pazienti psichiatrici e corso di formazione per imparare a fare radio, tenuto da professionisti dell'informazione.
 
Dopo quasi quarant'anni dalla legge 180, sembra di vederlo il rivoluzionario Basaglia, lo psichiatra filosofo, l'uomo che cavalco' l'infinito azzurro di Marco cavallo per guidare i "matti fuori dall'isola che non c'è", mentre guarda quest'Italia orfana di rivoluzionari e di rivoluzioni, quest'Italia che tende sempre più ad avere nostalgia di un passato oscuro, mentre scuote il capo pensieroso e ripete le parole (profetiche?) dichiarate a Maurizio Costanzo, durante un'intervista:
«Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione. »
 
Comunque andrà, caro professor Basaglia, la società le deve tanto. 
Le deve un mondo più libero, in cu soffrire di un disagio psichico non è una colpa da scontare con l'ergastolo, in un manicomio
Se lo lasci dire da me, che sento le voci fin dall'infanzia, che sono in cura psichiatrica da sempre, da me che grazie a lei e a chi con lei lottò, caro professore, ora sono cittadina libera. E invece di essere costretta ad appassire tra le  mura di un manicomio, conduco trasmissioni radiofoniche, curo un blog personale, scrivo articoli e...amo!