Storia di Daniele: la soglia dello stress

A cura di Federico Mascagni

Se si vuole capire il disturbo mentale bisogna uscire fuori dagli schemi quotidiani, quelli fatti di un'attività rutinaria, di abitudini che si ripetono per anni mattina pomeriggio sera.

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Diventare famiglia

Roberto e Umberto, che partecipano al progetto IESA.

“Questo progetto può umanizzare questa società, che è sbagliata. Parola di uno sconfitto politico” Umberto, un ospitante.
“Ho conosciuto il progetto IESA grazie a degli amici. Io mi ritengo uno sconfitto politico perché tutte le mie idee di liberazione della società sono fallite. Io ho fatto il 68, ho fatto il 77, ho provato di tutto e ho cercato di cambiare quello che non mi piaceva di questa società. E sono convinto che una realtà come questa possa “umanizzare” questa società, che io considero profondamente sbagliata, nella quale bisogna assolutamente immettere molta più solidarietà, intelligenza, culto della bellezza e cultura. Quando ho a che fare con una persona che non rientra nella mia storia, non è un amico di infanzia, non è un compagno di scuola, è una persona che non ho mai conosciuto prima, ho interesse a capire i suoi gusti e le sue abitudini. E soprattutto a condividere con lei dei valori.”

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Tenerezza Riscoperta

Nei momenti più tristi della mia vita, per trovare un po’ di serenità, cerco di ricordare giorni sereni.

E uno dei pensieri che mi dà più tranquillità è il pensiero di una bambina a cui i genitori davano il bacio della buonanotte prima di andare a dormire. Oggi lo ricordo con tanto affetto, ma in realtà questi primi momenti di tenerezza a me facevano ribrezzo. Non c’ero abituata.

Prima di andare ad abitare con i miei genitori adottivi, vivevo con una mamma che non era solo avara di coccole, non sapeva proprio cos’erano. Non conoscevo baci e abbracci. Scappellotti sì. Quando finalmente sono arrivata a casa dei miei genitori adottivi gli abbracci erano all’ordine del giorno ma io li vivevo come un soffocamento.

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