Ecco, ci siamo: finalmente la prima newsletter del sito www.sogniebisogni.it

Come sapete, questo portale è realizzato da una rete di partner mista che comprende alcune associazioni, istituzioni e il Dipartimento di Salute Mentale. Molto lavoro viene prestato a titolo volontario, e un gruppo di utenti ha un ruolo attivo nella gestione operativa del sito.
Con Sogni&Bisogni intendiamo raccogliere e diffondere tutta l'informazione sanitaria, sociale e non solo di interesse per la Salute Mentale a Bologna. Ma sappiamo che non è comune decidere di andare a consultare un sito web così specifico.
Per questo motivo lo vogliamo portare noi da voi, di tanto in tanto  attraverso questa newsletter: in particolare vi segnaleremo gli eventi più importanti previsti nel mese, vi informeremo sui progetti in corso e  e vi proporremo l'articolo mensile di riflessione curato da Psicoradio per sogniebisogni.it.

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Chi non ha non è

a cura di Morena Menzani di Psicoradio
 
"Conosco un proverbio calabrese che dice chi non ha non è, e questa contraddizione che esprime nella sua totalità le contraddizioni di questa società, si manifesta nella maniera più chiara nei nostri ospedali psichiatrici. Effettivamente chi non ha no è, perché quando una persona disturba, malato o meno che sia va a finire in manicomio o in carcere" 
Franco Basaglia
 
Trentanove anni fa, esattamente il 13 maggio 1978, in Italia un'utopia diventa realtà. E lo diventa grazie a un movimento rivoluzionario guidato da Franco Basaglia, psichiatra e promotore di una legge unica al mondo: la legge 180 con cui si aboliscono i manicomi, riconoscendo ai pazienti psichiatrici i diritti di cui l'istituzione manicomiale li aveva spogliati, rendendoli così cittadini a tutti gli effetti.
In manicomio ci finiva chi era considerato pericoloso, o scandaloso secondo i criteri dell'epoca storica in cui viveva. Ma anche essere bambini orfani, senza nessuno che si prendesse cura di voi, ti apriva le porte del manicomio. Tanti furono i bambini orfani entrati, cresciuti e impazziti in manicomio.

Basaglia si è fermato ad Eboli?

Grandi disparità di qualità della curatra le Regioni italiane

di Cristina Lasagni e Morena Menzani (Psicoradio)

 

SI è svolta da poco a Bologna la 14° riunione scientifica della SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica), e le relazioni che ha presentato sono state di grande interesse. Ma prima di addentrarci nei numeri, cosa significa esattamente “epidemiologia”, una parola che evoca fantasmi terrorizzanti come le epidemie?

Dal punto di vista etimologico, epidemiologia è una parola composita (epi-demio-logia) di origine greca, che letteralmente significa «discorso riguardo alla popolazione».


Epidemiologia veterinaria: definizione (1)


L’ epidemiologia dunque si occupa di un fenomeno – in questo caso la psichiatria – osservandolo non tanto rispetto alle singole persone, ma nella sua dimensione di massa, quella dei “grandi numeri”.

Dal convegno SIEP infatti sono emersi molti numeri, che si sono spesso tradotti in denuncehttps://ssl.gstatic.com/ui/v1/icons/mail/images/cleardot.gif. La Siep ha rielaborato i dati del Rapporto salute Mentale del Ministero, analizzando la situazione del personale dei Dipartimenti di salute mentale.

La fotografia che ne emerge è davvero allarmante perché evidenzia enormi differenzedi condizioni tra le Regioni, e descrive un Sud che sembra non raggiungere gli standard minimi di un servizio efficiente.

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Pericoloso Chi?

 Un convegno organizzato da Psicoradio per festeggiare dieci anni di lavoro culturale contro i pregiudizi.

Il 24 gennaio una giovane donna è stata uccisa da un ospite della comunità in cui lei lavorava.
Questa è la notizia.

Possiamo dividere i titoli degli articoli che ne hanno parlato in due categorie principali: quelli che hanno sottolineato il fatto che l’uccisore fosse un migrante, e quelli che hanno invece scelto di mettere nel titolo un altro elemento, il fatto che la persona avesse disturbi psichici. Poi c’è anche chi è riuscito a stivare in poche parole entrambe le caratteristiche. 

Al primo gruppo appartengono titoli come “Iseo, immigrato uccide operatrice” o “marocchino uccide…” fino allo “Straniero uccide…” usato non solo dai giornaletti scandalistici, ma da un lancio dell’agenzia di stampa ANSA.

L’altro gruppo ha titoli come “Paziente uccide la terapista”, o “paziente accoltella a morte una volontaria” fino al “marocchino psicopatico uccide volontaria” di una testata online.

In tanti anni di lettura, non ho mai visto titoli come “Italiano uccide la ex fidanzata” oppure “Diabetico uccide la moglie”. Eppure, circa ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da un uomo

Qual è il senso, nei titoli che abbiamo citato, di sottolineare il paese d’origine, o la tipologia d un di un disturbo, se non quello di suggerire (consapevolmente o meno) una relazione con il delitto commesso? 
Dobbiamo però ricordare che i dati dei delitti commessi non indicano nessuna correlazione tra il fatto di avere una diagnosi psichiatrica e una pericolosità statisticamente certa

Anzi, se proprio vogliamo individuare una categoria di persone pericolose, dobbiamo rassegnarci al fatto che è quella degli uomini, in particolare degli “ex”: mariti o fidanzati che non sopportano di essere lasciati, o che sono gelosi, e che per questo uccidono o feriscono la compagna. Dobbiamo aver paura di tutti i maschi? 

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